Archives

C2

Lo spauracchio della Patrimoniale

Il 12 agosto 2011 me lo ricordo bene. 

Era un venerdì di mezza estate, di quelli che in giro per Roma c’è il consueto fuggi fuggi generale che preannuncia l’imminente Ferragosto.

La patrimoniale

Lavoravo in banca come consulente e quella mattina fu piuttosto movimentata.

La notizia di una nuova, urgente, manovra finanziaria prevista per quella sera, aveva destato molte preoccupazioni in buona parte dei miei clienti.

Nonostante il decreto del mese precedente, con il quale il Governo aveva promesso all’Europa il pareggio di bilancio entro il 2014, l’Italia continuava a essere bersaglio di parecchi speculatori.

Piazza Affari continuava a registrare risultati negativi giorno dopo giorno. 

I miei clienti avevano soldi investiti principalmente in titoli obbligazionari di stato, qualcuno possedeva fondi azionari, ma la loro più grande paura era per la liquidità che tenevano sul conto corrente.

Lo spauracchio della Patrimoniale e la sceneggiata di Berlusconi

Eh sì. Perché 20 anni prima, nel 1992, il Governo di Giuliano Amato aveva imposto un prelievo forzoso del 6 per mille sui conti correnti e sui depositi bancari e postali. 

Quella misura, che Amato definì un male necessario, faceva parte di una manovra finanziaria che avrebbe coperto le perdite derivate dalla svalutazione della lira. 

Ma torniamo al 2011 e ai miei clienti. Insomma, qualcuno di loro aveva preso la macchina per lasciare la sua casetta al mare e precipitarsi in banca per acquistare il titolo di stato a breve termine (il Bot), così da liberarsi della liquidità del conto corrente, e mettere al riparo i soldi da un’eventuale tassa patrimoniale.

Quella sera Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti andarono in onda a reti unificate, mettendo in piedi una di quelle sceneggiate in cui gli italiani sono davvero maestri. 

Il nostro cuore gronda sangue quando pensiamo che uno dei vanti di questo governo era quello di non avere mai messo le mani nelle tasche degli italiani.” Queste le parole di Berlusconi.

Tremonti puntò sulla tempestività di un decreto che il Governo aveva studiato e realizzato in sette giorni. “Se c’è un caso di necessità e urgenza per un decreto questo è un caso di necessità e urgenza.”

Beh, dopo i decreti di Giuseppe Conte in piena pandemia, sette giorni sono decisamente tanti..

Per quello che riguardava il mio lavoro, la manovra non colpì i saldi dei conti correnti. Anzi. Fino ad allora gli interessi prodotti dai depositi e dai conti erano stati tassati al 27%. Questa aliquota fu ridotta, per allinearsi alla tassazione sulle rendite finanziarie, che dal 12,50 passò al 20%.

I proventi dei titoli di stato (tra cui i Bot) restarono al 12,50%. 

Tutto questo con buona pace dei miei clienti, che ripresero a godersi il loro soggiorno vacanziero, praticando lo sport che più preferivano.

Lamentarsi che “non si sa più come investire i soldi”.

Eh già.

Ascolta il podcast (speaker Marco Chiappini)

Ascolta gli altri podcast.

Quel caldo agosto del 2011

Il denaro non dorme mai, come dice Gordon Gekko in Wall Street, e non va nemmeno in vacanza.

quel caldo agosto del 2011

Agosto come da tradizione è un mese vacanziero, ma è sempre piuttosto movimentato sul fronte della finanza e della politica.

Oggi vi racconto cosa successe in quel caldo agosto del 2011, quando il governo Berlusconi era agli sgoccioli e tentò di mettere una toppa alle richieste della BCE con una manovra finanziaria che annunciò la sera di venerdì 12 agosto. Verso le 10.

Venerdì. 12 agosto. Verso le 10. Di sera.

Quando noi italiani, dalla notte dei tempi, siamo alle prese con borse frigo e borsoni da mare.

Figuratevi se pensiamo pure alla Borsa.

Luglio, col bene che ti voglio

L’Europa chiede all’Italia il pareggio di bilancio entro l’anno 2014 (siamo nel 2011), necessario per ridurre il debito pubblico.

La riduzione del debito pubblico è necessaria affinché i soldi che lo stato italiano deve pagare a titolo di interessi possano destinarsi alle iniziative per i cittadini e le imprese.

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Ministro del Tesoro Giulio Tremonti ricorrono a una manovra finanziaria di 47 miliardi, che però non basta a mettere a freno l’ondata di speculazioni che sta per abbattersi sui mercati italiani.

A questo si aggiungono gli inasprimenti dei rapporti tra il governo, le opposizioni e le parti sociali.

Giovedì 4 agosto: anticipare i tempi del risanamento

Nonostante le rassicurazioni della manovra appena rilasciata, l’Europa richiama nuovamente l’Italia per accelerare i tempi di raggiungimento del pareggio di bilancio.

L’incertezza è particolarmente alta e la crescita economica dell’area euro è in decelerazione. (…) Anche per l’Italia, come gli altri Paesi dell’area euro, le riforme strutturali sono necessarie, e in particolare occorre anticipare i tempi del risanamento fiscale.

