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Le truffe romantiche

In inglese si dice romance scam o love scam, in italiano si chiamano truffe romantiche.

Secondo la Polizia Postale, che svolge un’attività di controllo degli spazi web e delle piattaforme social per prevenire e contrastare i tentativi di truffa, nel 2021 le truffe romantiche sono cresciute del 118% rispetto al 2020.

Si tratta di uno dei raggiri più dolorosi che illude, ferisce, lascia l’amaro in bocca, crea danni psicologici, fisici e, non ultimi, finanziari.

Ammonta infatti a 4.500.000 euro l’importo delle somme sottratte con l’inganno.

Scarica QUI le attività didattiche in pdf

Le vittime delle truffe romantiche

L’età media delle vittime sarebbe intorno ai 50 anni e a rimanerne coinvolte spesso sono donne di estrazione sociale eterogenea. Molto spesso si tratta di persone appena uscite da relazioni sentimentali finite male.

Sembra che il sesso maschile sia meno colpito, ma dobbiamo anche considerare che c’è molta vergogna a segnalare e denunciare il fatto.

E in alcuni casi (specie se le vittime sono gli uomini) si fa fatica a parlarne con familiari e amici stretti e addirittura ad ammettere a se stessi di essere stati raggirati.

Corteggiamento social

In genere, i criminali contattano la vittima sui social: inviano una richiesta di amicizia tramite profili falsi, in cui caricano immagini (rubate dalla rete) di uomini o donne molto avvenenti che ricoprono posizioni lavorative di alto livello e che dichiarano di essere single, vedovi o separati.

Iniziano così i primi scambi di messaggi che si intensificano nel tempo e si arricchiscono di particolari sempre più intimi sulle rispettive vite.

Richieste di denaro

I malfattori studiano i comportamenti, gli interessi, le abitudini delle prede, specialmente se questa è molto attiva sulle piattaforme social e così instaurano un rapporto di confidenza e amicizia che sfocia in una dipendenza affettiva da parte della vittima.

I truffatori cominciano così a chiedere denaro, accampando una serie di motivazioni che coinvolgono sempre di più il malcapitato o la malcapitata: gravi motivi di salute, la voglia di acquistare un biglietto di viaggio per incontrare la vittima, comprare una casa dove vivere insieme felici e contenti per tutto il resto della vita.

Le richieste diventano sempre più frequenti, fino a raggiungere somme ingenti. In base alla propria capacità economica, la vittima arriva a dilapidare l’intero patrimonio personale e di famiglia o addirittura a indebitarsi e finire sul lastrico.

Consigli utili

La Polizia postale fornisce una serie di consigli pratici che aiutino ad accendere un campanello d’allarme prima che sia troppo tardi. 

1) Controllare su un comune motore di ricerca il nome e le immagini del profilo delle persone sconosciute che ci mandano messaggi romantici (e molto spesso sgrammaticati e chiaramente frutto di traduttori automatici), per verificare che non ci siano segnalazioni da parte di altri utenti;

2) Non fidarsi di chi chiede denaro con insistenza;

3) Non inviare denaro a nessuno;

4) Denunciare ciò che sta accadendo.

Le grandi dimissioni

Se andate su Wikipedia alla voce Grandi Dimissioni oppure Great Resignation (o Big Quit) trovate i numeri e una ricca bibliografia a cui fare riferimento per capire questo fenomeno attualmente in corso.

Le Grandi Dimissioni, il cui termine inglese è stato coniato dal Prof. Anthony Klotz, della Mays Business School (Texas A&M University), sono una tendenza economica in cui i dipendenti si dimettono volontariamente in massa dai loro posti di lavoro. Il fenomeno è iniziato nell’estate del 2021 negli USA dopo che il governo si è rifiutato di fornire protezioni ai lavoratori a seguito della pandemia di COVID-19

Si tratta comunque di qualcosa che, Covid-19 a parte, è un segnale il mercato del lavoro sta cambiando.

Stati Uniti

Secondo l’Harward Business Review nel settembre 2021 hanno lasciato il lavoro principalmente gli impiegati tra i 30 e i 45 anni, perché più esperti e ricercati; e gli impiegati nei settori tecnologico e sanitario. Nel primo caso, perché si tratta di un settore sempre in espansione e i dimissionari hanno deciso di sfruttarne le opportunità di crescita. Nel caso del settore sanitario, le dimissioni sono legate alle condizioni di lavoro, per ovvi motivi sempre sotto pressione in questi ultimi due anni.

