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Aspetti sociolinguistici

Er Madoff alla vaccinara

Conosciuto come il Madoff dei Parioli, o anche come il Madoff alla vaccinara, con riferimento al famoso piatto tipico della cucina romana, Gianfranco Lande operava da anni nell’elegante quartiere Parioli della capitale.

Per praticare l’abilità di comprensione orale del testo, scarica le attività didattiche in .pdf e ascolta i podcast (speaker Marco Chiappini).

La lingua plastica: piuttosto che e quant’altro

Risale più o meno agli anni Novanta il consolidamento dell’uso di piuttosto che con valore disgiuntivo, cioè con il significato di oppure, dimenticando il suo uso corretto, quello di invece di.

Oltre all’abuso di piuttosto che, ci sono altri modismi che hanno preso piede nella lingua italiana in quello stesso periodo. Quant’altro, (ab)usato per dire eccetera, è uno di questi.

Per praticare l’abilità di comprensione orale del testo, scarica le attività didattiche in .pdf e ascolta i podcast (speaker Marco Chiappini).

Quel caldo agosto del 2011

Il denaro non dorme mai, come dice Gordon Gekko in Wall Street, e non va nemmeno in vacanza.

quel caldo agosto del 2011

Agosto come da tradizione è un mese vacanziero, ma è sempre piuttosto movimentato sul fronte della finanza e della politica.

Oggi vi racconto cosa successe in quel caldo agosto del 2011, quando il governo Berlusconi era agli sgoccioli e tentò di mettere una toppa alle richieste della BCE con una manovra finanziaria che annunciò la sera di venerdì 12 agosto. Verso le 10.

Venerdì. 12 agosto. Verso le 10. Di sera.

Quando noi italiani, dalla notte dei tempi, siamo alle prese con borse frigo e borsoni da mare.

Figuratevi se pensiamo pure alla Borsa.

Luglio, col bene che ti voglio

L’Europa chiede all’Italia il pareggio di bilancio entro l’anno 2014 (siamo nel 2011), necessario per ridurre il debito pubblico.

La riduzione del debito pubblico è necessaria affinché i soldi che lo stato italiano deve pagare a titolo di interessi possano destinarsi alle iniziative per i cittadini e le imprese.

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Ministro del Tesoro Giulio Tremonti ricorrono a una manovra finanziaria di 47 miliardi, che però non basta a mettere a freno l’ondata di speculazioni che sta per abbattersi sui mercati italiani.

A questo si aggiungono gli inasprimenti dei rapporti tra il governo, le opposizioni e le parti sociali.

Giovedì 4 agosto: anticipare i tempi del risanamento

Nonostante le rassicurazioni della manovra appena rilasciata, l’Europa richiama nuovamente l’Italia per accelerare i tempi di raggiungimento del pareggio di bilancio.

L’incertezza è particolarmente alta e la crescita economica dell’area euro è in decelerazione. (…) Anche per l’Italia, come gli altri Paesi dell’area euro, le riforme strutturali sono necessarie, e in particolare occorre anticipare i tempi del risanamento fiscale.

Sono le parole del Presidente della BCE Jean-Claude Trichet a pesare come un macigno sulla Borsa di Milano che lascia sul terreno più del 5%. Nella stessa giornata, Piazza Affari è alle prese un problema nella distribuzione dei dati attraverso alcuni canali di informativa, ma nonostante i problemi di diffusione dei dati, i mercati hanno continuato a funzionare regolarmente.

Lo spread tra Bpt e Bund tedeschi si attesta a 390,2 e supera il record negativo di 390 punti base, toccato il giorno prima.

Pochi mesi dopo, il 9 novembre 2011, lo spread sarebbe arrivato a toccare il record negativo di 575.

Mercoledì 10 agosto: un’altra giornata di passione

La seduta di mercoledì 10 agosto è – secondo il Sole 24 Oreun’altra giornata di passione per le Borse europee.

Dalla Francia soffia il vento del panico da vendite, dopo alcune voci su un possibile declassamento della Francia da parte di S&P e Moody’s. Oltre al debito sovrano, anche la solidità del sistema bancario d’Oltralpe è in affanno. Le indiscrezioni su una crisi di liquidità di Societè Genèrale fanno sprofondare il titolo del 20%, trascinando gli altri titoli dello stesso comparto.