Sono le parole del Presidente della BCE Jean-Claude Trichet a pesare come un macigno sulla Borsa di Milano che lascia sul terreno più del 5%. Nella stessa giornata, Piazza Affari è alle prese un problema nella distribuzione dei dati attraverso alcuni canali di informativa, ma nonostante i problemi di diffusione dei dati, i mercati hanno continuato a funzionare regolarmente.

Lo spread tra Bpt e Bund tedeschi si attesta a 390,2 e supera il record negativo di 390 punti base, toccato il giorno prima.

Pochi mesi dopo, il 9 novembre 2011, lo spread sarebbe arrivato a toccare il record negativo di 575.

Mercoledì 10 agosto: un’altra giornata di passione

La seduta di mercoledì 10 agosto è – secondo il Sole 24 Oreun’altra giornata di passione per le Borse europee.

Dalla Francia soffia il vento del panico da vendite, dopo alcune voci su un possibile declassamento della Francia da parte di S&P e Moody’s. Oltre al debito sovrano, anche la solidità del sistema bancario d’Oltralpe è in affanno. Le indiscrezioni su una crisi di liquidità di Societè Genèrale fanno sprofondare il titolo del 20%, trascinando gli altri titoli dello stesso comparto.

A fare da fanalino di coda in Europa è Piazza Affari che perde il 6,65%. Anche in Italia sono i titoli del credito a soffrire dell’ondata incontrollata di vendite.

Soffre anche Wall Street dove non basta l’annuncio della Fed di continuare a mantenere i tassi di interesse vicino allo zero per i successivi due anni. L’indice Dow Jones, infatti, chiude in calo del 4,63%.

Venerdì 12 agosto: la preoccupazione di Napolitano

In un clima già difficile da punto di vista economico e finanziario, si acuiscono i contrasti tra le parti politiche e sociali, destando più di qualche preoccupazione al Capo dello Stato, all’epoca Giorgio Napolitano.

Secondo una nota diffusa dal Quirinale

Il Capo dello Stato, che nel corso di tutti i colloqui svoltosi ieri e oggi si è ispirato alle preoccupazioni ed esigenze più volte espresse negli ultimi tempi, è ora in attesa delle deliberazioni che il Consiglio dei Ministri adotterà per far fronte ai gravi rischi emersi per l’Italia in conseguenza delle tensioni sui mercati finanziari, e per corrispondere alle attese delle istituzioni europee. (…) Il Presidente Napolitano ha espresso in particolare l’auspicio che prima e dopo le deliberazioni del Consiglio dei Ministri si sviluppi il confronto più attento, aperto alle proposte di tutte le forze politiche e sociali che, come già ieri in Parlamento, appaiono consapevoli delle comuni responsabilità nell’attuale delicatissimo momento.

Alle 19 della stessa giornata viene convocato il consiglio dei ministri per l’esame di provvedimenti urgenti in materia finanziaria, anticipando di alcuni giorni l’incontro che era già stato fissato per giovedì 18 agosto.

La data del 18 agosto si percepisce come troppo lontana. Inoltre, il vertice di Palazzo Chigi si tiene a Borse chiuse, e a ridosso del fine settimana, quindi con due interi giorni di stop alle contrattazioni e a ulteriore manovre speculative.

Ascolta il podcast di mercoledì prossimo per sapere di più.

La Svizzera e il segreto bancario

Attraversare un posto di frontiera in macchina ha da sempre un sapore di fuga e di avventura.

Alle richieste di rito delle autorità doganali, tipo favorisca i passaporti e motivo del viaggio, si risponde sempre con una certa ansia pure se magari si sta espatriando per una scampagnata fuori porta sulle montagne svizzere.

E pensare che c’era un tempo in cui i private banker svizzeri ti accoglievano con un biglietto da visita senza il logo della banca, proprio per evitare grane al confine in caso di perquisizione.

La fine di un’era

Quei tempi sono passati. Dal primo ottobre 2018 è in vigore lo scambio automatico di informazioni tra Italia, Svizzera e altri 98 Paesi (il CRS, Common Reporting Standard). In questo modo le banche svizzere inviano le informazioni inerenti ai clienti italiani (e non), passando prima per Berna, all’Ufficio Federale della Contribuzione, fino ad arrivare all’Agenzia delle Entrate italiana, settore internazionale.

In molti, l’addio della Svizzera al segreto bancario l’hanno definito la fine di un’era.

Di fatto gli ultimi anni sono stati caratterizzati da scandali finanziari e inchieste per riciclaggio di denaro ed evasione fiscale che hanno coinvolto le banche elvetiche.

Questo cambio di rotta deve andare di pari passo con una presa di posizione più dura da parte dell’autorità svizzera di vigilanza dei mercati di finanziari. Secondo Mark Pieth, professore di diritto penale all’Università di Basilea, l’autorità non avrebbe ritirato la licenza agli istituti bancari incriminati.

Il segreto bancario nella storia della Svizzera

Gli Ugonotti

Il segreto bancario appartiene alla storia svizzera da molto tempo e come diritto alla tutela della sfera privata.

Si tratta di un diritto che risale al 1713, quando il Gran Consiglio di Ginevra stabilì per i banchieri l’obbligo di conservare un registro della clientela e delle operazioni effettuate, con il divieto assoluto di diffonderne il contenuto.

All’epoca la piazza di Ginevra era già un importante centro nevralgico del sistema europeo di credito commerciale e finanziario.