Europa

Secondo un sondaggio su 5.000 persone in Germania il 6% dei lavoratori ha lasciato il lavoro a seguito della pandemia. Seguono il Regno Unito con il 4,7%, i Paesi Bassi con il 2,9% e la Francia con il 2,3%, il Belgio con l’1,9%..

Italia

In Italia, l’incremento di dimissioni volontarie si è registrato tra aprile e giugno 2021, con un sorprendente +85% rispetto all’anno precedente.

A dimettersi sono state le persone fra i 26-35 anni (70%) e tra 36-45 anni (30%), principalmente impiegati (82%) del Nord Italia (79%). I comparti più coinvolti sono Informatica e Digitale (32%), Produzione (28%) e Marketing e Commerciale (27%).

Le mie grandi dimissioni

Se soltanto due anni fa sarebbe stato impensabile fare una passo del genere, immaginate quando l’ho fatto io, esattamente sette anni fa, il 17 marzo 2015.

Da un posto fisso.

In banca.

A 41 anni.

E senza un altro lavoro.

Questa storia (e un po’ di altre cose interessanti sugli ex bancari che mollano tutto per fare tutt’altro lavoro) ve la racconto qui.

Il posto fisso (prima parte), Livello C1/C2, attività didattiche da scaricare su aspetti sociolinguistici e lessico del lavoro da dipendente.

Il posto fisso (seconda parte), Livello C1/C2. attività didattiche da scaricare su linguaggio figurato e metaforico.

Il sistema SWIFT: che cos’è e come funziona?

Si sente molto parlare di SWIFT in queste ultime ore, a proposito delle sanzioni contro la Russia: tra le misure prese in considerazione c’è infatti quella di escludere le banche russe dal sistema SWIFT.

il sistema SWIFT

Scarica le attività didattiche per livello B1

Ascolta il podcast

Che cos’è lo SWIFT?

La Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (Swift) è un consorzio con sede a La Hulpe, un piccolo comune belga a pochi chilometri da Bruxelles.

Il consorzio Swift è nato nel 1973 come sistema di comunicazione tra le banche per agevolare lo scambio di informazioni nella gestione dei pagamenti internazionali.

Oggi sono undici mila le banche e le istituzioni finanziarie che ne fanno parte, da oltre 200 Paesi.

Nel 2021 in media ogni giorno sono passate dal sistema Swift 42 milioni di transazioni finanziarie al giorno, per circa 5mila miliardi di dollari di scambi quotidiani.

Come funziona lo SWIFT?

Swift non è un sistema di pagamenti: è una piattaforma di scambio di informazioni finanziarie.

Se un cliente della Banca A deve mandare i soldi a un cliente della Banca B, che si trova in un altro paese, ma la Banca A e la Banca B non si conoscono e non hanno mai lavorato insieme, e quindi non hanno un conto “reciproco”, allora si ricorre a una banca corrispondente, la Banca C, che ha un rapporto sia con A che con B.

Così, la Banca C riceve i soldi da A e li trasferisce a B.

Tutto questo è possibile perché sia A che B che C appartengono al consorzio SWIFT che invia degli ordini di pagamento che le tre banche dovranno regolare sui loro conti correnti interbancari.

Se non ci fosse il sistema SWIFT le banche opererebbero con metodi più tradizionali come il sistema TELEX, più lento e oneroso.

Le conseguenze delle sanzioni

Le banche russe che fanno parte dello SWIFT sono trecento. L’esclusione da questo sistema comporterebbe maggiori difficoltà e costi per fare o ricevere pagamenti. Anche per una società europea o extraeuropea, ovviamente, sarebbe molto più difficile incassare il pagamento per la vendita di un suo prodotto a una società russa.

L’amore per il denaro contante in Italia

La storia d’amore tra l’Italia e il denaro contante continua a essere infinita: con il recente decreto si pensava che ci saremmo avviati verso una società un po’ più cashless, e invece sembra che la decisione sia rimandata.

Scarica QUI le attività didattiche per livello B2

La Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia due giorni fa hanno votato contro il limite di 1000€ previsto dal decreto, in merito all’uso del contante in Italia a partire dallo scorso 1 gennaio. Il limite è così tornato a quello del 31 dicembre 2021, cioè 2000€.

Ecco due articoli e podcast in cui avevamo parlato delle limitazioni all’uso del denaro contante in Italia.

