Piuttosto che

Una ventina di anni fa, era la metà degli anni Novanta, lavoravo nella sede romana di una banca lombarda. Chiesi alla collega del comparto titoli se poteva consigliarmi qualche forma di risparmio e investimento.

All’epoca chi lavorava all’ufficio titoli o nel prestigiosissimo settore fidi era considerato un semidio.

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Si trattava di una specie di prescelti, i miracolati dalla mega direzione generale che, grazie a una serie di benevole segnalazioni di capi ufficio e funzionari, erano stati messi sulla rampa di lancio per un carrierone a cui pochi, pochissimi, potevano ambire.

Oh! Naturalmente erano anche bravi,eh! 

Naturalmente…

Ma torniamo al consiglio della mia collega.

Iniziò a sciorinare una lunga serie di fondi comuni d’investimento intervallati da un’altrettanta serie infinita di piuttosto che, rendendo quel monologo un po’ stonato.

“Beh guarda, c’è il fondo sui bond italiani, pubblici e privati, piuttosto che quello sui bond europei, piuttosto che i bilanciati, che hanno anche una parte di azionario, piuttosto che…..bla bla bla.

Risale più o meno a quell’epoca il consolidamento dell’uso del piuttosto che con valore disgiuntivo, cioè utilizzato con il significato di oppure, dimenticando il suo uso corretto, ossia quello avversativo, con il significato di invece di

Spesso le variazioni neo-standard della lingua italiana arrivano dalle classi più popolari, invece sembra che questo fenomeno sia nato tra i ceti agiati della zona di Milano, per poi propagarsi nel resto della Lombardia e del Paese.

In ambito bancario e finanziario l’uso del  piuttosto che con valore disgiuntivo abbondava sulla bocca di tutti. Lavorando in un istituto che aveva sede a Milano e una diffusione capillare in tutta la Lombardia era impossibile non venirne invasi.

A proposito, chissà se la mia collega ha fatto il carrierone che gli alti ranghi della banca le avevano riservato…

Io, piuttosto che diventare come lei, ho dato le dimissioni.

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Anna Quaranta

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