A Ginevra infatti si erano stabiliti per primi i banchieri fiorentini della famiglia dei Medici nel 1425 e poi gli Ugonotti, i protestanti francesi che nel 1595 fuggivano dalle persecuzioni del Re di Francia Luigi XIV.

Più tardi, gli eredi degli stessi Ugonotti, membri di prestigiose famiglie di banchieri ginevrini, avrebbero prestato denaro alla stessa casa reale d’oltralpe e accolto le ricchezze degli aristocratici in fuga dalla rivoluzione francese.

L’istituzionalizzazione del segreto bancario

Il 27 ottobre 1932 la polizia francese fa irruzione negli appartamenti dalla Banca Commerciale di Basilea a Parigi e confisca una lista di nomi importanti, tra ministri, senatori e imprenditori dell’epoca.

Il governo francese congela gli averi della Banca Commerciale di Basilea in patria, mette dietro le sbarre i suoi dirigenti e invia gli ispettori alla sede principale, in Svizzera.

L’episodio diventa un caso diplomatico e fa tremare l’establishment finanziario svizzero che teme una fuga di capitali francesi. 

Nel 1934 l’Assemblea federale della Confederazione approva la legge sulle banche e le casse di risparmio, che prevede una reclusione di tre anni nei casi di violazione del segreto bancario, oltre a un’ammenda di 250.000 franchi svizzeri.

Tangentopoli e i conti svizzeri

Tutto rimane pressoché invariato fino al 1991. Gli effetti dell’inchiesta di Tangentopoli in Italia si fanno sentire anche nella vicinissima Svizzera, che decide di non mantenere più anonimi i conti dei clienti in caso di inchieste giudiziarie.

Un intervento del parlamentare ticinese Werner Carrobbio, chiedeva al più presto un rapporto sulle implicazioni del settore bancario e parabancario svizzero negli scandali di in corso a Milano:

La Svizzera e il suo sistema giudiziario e bancario sono state inoltre più volte chiamate in causa dai giudici italiani di Mani Pulite per le lentezze con le quali avrebbero dato seguito alle richieste di assistenza giudiziaria o per le continue opposizioni contrapposte alle stesse. L’importanza dei capitali frutto di tangenti (…) depositati o transitati nelle banche o negli istituti parabancari, (…), gli aspetti giuridici e penali che le richieste di assistenza giuridica e relative critiche dei giudici italiani hanno sollevato, oltre ai legami, (…), che potrebbero chiamare in causa personalità politiche svizzere (…) impongono un chiarimento dei fatti e dei vari aspetti politici e legali ad essi legati. Questo nell’interesse della credibilità delle istituzioni politiche, giudiziarie ed economiche svizzere.

La richiesta di Werner Carrobbio fu respinta. Secondo l’Assemblea federale “la corruzione di funzionari esteri non costituisce reati per il diritto svizzero (…) il provento di tale corruzione non può pertanto essere oggetto di riciclaggio o di ricettazione“.

Il colpo di grazia

Il 6 maggio 2014, la Svizzera ha tolto definitivamente il segreto bancario, sottoscrivendo con l’OCSE l’accordo per lo scambio automatico delle informazioni.

Qualche anno prima era arrivato il colpo di grazia all’inespugnabile segretezza elvetica.

Il 22 dicembre 2008, l’ingegnere informatico italo-francese Hervé Falciani aveva violato il segreto bancario della filiale ginevrina della HSBC e consegnato la lista dei correntisti presunti evasori ai magistrati francesi.

Ma questa è un’altra storia, e ve la racconto tra due domeniche.

Investimenti: ecco qualche mito da sfatare

Il mondo del risparmio e degli investimenti pullula di idee preconcette che sono spesso sbagliate o che magari ci sono state trasmesse da padri e nonni, probabilmente in linea con il loro contesto economico e sociale.

Proviamo a smontarne qualcuno.

Investire è solo per i ricchi. Falso.

Lasciatevelo dire: niente di più falso.

E se non vi fidate di me, allora seguite le indicazioni di Albert Einstein, che definì l’interesse composto come l’ottava meraviglia del mondo.

L’importante è cominciare a investire appena possibile e attraverso piccoli accantonamenti (dei piani di risparmio ne abbiamo parlato qui). Decidere il settore in cui investire dipende dagli obiettivi di medio e lungo termine, dal rischio che si è consapevoli di voler correre, ma se si hanno a disposizione tempo e un piccolo, piccolissimo, importo mensile, la forza dell’interesse composto di cui parlava Albert Einstein diventa davvero efficace.

Comprare quello che sale e vendere quello che scende. Falso.

Uno dei più grandi errori degli investitori è seguire i risultati di breve periodo, comprando quello che sale e vendendo quello che scende, quasi sempre in ritardo. 

A tutti piacerebbe avere la sfera di cristallo, agli investitori ancora di più ma indipendentemente da quello sta succedendo sui mercati, uno dei più grandi errori è quello di inseguire i risultati di breve periodo e quindi comprare quello che sta salendo e vendere quello che scendendo.

Alcune evidenze continuano a dimostrare che l’investitore medio insegue ciecamente i rendimenti passati, si lascia invaghire dai trend di breve periodo e raramente riesce a resistere alle più potenti emozioni in materia di finanza: l’avidità e la paura. 

Le performance passate, specialmente di breve periodo, sono solo uno degli indicatori da prendere in considerazione. Possono rappresentare un punto di partenza, ma non sono garanzia di risultati futuri. 