Il borsellino elettronico

Qualche anno fa sono stata in Kenya e ho notato che si poteva comprare un caffè o il quotidiano da un chioschetto sulla strada, e pagare digitando un messaggio di testo molto semplice che comprendeva il codice del venditore a cui si inviavano i soldi e l’importo da pagare.

L’importo veniva addebitato dal borsellino elettronico del cliente e accreditato su quello del venditore.

Avete mai provato a pagare un caffè o un quotidiano con un borsellino elettronico, in Italia?

In certi paesi ATM e banche sono difficilmente raggiungibili per chi abita in zone lontane dalle città. Inoltre il trasporto è reso difficile oltre che dai costi, anche dalla condizione delle strade. Per questo la velocità di diffusione dei pagamenti elettronici è davvero impressionante.

In Italia, nonostante una rapida diffusione degli ultimi anni, le persone sembrano ancora molto legate al denaro contante.

Se vivete in Italia fateci caso: scoppia una bufera ogni volta che il Governo abbassa il limite di importo per i pagamenti in contanti.

I detrattori dei pagamenti elettronici sostengono che questi siano un mezzo con cui controllare i cittadini, poiché le operazioni sono ovviamente tracciate.

Lo scopo del Governo è quello di combattere l’evasione fiscale, che resta il male più grande del nostro paese.

Leggi larticolo completo qui. (scritto a novembre 2020)

Ascolta il podcast qui.

Le limitazioni all’uso del contante

Una cosa è certa: la strada verso la riduzione del contante è ancora lunga. 

Già nel luglio del 2020 il limite di contante era stato abbassato a 2000€ e il primo gennaio 2022 è entrato in vigore il nuovo limite ridotto a 1000€. Che però, come sappiamo, è stato bocciato, ripristinando il precedente.

La variazione degli importi per i pagamenti in contanti, che in vent’anni è passata da punte massime di 12.500€ del Governo Berlusconi nel 2002, a quelle minime di 1000€ del Governo Monti nel 2011, di fatto non è stata accompagnata da un cambio di mentalità.

Gli italiani hanno vissuto queste misure via via sempre più stringenti come una specie di dittatura, e non come un efficace contrasto all’evasione fiscale e all’economia sommersa.

Al punto da preferire il contante per non sentirsi controllati da un immaginario Grande Fratello bancario.

Leggi anche Il Cashback e la lotta al contante (scritto a gennaio 2021)

Ascolta il podcast qui.

17 febbraio 1992: trent’anni fa scoppiava Tangentopoli

Tangentopoli

Lunedì 17 gennaio 1992 il pool del magistrato Antonio Di Pietro arresta Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, una casa di riposo per anziani.

Mario Chiesa ha appena messo in tasca 7 milioni di vecchie lire (che sarebbero circa 3.500 euro).

I soldi glieli ha consegnati il proprietario di una ditta di pulizia di Monza, che in questo modo può assicurarsi il lavoro per la sua azienda e i suoi dipendenti.

Da Milano parte così un’inchiesta che arriva in tutta Italia, provoca scandali, suicidi, sdegno, dimissioni: una vera e propria rivoluzione che arriva ai vertici dei palazzi del potere fino a scoprire il sistema dei finanziamenti illeciti ai partiti.

La Prima Repubblica, che si regge proprio sul sistema dei partiti e delle relazioni tra loro, crolla definitivamente e apre la strada alla Seconda Repubblica. E a Silvio Berlusconi. (Ma questa è un’altra storia).

Che cos’è una tangente?

L’inchiesta prende il nome di Mani Pulite, come viene chiamato il pool di magistrati che si occupano dell’inchiesta, anche se giornali e televisione iniziano a chiamarla Tangentopoli.

La parola Tangentopoli nasce da “tangente” e “-poli“; nel linguaggio giornalistico è il nome che indica la città (-poli) di Milano e quella parte del suo mondo politico e imprenditoriale che funzionava grazie al sistema delle tangenti.

La tangente è una somma di denaro che si paga per ottenere un favore, una facilitazione e viene riscossa da una persona che può facilitare questo scambio o ne può influenzare la riuscita.

In una parola: corruzione.

A fine inchiesta, sono infatti 1.233 le condanne per corruzione, concussione, finanziamento illecito dei partiti e relativi falsi in bilancio aziendali.

Tangentopoli e le altre

Oltre alla portata storica di Tangentopoli, le influenze sono state anche sul piano lessicale.