A fare da fanalino di coda in Europa è Piazza Affari che perde il 6,65%. Anche in Italia sono i titoli del credito a soffrire dell’ondata incontrollata di vendite.

Soffre anche Wall Street dove non basta l’annuncio della Fed di continuare a mantenere i tassi di interesse vicino allo zero per i successivi due anni. L’indice Dow Jones, infatti, chiude in calo del 4,63%.

Venerdì 12 agosto: la preoccupazione di Napolitano

In un clima già difficile da punto di vista economico e finanziario, si acuiscono i contrasti tra le parti politiche e sociali, destando più di qualche preoccupazione al Capo dello Stato, all’epoca Giorgio Napolitano.

Secondo una nota diffusa dal Quirinale

Il Capo dello Stato, che nel corso di tutti i colloqui svoltosi ieri e oggi si è ispirato alle preoccupazioni ed esigenze più volte espresse negli ultimi tempi, è ora in attesa delle deliberazioni che il Consiglio dei Ministri adotterà per far fronte ai gravi rischi emersi per l’Italia in conseguenza delle tensioni sui mercati finanziari, e per corrispondere alle attese delle istituzioni europee. (…) Il Presidente Napolitano ha espresso in particolare l’auspicio che prima e dopo le deliberazioni del Consiglio dei Ministri si sviluppi il confronto più attento, aperto alle proposte di tutte le forze politiche e sociali che, come già ieri in Parlamento, appaiono consapevoli delle comuni responsabilità nell’attuale delicatissimo momento.

Alle 19 della stessa giornata viene convocato il consiglio dei ministri per l’esame di provvedimenti urgenti in materia finanziaria, anticipando di alcuni giorni l’incontro che era già stato fissato per giovedì 18 agosto.

La data del 18 agosto si percepisce come troppo lontana. Inoltre, il vertice di Palazzo Chigi si tiene a Borse chiuse, e a ridosso del fine settimana, quindi con due interi giorni di stop alle contrattazioni e a ulteriore manovre speculative.

Ascolta il podcast di mercoledì prossimo per sapere di più.

La Svizzera e il segreto bancario

Attraversare un posto di frontiera in macchina ha da sempre un sapore di fuga e di avventura.

Alle richieste di rito delle autorità doganali, tipo favorisca i passaporti e motivo del viaggio, si risponde sempre con una certa ansia pure se magari si sta espatriando per una scampagnata fuori porta sulle montagne svizzere.

E pensare che c’era un tempo in cui i private banker svizzeri ti accoglievano con un biglietto da visita senza il logo della banca, proprio per evitare grane al confine in caso di perquisizione.

La fine di un’era

Quei tempi sono passati. Dal primo ottobre 2018 è in vigore lo scambio automatico di informazioni tra Italia, Svizzera e altri 98 Paesi (il CRS, Common Reporting Standard). In questo modo le banche svizzere inviano le informazioni inerenti ai clienti italiani (e non), passando prima per Berna, all’Ufficio Federale della Contribuzione, fino ad arrivare all’Agenzia delle Entrate italiana, settore internazionale.

In molti, l’addio della Svizzera al segreto bancario l’hanno definito la fine di un’era.

Di fatto gli ultimi anni sono stati caratterizzati da scandali finanziari e inchieste per riciclaggio di denaro ed evasione fiscale che hanno coinvolto le banche elvetiche.

Questo cambio di rotta deve andare di pari passo con una presa di posizione più dura da parte dell’autorità svizzera di vigilanza dei mercati di finanziari. Secondo Mark Pieth, professore di diritto penale all’Università di Basilea, l’autorità non avrebbe ritirato la licenza agli istituti bancari incriminati.

Il segreto bancario nella storia della Svizzera

Gli Ugonotti

Il segreto bancario appartiene alla storia svizzera da molto tempo e come diritto alla tutela della sfera privata.

Si tratta di un diritto che risale al 1713, quando il Gran Consiglio di Ginevra stabilì per i banchieri l’obbligo di conservare un registro della clientela e delle operazioni effettuate, con il divieto assoluto di diffonderne il contenuto.

All’epoca la piazza di Ginevra era già un importante centro nevralgico del sistema europeo di credito commerciale e finanziario.

A Ginevra infatti si erano stabiliti per primi i banchieri fiorentini della famiglia dei Medici nel 1425 e poi gli Ugonotti, i protestanti francesi che nel 1595 fuggivano dalle persecuzioni del Re di Francia Luigi XIV.