Il mattone è sempre l’investimento migliore. Falso. Falso. E ancora falso.

Dati alla mano, il settore immobiliare è piuttosto volatile.

E, potenzialmente, il valore di una singola casa lo è ancora di più. 

Se aggiungiamo la scarsa liquidità, l’ impossibilità di diversificare, i costi di manutenzione, le tasse da pagare (soprattutto se si tratta di una casa diversa dalla prima abitazione), tutto questo rende il mattone molto meno appetibile di altre opzioni.

Gli italiani che avevano ereditato degli immobili dai genitori o dai nonni e che si sono ritrovati senza lavoro a causa della crisi economica, sono riusciti difficilmente a fare fronte al carico fiscale derivante dal possesso di questi beni, che in molti casi non hanno nemmeno prodotto reddito, dato che la crisi economica ha penalizzato anche il mercato degli affitti.

L’investimento immobiliare si può inserire all’interno del patrimonio di una persona, ma solo se il proprietario ha un portafoglio che gli garantisca la liquidità necessaria per far fronte ai costi derivanti dal mantenimento di un immobile, altrimenti comporta un inutile esborso di denaro.

I soldi: meglio sotto al materasso. Falso.

Oltre al mattone e al Bot, le vecchie generazioni di italiani (e i figli che ancora ne seguono i consigli) considerano il materasso tra gli investimenti migliori. E se non li mettono davvero sotto al materasso, come si faceva un tempo, li tengono fermi su conti di deposito o conti correnti.

Su un mercato che offre possibilità di diversificazione sempre più ampie, tenere i soldi fermi è “un’occasione persa per quell’economia reale di cui si auspica da sempre il rilancio.”

Lo sostiene un articolo del Sole 24 Ore che oltre a calcolare la perdita subita da un capitale di mille euro, lasciato inattivo (sul conto corrente) per 20 anni ed eroso dall’inflazione, arriva al nocciolo della questione, legato al mancato sviluppo del paese.

Troppa liquidità bloccata a questo porta. Ciò non significa che i risparmi non vadano tenuti sui conti. Non significa rinunciare alla prudenza. Significa però che non bisogna esagerare. Una gestione più equilibrata della ricchezza potrebbe trasformarsi da occasione persa a volàno per il Paese.

Tangentopoli e la maxi-tangente Enimont

Inseguendo il sogno di costruire un grande polo chimico internazionale, la Montedison di Raul Gardini si unisce all’Eni, società petrolifera con partecipazione statale.

Ma le cose non vanno come Gardini le aveva immaginate e per uscire dall’affare Enimont si ritroverà ad andare contro i valori che lo avevano sempre guidato.

Compresa una maxi-tangente di 150 miliardi, che infiammò l’inchiesta Tangentopoli.

(Leggi qui la prima parte dell’articolo).

Il braccio di ferro tra Raul Gardini e lo Stato

Per Enimont, Raul Gardini dovette cedere alla politica, che gli promise gli sgravi fiscali necessari per portare a termine l’operazione.

La proposta di legge restò incagliata in Parlamento per ben due volte e a quel voltafaccia Gardini rispose con la decisione di scalare la società, rastrellando il 20% di azioni sul mercato, attraverso dei soci occulti.

Ma lo Stato italiano non voleva assolutamente cedere la chimica al settore privato e denunciò le manovre di mercato attuate da Gardini.

E fece di più: la parte pubblica di Enimont pagò una tangente in franchi svizzeri al giudice che dispose il sequestro di quel 20% di azioni sul mercato, così da mettere Gardini fuori gioco.

Uscire da Enimont

L’imprenditore decise così di uscire dall’intero affare, cercando di spuntare almeno un buon prezzo per le azioni in suo possesso.

Per spianare l’uscita da Enimont era necessaria ancora una volta la politica, erano necessari i partiti, erano necessarie mazzette e tangenti, per un totale di 150 miliardi di lire.

Per quella che molti definirono la madre di tutte le tangenti, due anni dopo la chiusura dell’intero affare Enimont, il magistrato Antonio Di Pietro, nel pieno dell’inchiesta di Tangentopoli, chiamò a testimoniare i principali esponenti della politica italiana.

Nel mirino di Mani Pulite finì anche Raul Gardini, che ammise di aver elargito alcune somme a esponenti di partito che gli avrebbero consentito l’uscita da Enimont, ma affermò che non si trattava di una somma così ingente.

La fine

Lasciato solo dai suoi collaboratori e consulenti con cui un tempo aveva lavorato, nei suoi ultimi giorni di vita aveva chiesto la documentazione necessaria per la sua difesa, in vista dell’incontro che a breve avrebbe avuto con il magistrato Antonio Di Pietro.

Quella documentazione non gli fu mai consegnata, e alimentò quel senso di frustrazione misto all’impotenza di non riuscire a districarsi da una situazione più grande di lui.

Dopo il suicidio di Gabriele Cagliari, ex Presidente di Eni, suo rivale nell’affare Enimont, che si uccide in carcere il 20 luglio 1993, tre giorni dopo Raul Gardini si toglie la vita con un colpo di pistola alla tempia.

Tangentopoli: dalla Prima alla Seconda Repubblica

Mani Pulite (noto anche come Tangentopoli) è il nome della grande inchiesta giudiziaria che si è svolta nella prima metà degli anni Novanta e che denunciò un sistema fraudolento e corrotto nel quale erano coinvolte la politica e l’imprenditoria italiana.