Calciopoli, l’inchiesta nel calcio italiano tra il 2005 e il 2006; Concorsopoli, lo scandalo relativo allo svolgimento degli esami e dei concorsi pubblici; Vallettopoli, lo scandalo nato nel mondo dello spettacolo; Bancopoli, partito con la manipolazione del prezzo delle azioni della Banca Antonveneta attraverso la diffusione di notizie false.

Tutti questi neologismi sono nati sulla scia di Tangentopoli, nonostante -poli voglia dire città e non scandalo.

Di Tangentopoli ne abbiamo parlato qui

Ecco articoli, attività didattiche e podcast in cui abbiamo parlato di Tangentopoli.

Tangentopoli: dalla Prima alla Seconda Repubblica, articolo e attività didattiche/ Livello C2

L’ondata di suicidi di Tangentopoli, articolo e attività didattiche/ Livello C1

Raul Gardini e l’affare Enimont, articolo e attività didattiche/ Livello C1

Tangentopoli e la maxi-tangente Enimont, articolo e attività didattiche/ Livello C1

La Svizzera e il segreto bancario, articolo e attività didattiche/ Livello C2

Tangentopoli sul piccolo e grande schermo, articolo, attività didattiche, podcast/ Livello C1

I governi tecnici in Italia: il governo Monti

Un governo tecnico è caratterizzato da una non dichiarata identità politica ed è formato da personalità che hanno competenze tecniche specialistiche ed estranee alle forze politiche.

Si ricorre al governo tecnico in particolari situazioni di difficoltà o emergenza e nell’impossibilità di realizzare una maggioranza politica in Parlamento.

Negli ultimi dieci anni l’Italia è ricorsa al governo tecnico per ben due volte: il governo di Mario Monti nel 2011 e quello di Mario Draghi nel 2021.

In tutti e due i casi si è parlato di governo del Presidente, perché sono stati proprio i due Presidenti della Repubblica, nel 2011 Giorgio Napolitano e nel 2021 Sergio Mattarella, ad aprire le porte di Palazzo Chigi a Mario Monti e a Mario Draghi.

Novembre 2011: l’ombra dello spread

Mario Monti, il tecnico, fu chiamato nel 2011 dal capo dello Stato Giorgio Napolitano dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi.

La scelta cadde sull’ex rettore della Bocconi perché la maggioranza di governo, uscita vincente dalle elezioni del 2008, era “evidentemente logorata“.

Successivamente Napolitano fu accusato dal partito del Cavaliere di aver pianificato l’arrivo di Monti a Palazzo Chigi ben prima della scelta di Berlusconi di lasciare. Napolitano ha negato e ha difeso la sua scelta, scrivendo anche una lettera al Corriere della Sera, in cui ha parlato di Monti come risorsa per il Paese e ha definito le ipotesi di complotto come “fumo, soltanto fumo“.

Le tappe che portarono al governo Monti 

Nell’estate del 2011, quando cioè gli italiani scoprirono il significato della parola “spread”, erano ormai al culmine le tensioni e i dissensi nel governo tra il Presidente del Consiglio, il ministro dell’economia ed altri ministri. 

Il punto di rottura si ebbe con l’arrivo di alcune osservazioni delle autorità europee sulla politica economica che l’Italia avrebbe dovuto seguire per uscire da una situazione di crisi che rischiava di contagiare il resto dell’Eurozona.

L’8 novembre 2011, la Camera respinse il rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato; il differenziale Btp-Bund toccò il suo record storico a quota 574 punti (9 novembre). Berlusconi si rese conto a quel punto di non avere più una maggioranza in grado di sostenere il Governo e tre giorni dopo salì al Colle per dimettersi.

Il 16 novembre il presidente della Repubblica diede a Monti, già nominato Senatore a vita, l’incarico di formare un governo.

La scelta fu apprezzata a livello europeo e lo spread il 6 dicembre scese a 368 punti. Ma l’anno terminò comunque con il differenziale tra Bund e Btp di nuovo sopra quota 500.  

Le tappe che portarono al governo Monti le potete leggere anche qui:

Lo spauracchio della Patrimoniale (Livello C2, podcast)

Quel caldo agosto del 2011 (Livello C2, Worksheet and keys)

Lo spread al tempo della crisi (Livello C2, Worksheet and keys)

La corsa al Quirinale: come si elegge il Presidente della Repubblica Italiana

(Foto tratta dal sito www.ilquirinale.it)

La corsa al Quirinale inizia ufficialmente lunedì 24 gennaio p.v. alle ore 15, data e ora della convocazione del Parlamento, da parte del Presidente della Camera Roberto Fico che presiederà la seduta riunita a Palazzo Montecitorio, insieme alla Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Non esistono candidati ufficiali alla Presidenza della Repubblica. In base alla Costituzione, può essere eletto ogni cittadino italiano o cittadina italiana che abbia compiuto 50 anni e che goda dei diritti civili e politici.