Più tardi, gli eredi degli stessi Ugonotti, membri di prestigiose famiglie di banchieri ginevrini, avrebbero prestato denaro alla stessa casa reale d’oltralpe e accolto le ricchezze degli aristocratici in fuga dalla rivoluzione francese.

L’istituzionalizzazione del segreto bancario

Il 27 ottobre 1932 la polizia francese fa irruzione negli appartamenti dalla Banca Commerciale di Basilea a Parigi e confisca una lista di nomi importanti, tra ministri, senatori e imprenditori dell’epoca.

Il governo francese congela gli averi della Banca Commerciale di Basilea in patria, mette dietro le sbarre i suoi dirigenti e invia gli ispettori alla sede principale, in Svizzera.

L’episodio diventa un caso diplomatico e fa tremare l’establishment finanziario svizzero che teme una fuga di capitali francesi. 

Nel 1934 l’Assemblea federale della Confederazione approva la legge sulle banche e le casse di risparmio, che prevede una reclusione di tre anni nei casi di violazione del segreto bancario, oltre a un’ammenda di 250.000 franchi svizzeri.

Tangentopoli e i conti svizzeri

Tutto rimane pressoché invariato fino al 1991. Gli effetti dell’inchiesta di Tangentopoli in Italia si fanno sentire anche nella vicinissima Svizzera, che decide di non mantenere più anonimi i conti dei clienti in caso di inchieste giudiziarie.

Un intervento del parlamentare ticinese Werner Carrobbio, chiedeva al più presto un rapporto sulle implicazioni del settore bancario e parabancario svizzero negli scandali di in corso a Milano:

La Svizzera e il suo sistema giudiziario e bancario sono state inoltre più volte chiamate in causa dai giudici italiani di Mani Pulite per le lentezze con le quali avrebbero dato seguito alle richieste di assistenza giudiziaria o per le continue opposizioni contrapposte alle stesse. L’importanza dei capitali frutto di tangenti (…) depositati o transitati nelle banche o negli istituti parabancari, (…), gli aspetti giuridici e penali che le richieste di assistenza giuridica e relative critiche dei giudici italiani hanno sollevato, oltre ai legami, (…), che potrebbero chiamare in causa personalità politiche svizzere (…) impongono un chiarimento dei fatti e dei vari aspetti politici e legali ad essi legati. Questo nell’interesse della credibilità delle istituzioni politiche, giudiziarie ed economiche svizzere.

La richiesta di Werner Carrobbio fu respinta. Secondo l’Assemblea federale “la corruzione di funzionari esteri non costituisce reati per il diritto svizzero (…) il provento di tale corruzione non può pertanto essere oggetto di riciclaggio o di ricettazione“.

Il colpo di grazia

Il 6 maggio 2014, la Svizzera ha tolto definitivamente il segreto bancario, sottoscrivendo con l’OCSE l’accordo per lo scambio automatico delle informazioni.

Qualche anno prima era arrivato il colpo di grazia all’inespugnabile segretezza elvetica.

Il 22 dicembre 2008, l’ingegnere informatico italo-francese Hervé Falciani aveva violato il segreto bancario della filiale ginevrina della HSBC e consegnato la lista dei correntisti presunti evasori ai magistrati francesi.

Ma questa è un’altra storia, e ve la racconto tra due domeniche.

I gialli finanziari: il caffè avvelenato di Michele Sindona

Banchiere, faccendiere, e criminale: ascesa e caduta di Michele Sindona, dalla consacrazione a mago della finanza internazionale, fino alla morte in carcere per un caffè avvelenato.

Michele Sindona

Seconda parte. Leggi qui la prima parte

Sul fallimento della Franklin Bank indagò anche l’FBI e il Senato degli Stati Uniti istituì una commissione d’inchiesta che scoprì che nel 1974 Michele Sindona aveva trasferito 2 miliardi di lire alla DC (Democrazia Cristiana) con libretti al portatore.

Sembra che con quelle operazioni siano transitati parecchi milioni di lire attraverso la CIA (l’intelligence statunitense), la stessa Franklin Bank, e il SID (i servizi segreti italiani).

I soldi sarebbero serviti per finanziare la campagna elettorale di 21 politici italiani.