Le banconote firmate

Tangentopoli iniziò lunedì 17 febbraio 1992 quando il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, Antonio Di Pietro, arrestò Mario Chiesa, presidente di una nota casa di riposo milanese ed esponente di spicco del Partito Socialista Italiano (PSI).

Mario Chiesa era stato colto in flagranza di reato, mentre incassava una tangente dall’imprenditore Luca Magni, proprietario di una piccola impresa di pulizie. Per continuare a ottenere l’appalto del servizio di pulizie della grande casa di riposo, Luca Magni doveva sborsare molti soldi, grazie ai quali avrebbe mantenuto la commessa e pagare i dipendenti della sua azienda.

L’appalto per le pulizie valeva 140 milioni di lire (l’equivalente di circa 70 mila euro), e per assegnarlo a Luca Magni, Mario Chiesa voleva “un pizzo” del 10%, 14 milioni di lire. Stanco di pagare, Luca Magni si era rivolto alle forze dell’ordine e lo aveva denunciato. L’accordo tra Magni e il magistrato Di Pietro, che aveva firmato le banconote da consegnare a Mario Chiesa, portò all’arresto di quest’ultimo, mentre stava mettendo in un cassetto i soldi appena ricevuti.

In quel cassetto, di banconote ce n’erano molte, frutto di altre tangenti incassate e che Mario Chiesa tentò di buttare nel water del bagno, dove si era rifugiato poco dopo l’irruzione della polizia.

Ma le banconote firmate da Di Pietro non avevano soltanto incastrato Mario Chiesa.

Quel trucchetto aveva dato il via allo scandalo politico, economico e finanziario, che mise fine all’epopea della Milano da bere e innescò un terremoto politico in tutto il Paese, sotto le cui macerie finì, definitivamente, la Prima Repubblica.

Un effetto domino

A ripensarci oggi, a circa trent’anni di distanza, Tangentopoli rappresentò la prima tessera di un domino che fece cadere un sistema che fino ad allora aveva governato indisturbato, e di cui avevano beneficiato tutti: dai politici, grandi e piccoli, agli imprenditori, a chiunque si fosse prestato a questo gioco di corruzione e protezione reciproca.

Le indagini iniziarono a Milano, ma le confessioni di industriali, imprenditori e politici coinvolti fecero propagare l’inchiesta velocemente ad altre città.

In questa espansione esponenziale delle indagini, i leader politici privavano del proprio appoggio i politici meno importanti che venivano arrestati. Questi ultimi, sentendosi traditi, accusavano altri politici, che a loro volta ne accusavano altri ancora.

Tutte le persone coinvolte vivevano nel terrore e nella vergogna di essere arrestate. Addirittura sembra che ci fu un politico socialista che confessò immediatamente tutti i propri crimini a due carabinieri, che in realtà si erano presentati a casa sua solo per notificargli una multa. Si racconta anche di persone che avevano iniziato a confessare i propri reati al citofono, alle forze dell’ordine che erano andate ad arrestarle.

Non mancò nemmeno un’ondata di suicidi.

1992, la notte della Prima Repubblica

Fu un anno difficile.

I 12 (all’epoca) paesi dell’Unione Europea stavano per aprire le frontiere, ma oltre agli effetti di Tangentopoli, l’Italia stava per attraversare una profonda crisi politica che culminò con il forte astensionismo alle elezioni politiche nell’aprile di quell’anno.

Le elezioni per il rinnovo di Camera e Senato furono segnate dall’indifferenza della popolazione nei confronti di una classe politica incapace di rinnovarsi nonostante i cambiamenti epocali in corso (primo fra tutti la caduta del Muro di Berlino, avvenuta tre anni prima).

Il colpo di grazia arrivò tra maggio e luglio, quando la mafia (con un sistema politico connivente) uccise i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, la moglie di Falcone, e il personale delle scorte dei due magistrati, nelle stragi di Capaci e di Via D’Amelio.

Pochi giorni prima della strage di Via D’Amelio, Antonio Di Pietro aveva saputo di essere anche lui nel mirino degli attentati.

La Seconda Repubblica

Tangentopoli mise sotto inchiesta per centinaia di politici locali e nazionali, tra cui alcune figure politiche di primo piano, come il segretario del Partito Socialista Bettino Craxi.

Antonio Di Pietro si dimette dalla magistratura il 6 dicembre 1994.

Il 26 dicembre 1994, venti giorni dopo, avrebbe dovuto procedere all’interrogatorio a Silvio Berlusconi, che era diventato Presidente del Consiglio l’11 maggio di quello stesso anno e che di Bettino Craxi era stato amico e sostenitore.

Dopo il crollo della Prima Repubblica, caratterizzata dalla partitocrazia, cioè il potere dei partiti e dalla mentalità che Tangentopoli aveva cercato di scardinare, l’ascesa di Silvio Berlusconi segna l’ingresso nella Seconda Repubblica

La Seconda Repubblica italiana è un caso di trasformismo in grande scala: non un partito, non una classe, ma un intero sistema che si converte in ciò che voleva abbattere.

(Perry Anderson, sociologo britannico, su London Review of Books)

I gialli finanziari italiani: Roberto Calvi

Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, nota banca italiana vicina agli ambienti finanziari del Vaticano, fu trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra il 18 giugno 1982.