Gli elettori del Presidente della Repubblica sono 630 deputati e deputate, 321 senatori e senatrici (di cui 6 a vita), 58 delegati e delegate regionali (3 per ogni regione, tranne la Valle d’Aosta, che ha un delegato), per un totale di 1009 votanti.

Il voto è a scrutinio segreto. 

Nelle prime tre votazioni serve il quorum di due terzi dell’assemblea parlamentare, equivalente a 673 elettori su 1009. Dal quarto scrutinio, invece, è sufficiente raggiungere la maggioranza assoluta: cioè 505 elettori su 1009. 

Non partecipano al voto i Presidenti di Camera e Senato.

SCARICA QUI LE ATTIVITA’ DIDATTICHE PER LIVELLO B2.

I verbi del Presidente

Lunedì 24 gennaio inizieranno le votazioni per le elezioni del Presidente della Repubblica italiana, in vista della scadenza del settennato di Sergio Mattarella, prevista per il 3 febbraio 2022.

In questi giorni sto facendo un po’ di ricerche per i nuovi contenuti (che troverete prossimamente nella sezione) e che naturalmente vorrei dedicare alla massima carica istituzionale.

Proverò a raccontarvi alcuni particolari momenti di crisi che l’Italia ha attraversato e la scelta, da parte del Presidente in carica, di ricorrere a un governo tecnico.

Proprio come ha fatto Sergio Mattarella con il Governo Draghi lo scorso febbraio, o come fece Giorgio Napolitano nel 2011, con il Governo Monti.

In questo articolo invece voglio parlarvi dei verbi del Presidente.

I verbi del presidente

Ho ascoltato il podcast Romanzo Quirinale (disponibile su Spotify) del giornalista Marco Damilano che fa un excursus molto interessante sulla storia d’Italia attraverso i Presidenti che si sono succeduti al Quirinale.

In particolare, nel terzo episodio si parla dei “verbi del Presidente”.

Ecco il pezzo:

Il Presidente della Repubblica può inviare messaggi alle Camere, autorizza i disegni di Legge, promulga le leggi, emana i decreti, indice le elezioni e i referendum, nomina i senatori a vita e i giudici della Consulta, ratifica i trattati, accredita i diplomatici, presiede il Consiglio Superiore della Magistratura e il Consiglio Supremo di Difesa, dichiara lo stato di guerra, può concedere la grazia e commutare le pene, conferisce le onorificenze.

Autorizza, promulga, emana, indice. E poi: nomina, ratifica, accredita, presiede, dichiara, conferisce: sono i verbi del Presidente. (Luigi, ndr) Einaudi li riassumeva in tre: consigliare, incoraggiare, avvertire.

(Tratto da Romanzo Quirinale Marco Damilano Ep.3 Il sogno dell’uomo forte)

Qui trovate le attività didattiche gratuite da scaricare per questo articolo.

Prossimi contenuti e articoli disponibili

A breve, i contenuti a pagamento.

Nel frattempo, potete leggere l’articolo e scaricare le attività didattiche sul Presidente Carlo Azeglio Ciampi, ex Governatore della Banca d’Italia, ex Presidente del Consiglio di un governo tecnico, il suo mandato da Presidente della Repubblica fu caratterizzato dal passaggio della lira all’euro.

Carlo Azeglio Ciampi, un economista al Quirinale

Uomo dai valori risorgimentali e anti-fascisti, con i piedi ben piantati nella Costituzione e lo sguardo verso il futuro, Carlo Azeglio Ciampi è stato una delle figure più autorevoli in Italia e in Europa.

Carlo Azeglio Ciampi “Una vita nelle Istituzioni” (Rai TG1/MEF Ministero Economia e Finanza)

La sobrietà

Eletto decimo Presidente della Repubblica Italiana il 13 maggio 1999, a 79 anni, il suo settennato al Quirinale è stato caratterizzato da orgoglio nazionale, forte sentimento europeista, e sobrietà.

Una sobrietà che Carlo Azeglio Ciampi aveva rintracciato proprio nell’idea di Europa comune già dagli anni Settanta, convinto che il rigore richiesto da Bruxelles avesse potuto aiutare l’Italia a portare avanti uno sviluppo economico e sociale.