I rapporti di Michele Sindona con la P2

La loggia massonica Propaganda Due (P2) è stata un’associazione segreta nata durante la Guerra Fredda in chiave anti-comunista. Gestita da Licio Gelli, si conoscono i nomi di 972 iscritti. Ha raccolto politici, giornalisti, uomini d’affari, delle Forze Armate, e dei servizi segreti con l’obiettivo di realizzare il “Piano di rinascita nazionale”: un programma di trasformazione autoritaria dello stato.

Il Divo, Paolo Sorrentino, 2008 (titoli di testa)

Al salvataggio della Banca Privata Finanziaria di Michele Sindona erano interessati sia Licio Gelli, capo dell’organizzazione criminale P2, che il divo Giulio Andreotti, che aveva interessato due parlamentari affiliati alla loggia.

La Banca d’Italia ostacolò fortemente il salvataggio della banca, così Michele Sindona si rivolse al banchiere Roberto Calvi.

I due si erano conosciuti alla fine degli anni Sessanta, quando Sindona aveva aiutato Calvi a costituire delle società off shore.

Inoltre, qualche anno dopo, Sindona aveva presentato Calvi a Gelli e lo aveva introdotto nella P2.

Di fronte al rifiuto di Calvi di aiutarlo a ripianare i debiti della Banca Privata, Sindona una notte si vendicò attaccando per tutta Milano dei manifesti che riportavano le operazioni irregolari del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.

Il carcere e la morte

Dopo l’arresto in una cabina telefonica di Manhattan nel 1980, seguì la condanna a 25 anni di carcere per frode, spergiuro, appropriazione indebita di fondi bancari.

Mentre si trovava nelle prigioni federali statunitensi, il governo italiano presentò domanda di estradizione perché Sindona potesse presenziare al processo per l’omicidio di Giorgio Ambrosoli.

Sindona rientrò in Italia, dove ricevette la condanna a 12 anni per frode, per il fallimento della Banca Privata Finanziaria, e l’ergastolo per essere stato il mandante dell’omicidio Ambrosoli.

Qualche giorno dopo la condanna all’ergastolo, Michele Sindona bevve un caffè al cianuro di potassio e morì due giorni dopo.

Sebbene ufficialmente si trattò di suicidio, la sua morte fu probabilmente un tentativo di auto-avvelenamento, al fine di ottenere l’estradizione negli Stati Uniti, dove si sarebbe sentito al sicuro.

Tra le ipotesi c’è anche quella che qualcuno avrebbe voluto toglierlo di mezzo, e lo abbia manipolato fornendogli il veleno per fargli simulare un suicidio, e facendogli credere che una bustina di cianuro gli avrebbe causato un semplice malore.

Qualcuno che aveva paura che Michele Sindona, ormai senza più niente da perdere, avesse potuto svelare i segreti della vita politica italiana, ammanicata con Cosa Nostra, i servizi segreti.

E chissà quanto altro.

Il posto fisso (prima parte)

Martedì 17 marzo di sei anni fa, verso le dieci del mattino, uscii dalla filiale della banca dove lavoravo, nel quartiere romano dell’E.U.R., per andare alla posta a spedire una lettera raccomandata contenente le mie dimissioni dal posto fisso.

Tra paternali e mani tremanti

In realtà ero andata all’ufficio Risorse Umane il giorno prima per rassegnarle di persona, ma il responsabile aveva pensato bene di trattenermi dal farlo con una ridicola paternale, infarcita di assurdità e luoghi comuni.

La decisione per me era già stata presa. Non vi nego che quando arrivò il mio turno allo sportello spedizioni del grande ufficio postale di Viale Beethoven le mani un po’ mi tremavano. Quando vidi l’impiegato prendere la mia busta, pesarla, apporvi i timbri, e infilarla nel sacco della posta in partenza, mi dissi: “adesso non puoi più tornare indietro”.

Punto e a capo.

In Italia lasciare un posto fisso in banca a 41 anni scatena le reazioni più disparate nelle persone a cui lo racconti.

Ricordo più di qualcuno farsi delle grasse risate (chiedendomi scusa subito dopo). Chissà se in quella risata, in fondo, nascondevano un po’ di invidia?

In questi sei anni, ricchi di esperienze professionali che mai avevo pensato di poter fare (non ultimo questo blog), ho lavorato con persone provenienti da diverse parti del mondo, e ne ho conosciute alcune che avevano fatto la mia stessa scelta, o che comunque non trovavano strano che a un certo punto della vita una persona potesse decidere di mettere un punto e ricominciare da capo in un altro settore.