Roberto Calvi

Suicidio o omicidio? La sua morte è rimasta avvolta nel mistero per molti anni, e intrecciata a quella di un altro banchiere che fece più o meno la sua stessa fine, il faccendiere Michele Sindona, avvelenato nel carcere di Voghera il 22 marzo 1986.

Se avete visto Il Divo di Paolo Sorrentino, i due omicidi sono proprio nelle scene inziali.

Questa è la storia di un banchiere. Ma anche di soldi. Di tantissimi soldi. Ma è anche la storia di faccendieri, monsignori, dittatori, mafiosi, assassini, e politici.

(Blu Notte, Misteri Italiani, di Carlo Lucarelli).

Ascesa del ragionier Roberto Calvi

Nato a Milano nel 1920, Roberto Calvi entrò come impiegato presso il Banco Ambrosiano, la banca dei preti (come la chiamano a Milano) nel 1947, dopo essere ritornato dalla guerra.

Negli anni ’70 si alleò con Michele Sindona, banchiere siciliano, che lo introdusse alla Borsa, alle speculazioni finanziarie e alle società con sede nei paradisi fiscali.

Con l’appoggio del Vaticano trasformò l’onesto e prudente Banco Ambrosiano in una banca d’affari, e acquisì altre banche e società di assicurazioni, fino a entrare nel giro della politica e della massoneria.

La carriera di Roberto Calvi fu velocissima.

Nel settore estero della banca si fece una notevole esperienza sui paradisi fiscali e nel 1960 diventò responsabile per le operazioni di carattere finanziario, entrando così anche nei Consigli di Amministrazione di molte società controllate.

Dopo la nomina a direttore generale nel 1971 e a vicepresidente nel 1974, nel 1975 divenne presidente del Banco, avviando una serie di speculazioni finanziarie internazionale.

Di faccendieri, monsignori, dittatori, mafiosi, assassini, e politici

Strinse una collaborazione con l’Istituto per le Opere Religiose (IOR), la banca vaticana.

Fondamentali furono le amicizie con membri della mafia e della politica, sia italiana che latino-americana.

E non ultimi quelli con la loggia massonica Propaganda 2 (P2), in cui venne introdotto tramite il banchiere e faccendiere Michele Sindona.

L’ingresso nel Consiglio di Amministrazione dell’Università Bocconi segnò la consacrazione di Roberto Calvi a membro del salotto buono della finanza italiana, mentre non si arrestava la sua ascesa di finanziere aggressivo.

Costruì una fitta rete di società fantasma in paradisi fiscali. Acquistò una banca in Svizzera. Fondò una finanziaria in Lussemburgo.

Con l’arcivescovo Paul Marcinkus, detto il Gorilla, perché addetto alla sicurezza di Papa Paolo IV, fondò la Cisalpine Overseas alle Bahamas.

La banca fu successivamente messa sotto inchiesta per riciclaggio di soldi provenienti dal narcotraffico.

Su richiesta dello stesso Vaticano, finanziò paesi e associazioni politiche e religiose soprattutto nell’Europa Orientale, che all’epoca era sotto il regime filo-sovietico.

Caduta

Nel 1978 un’ispezione della Banca d’Italia nel Banco Ambrosiano riscontrò molte irregolarità.

A rimetterci furono il giudice che aveva segnalato tali irregolarità, ucciso nel 1979 da un commando di terroristi, e il Governatore e il Vice Direttore della Banca d’Italia, che avevano voluto l’ispezione, e che subirono l’accusa di irregolarità, e per questo arrestati, e poi prosciolti nel 1983 per infondatezza delle accuse.

Dopo la scoperta della loggia massonica P2 e il suo scioglimento, in quanto organizzazione criminale ed eversiva, Roberto Calvi perse una preziosa protezione.

A corto di liquidità, e già invischiato in un affare di tangenti pagate al leader del Partito Socialista Bettino Craxi in cambio di finanziamenti da grosse società, Roberto Calvi si legò a Flavio Carboni, a sua volta legato alla mafia di Pippo Calò e alla sanguinaria organizzazione malavitosa romana della Banda della Magliana, con cui condusse operazioni di riciclaggio di denaro sporco.

Estromesso dal Banco Ambrosiano per via dell’arresto per reati valutari, e abbandonato anche dallo IOR, preoccupato dei fatti criminosi che stavano emergendo, Roberto Calvi decise di fuggire all’estero in gran segreto.

Un giorno prima del ritrovamento del cadavere di Calvi a Londra, la sua segretaria a Milano si era suicidata lanciandosi dalla finestra del suo ufficio, al quarto piano.

Sulla morte di Calvi, che inizialmente la magistratura britannica archiviò come suicidio, fu fatta chiarezza soltanto nel 1996.

Una persona vicina al mandante dell’omicidio dichiarò che ad ucciderlo era stata una persona appartenente a un clan camorrista che aveva affidato a Calvi dei soldi che poi il finanziere milanese aveva perso.

La punta delle scarpe

Nonostante la sua morte violenta e il lungo processo per arrivare alla verità non lascino indifferenti dal punto di vista umano, i suoi legami con la malavita e il suo operato non cristallino ne fanno una figura ambigua e opaca.