Dalla filologia alla Banca D’Italia

L’incarico da Presidente della Repubblica è arrivato alla fine di una carriera ricca e inarrestabile, iniziata nel 1946 a 26 anni in Banca D’Italia, fresco di matrimonio con la coetanea Franca Pilla (che da first lady diventerà per tutti gli italiani, affettuosamente, donna Franca) e con due lauree all’attivo, la prima in Lettere (con una tesi in Filologia classica), la seconda in Giurisprudenza.

Partito con la qualifica da impiegato al Servizio Studi della banca centrale italiana, nel 1979 ne diventò Governatore, carica che ricoprì fino al 1993.

Per Carlo Azeglio Ciampi il suo ruolo fu quello di preservare l’integrità della Banca D’Italia e soprattutto la sua capacità operativa, come strumento efficiente al servizio del Paese e non come “corpo monocratico borioso e disdegnoso“.

Gli anni di Via Nazionale: tra violenti omicidi e lotta all’inflazione

Negli anni di Carlo Azeglio Ciampi a Via Nazionale si susseguono gravissimi fatti di cronaca legati agli scandali finanziari dell’epoca.

Primo fra tutti, nel luglio del 1979, l’uccisione a sangue freddo di Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore a seguito del crac della Banca Privata Italiana del banchiere Michele Sindona, mandante dell’omicidio Ambrosoli, e che morirà in carcere nel 1986, dopo aver bevuto un caffè al cianuro.

In mezzo, anche la morte del banchiere Roberto Calvi, trovato appeso sotto il ponte dei Frati Neri (Black Friars bridge) a Londra, nel giugno del 1982.

Seppur gravi, questi fatti non distolsero Carlo Azeglio Ciampi dall’affrontare questioni urgenti come, tra gli altri, l’inflazione oltre il 20%, il venerdì nero della lira del 1985, quando un enorme acquisto di dollari dell’Eni fece schizzare il cambio lira/dollaro; e ancora, la battaglia (persa) contro e la svalutazione della moneta italiana, che, nel settembre del 1992, pagò lo scotto di essere una valuta debole, e per questo bersaglio di sanguinose speculazioni finanziarie.

Un tecnico autorevole a Palazzo Chigi

Nel 1993 la Prima Repubblica stava cadendo, pezzo dopo pezzo, sotto i colpi dell’inchiesta giudiziaria di Tangentopoli.

C’era bisogno di un governo d’emergenza guidato da un tecnico autorevole che portasse il Paese alle elezioni del 1994 (che segnarono l’avvento di Silvio Berlusconi in politica).

Carlo Azeglio Ciampi lavorò per un anno sul pareggio di bilancio, sulla difesa dei redditi dall’inflazione, sulla nuova spinta verso l’Europa, dopo il trattato di Maastricht del febbraio 1992, e riuscì a restituire all’Italia fiducia e credibilità.

L’Euro in testa

Chiamato dai governi di centro-sinistra di Romano Prodi e Massimo D’Alema a ricoprire il ruolo di Ministro del Tesoro, dal 1996 al 1999 Carlo Azeglio Ciampi preparò il Paese negli anni che precedettero l’entrata in vigore della moneta unica, allo scoccare del 2002, evento a cui assistette da Presidente della Repubblica.

Con l’euro in testa dagli anni di Banca D’Italia, sia perché era un’idea che non aveva mai abbandonato, nonostante i gravosi incarichi istituzionali, e anche perché era stata sempre in cima alla lista dei suoi progetti.

Da Ministro del Tesoro, nel 1998, scelse l’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci come effige per la moneta da 1€ in circolazione in Italia.

L’opera di Leonardo rappresenta il Rinascimento, un periodo storico focalizzato sull’Uomo: una scelta quella di Ciampi segnata dalla convinzione di una “moneta al servizio dell’Uomo” invece dell’Uomo al servizio del denaro.

Esattamente come è stato Carlo Azeglio Ciampi, un uomo al servizio delle istituzioni che ha rappresentato nel corso della sua vita.

La sfida delle Fintech in Italia

Cos’è esattamente una società Fintech? Se ne sente parlare spesso, e soprattutto usiamo tutti i giorni i servizi messi in campo da queste aziende. 

Leggi l’articolo completo qui.

Per praticare l’abilità di comprensione orale del testo, scarica le attività didattiche e ascolta i podcast (speaker Marco Chiappini).

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