Anzi.

In Italia, almeno fino a sei anni fa, lasciare un posto fisso era considerato da pazzi irresponsabili, da sognatori incapaci di accettare le responsabilità e di fare i conti con il fatto che tutti i posti di lavoro sono uguali e sei tu che ti devi adattare.

Incapace di accettare responsabilità. Io?

Ero entrata in banca per concorso (e senza raccomandazione) quando avevo 19 anni, di botto mi ero ritrovata in un mondo di adulti viziati e autoreferenziali, e pochi anni dopo mi ero messa un mutuo sulle spalle.

Quelli che mi davano dell’irresponsabile, li lasciavo parlare, tronfi di boria e di certezze, e della loro idea di senso di responsabilità.

Ma nun starai mica a fà nà cazzata?

La più grande responsabilità ce l’abbiamo nei confronti di noi stessi, ed è quella di fare ciò che ci fa esprimere al meglio le nostre inclinazioni e aspirazioni e che ci rende soddisfatti anche dopo una giornata pesante.

Per arrivare a fare il lavoro che meglio ci rappresenta la strada è lunga, tortuosa, sicuramente non facile.

Un milione di volte pensi se davvero tu non stia facendo una cazzata.

Perché quattordici mensilità, ferie e malattie retribuite, scatti di anzianità, fondo pensione, convenzioni mediche private, congedi parentali, Legge 104, permessi studio, agevolazioni creditizie su fidi, prestiti, mutui, agevolazioni tariffarie su assicurazione auto, buoni pasto, eccetera… non sono proprio una cazzata.

Eppure, ho scovato un po’ di personaggi famosi che hanno timbrato il cartellino in banca per molti anni prima di fare il lavoro che fanno oggi.

Leggi qui la seconda parte

Parità di genere: la Società Italiana degli Economisti cambia nome

Nata nel 1950 con l’intento di promuovere la ricerca economica, la Società Italiana degli Economisti (SIE), dopo 70 anni, ha cambiato nome. 

Società Italiana degli Economisti

Società Italiana di Economia

Da anni, al suo interno, la Commissione di Genere della SIE lavora per raccogliere, elaborare, divulgare dati e informazioni riguardanti la parità di genere sia nelle Università italiane che tra gli economisti e le economiste, oltre che fornire informazioni utili alle stesse economiste all’inizio della carriera accademica.

Dopo anni di coinvolgimento nel dibattito sulla parità di genere, i membri della Società Italiana degli Economisti hanno deciso per un cambio dello storico nome, che dopo un iter burocratico di qualche mese è diventato Società Italiana di Economia.

E questo perché, ovviamente, a differenza degli anni in cui la SIE era stata fondata, l’economia oggi non è più appannaggio maschile.

Il dibattito linguistico in Italia

La notizia, che è dello scorso 22 dicembre, ha alimentato il dibattito linguistico e sociolinguistico sulla parità di genere della nostra lingua.

La lingua italiana adotta il maschile sovraesteso, cioè il genere maschile per indicare gruppi composti da uomini e donne.

In un’epoca in cui è in atto un cambiamento che le lingue stanno ormai registrando da tempo, il fatto che, in Italia, la maggioranza dei votanti dell’ex Società Italiana degli Economisti abbia considerato proprio la parola ‘Economisti’ anacronistica, è un bel passo in avanti.

Non sono pochi gli italiani e le italiane che si ostinano a non volere vedere questa necessità che ha la lingua di modificarsi per raccontare una realtà che di fatto sta cambiando.

Prendete il femminile di mestieri che prima si esprimevano solo al maschile.

A storcere il naso davanti a ministra, rettrice, sindaca, purtroppo, sono anche le donne, che si aggiungono alla folta schiera di coloro che, in nome della purezza dell’italiano, sostengono che queste sono solo battaglie da femministe.

La società cambia

La società cambia e la lingua ne registra anche le variazioni più impercettibili. Anzi, le anticipa, fornendoci così uno strumento sempre più capace di raccontare la realtà che ci circonda.

Oltre ai numeri, il settore dell’Economia si occupa di cultura e divulgazione.

E in questo senso il cambio di nome della SIE è un doppio riconoscimento: quello della presenza delle economiste, e quello di un linguaggio al passo con i tempi, attraverso il quale rappresentare la società oggetto di studio.

(E le custodi del patriarcato dovranno farsene una ragione)

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