La grande finanza milanese, non l’aveva mai accettato completamente, poiché lo considerava solamente un miscuglio di ambiguità e reticenza che pensava solamente al lavoro e non si divertiva mai. Illuminante, a tal proposito, è la citazione di Gianni Agnelli, allora Presidente di Confindustria, su Calvicome si fa a vivere guardandosi la punta delle scarpe? 

(Blu Notte, Misteri Italiani di Carlo Lucarelli)

Per approfondire la storia di Roberto Calvi, è disponibile su Youtube il film I banchieri di Dio – Il Caso Calvi (2002) di Giuseppe Ferrara.

Carlo Azeglio Ciampi, un economista al Quirinale

Uomo dai valori risorgimentali e anti-fascisti, con i piedi ben piantati nella Costituzione e lo sguardo verso il futuro, Carlo Azeglio Ciampi è stato una delle figure più autorevoli in Italia e in Europa.

Carlo Azeglio Ciampi “Una vita nelle Istituzioni” (Rai TG1/MEF Ministero Economia e Finanza)

La sobrietà

Eletto decimo Presidente della Repubblica Italiana il 13 maggio 1999, a 79 anni, il suo settennato al Quirinale è stato caratterizzato da orgoglio nazionale, forte sentimento europeista, e sobrietà.

Una sobrietà che Carlo Azeglio Ciampi aveva rintracciato proprio nell’idea di Europa comune già dagli anni Settanta, convinto che il rigore richiesto da Bruxelles avesse potuto aiutare l’Italia a portare avanti uno sviluppo economico e sociale.

Dalla filologia alla Banca D’Italia

L’incarico da Presidente della Repubblica è arrivato alla fine di una carriera ricca e inarrestabile, iniziata nel 1946 a 26 anni in Banca D’Italia, fresco di matrimonio con la coetanea Franca Pilla (che da first lady diventerà per tutti gli italiani, affettuosamente, donna Franca) e con due lauree all’attivo, la prima in Lettere (con una tesi in Filologia classica), la seconda in Giurisprudenza.

Partito con la qualifica da impiegato al Servizio Studi della banca centrale italiana, nel 1979 ne diventò Governatore, carica che ricoprì fino al 1993.

Per Carlo Azeglio Ciampi il suo ruolo fu quello di preservare l’integrità della Banca D’Italia e soprattutto la sua capacità operativa, come strumento efficiente al servizio del Paese e non come “corpo monocratico borioso e disdegnoso“.

Gli anni di Via Nazionale: tra violenti omicidi e lotta all’inflazione

Negli anni di Carlo Azeglio Ciampi a Via Nazionale si susseguono gravissimi fatti di cronaca legati agli scandali finanziari dell’epoca.

Primo fra tutti, nel luglio del 1979, l’uccisione a sangue freddo di Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore a seguito del crac della Banca Privata Italiana del banchiere Michele Sindona, mandante dell’omicidio Ambrosoli, e che morirà in carcere nel 1986, dopo aver bevuto un caffè al cianuro.

In mezzo, anche la morte del banchiere Roberto Calvi, trovato appeso sotto il ponte dei Frati Neri (Black Friars bridge) a Londra, nel giugno del 1982.

Seppur gravi, questi fatti non distolsero Carlo Azeglio Ciampi dall’affrontare questioni urgenti come, tra gli altri, l’inflazione oltre il 20%, il venerdì nero della lira del 1985, quando un enorme acquisto di dollari dell’Eni fece schizzare il cambio lira/dollaro; e ancora, la battaglia (persa) contro e la svalutazione della moneta italiana, che, nel settembre del 1992, pagò lo scotto di essere una valuta debole, e per questo bersaglio di sanguinose speculazioni finanziarie.

Un tecnico autorevole a Palazzo Chigi

Nel 1993 la Prima Repubblica stava cadendo, pezzo dopo pezzo, sotto i colpi dell’inchiesta giudiziaria di Tangentopoli.

C’era bisogno di un governo d’emergenza guidato da un tecnico autorevole che portasse il Paese alle elezioni del 1994 (che segnarono l’avvento di Silvio Berlusconi in politica).

Carlo Azeglio Ciampi lavorò per un anno sul pareggio di bilancio, sulla difesa dei redditi dall’inflazione, sulla nuova spinta verso l’Europa, dopo il trattato di Maastricht del febbraio 1992, e riuscì a restituire all’Italia fiducia e credibilità.

L’Euro in testa

Chiamato dai governi di centro-sinistra di Romano Prodi e Massimo D’Alema a ricoprire il ruolo di Ministro del Tesoro, dal 1996 al 1999 Carlo Azeglio Ciampi preparò il Paese negli anni che precedettero l’entrata in vigore della moneta unica, allo scoccare del 2002, evento a cui assistette da Presidente della Repubblica.

Con l’euro in testa dagli anni di Banca D’Italia, sia perché era un’idea che non aveva mai abbandonato, nonostante i gravosi incarichi istituzionali, e anche perché era stata sempre in cima alla lista dei suoi progetti.

Da Ministro del Tesoro, nel 1998, scelse l’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci come effige per la moneta da 1€ in circolazione in Italia.

L’opera di Leonardo rappresenta il Rinascimento, un periodo storico focalizzato sull’Uomo: una scelta quella di Ciampi segnata dalla convinzione di una “moneta al servizio dell’Uomo” invece dell’Uomo al servizio del denaro.

Esattamente come è stato Carlo Azeglio Ciampi, un uomo al servizio delle istituzioni che ha rappresentato nel corso della sua vita.

Reddit loves Game Stop

Un gruppo del social network Reddit fa schizzare il prezzo del titolo Game Stop e rovina la festa alle società di fondi d’investimento.

Scorri l’articolo per ascoltare il podcast

Blue horse shoe loves Anacott Steel

“I want you to call the Wall Street Chronicles, extension sixteen-0-five, and tell them in: “Blue horse shoe loves Anacott Steel”. Got that?”

Il film è Wall Street di Oliver Stone, del 1987, le parole sono quelle del tycoon Gordon Gekko che voleva mettere i bastoni tra le ruote al suo rivale, Sir Larry Wildman. 

E ci riesce facendo alzare il prezzo delle azioni a cui Wildman era interessato, le Anacott Steel.

Per questo dice a Bud Fox di chiamare un autorevole giornale finanziario, pronunciare un messaggio in codice,  affinché il giornale esca con un articolo che esorti i lettori a comprare un po’ di Anacott Steel.

E a far salire il prezzo.

Con internet tutto è diventato più veloce, ovviamente.

Reddit loves Game Stop

Quindi, per esempio, se vuoi mandare a bagno un venditore allo scoperto (che magari è pure un investitore istituzionale) che aveva puntato sul ribasso di un certo titolo, chiedi di comprare le azioni di quella società a un gruppo su un social network, per esempio Reddit

E il gioco è fatto. 

E qui è proprio il caso di dirlo, visto che si tratta di azioni della società Game Stop.

Il prezzo schizza in alto e lo short seller si ritrova a dover comprare a prezzi esorbitanti per onorare il contratto su cui aveva scommesso. 

E compra proprio da chi gli ha fatto alzare il prezzo. Che ci fa un bel guadagno.

Il cinema ce l’ha raccontato in chiave di commedia, con Una poltrona per due di John Landis, dove al posto delle azioni di Game Stop c’era il succo d’arancia, e ovviamente in The Big Short. Che, non a caso, in italiano si chiama La Grande Scommessa

Di base, la lezione di Gekko ce lo spiega bene, e la vicenda Game Stop ce lo conferma, c’è una cosa sola: nella guerra a colpi di speculazioni il titolo sul mercato assume una vita propria, staccata dalle vicissitudini della compagnia di cui fa parte.  

E torna la domanda tematica che Oliver Stone si poneva proprio in Wall Street: “è sbagliato il sistema, o l’abuso che se ne fa?”

Ascolta il podcast (voce e musica di Marco Chiappini)

Ascolta gli altri podcast qui.

Il Capitale Umano di Paolo Virzì

Il Capitale Umano del regista livornese Paolo Virzì (2014) è un film ambientato alla vigilia della crisi finanziaria che ha colpito l’Italia a fine 2011.

Tratto dal romanzo di Stephen AmidonThe Human Capital (2004)Il Capitale umano parte da un noir ambientato nella provincia americana che Paolo Virzì riscrive in chiave brianzola, una delle zone più ricche d’Italia.

Il titolo della storia prende spunto dal linguaggio delle compagnie di assicurazioni. Il capitale umano è il risarcimento da liquidare ai superstiti in caso di morte di un assicurato, calcolato in base al suo valore economico in vita.

I personaggi

Il film si suddivide in quattro capitoli, Dino, Carla, Serena, Il Capitale Umano. che raccontano da tre punti di vista differenti lo stesso arco temporale che precede un gravissimo incidente stradale.

Dino, immobiliarista e arrampicatore sociale, è avido e sensibile soltanto ai facili guadagni; la sua compagna Roberta è invece fiera di aiutare il prossimo come psicologa di sostegno in una struttura pubblica.

Carla è una ricca signora borghese moglie del finanziere e speculatore Bernaschi. Vive comoda e agiata ma deve fare i conti col fatto che i soldi provengono da speculazioni che scommettono sulla rovina dell’Italia stessa.

Completa il quadro Serena, figlia di Dino, un personaggio positivo che insieme a Roberta affronta la parte finale del film. Le due donne infatti prima della felicità individuale si preoccupano del benessere collettivo.

Ruotano intorno ai protagonisti anche altri personaggi secondari come Donato, l’amante di Carla, professore con velleità di scrittore, alla ricerca del tornaconto personale.

Luca, orfano di entrambi i genitori, che è manipolato da uno zio sbandato e scroccone che aspetta che il giovane compia diciotto anni per gestirne la rendita che ha ricevuto come risarcimento dopo la morte della madre.

Massimiliano, figlio viziato arrogante e fragilissimo dei Bernaschi, che è in perenne ansia da prestazione a causa delle aspettative molto alte del padre.

La disperata (e vana) ricerca della felicità

Nonostante Il Capitale Umano sia diverso dal resto dei suoi film, torna sempre il racconto della disperata ricerca della felicità.

Ma la felicità non esiste, e questo lo sanno bene tutti i personaggi del lungo e glorioso cinema di Paolo Virzì.

L’opera prima La bella vita (1994), lo spietato Ferie D’Agosto (1995), l’amaro Caterina va in città (2002), il disperato Tutta la vita davanti (2008), l’intenso La pazza gioia (2016): di tutti, ve ne consiglio la periodica visione.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi