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Febbraio 2022

Il sistema SWIFT: che cos’è e come funziona?

Si sente molto parlare di SWIFT in queste ultime ore, a proposito delle sanzioni contro la Russia: tra le misure prese in considerazione c’è infatti quella di escludere le banche russe dal sistema SWIFT.

il sistema SWIFT

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Che cos’è lo SWIFT?

La Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (Swift) è un consorzio con sede a La Hulpe, un piccolo comune belga a pochi chilometri da Bruxelles.

Il consorzio Swift è nato nel 1973 come sistema di comunicazione tra le banche per agevolare lo scambio di informazioni nella gestione dei pagamenti internazionali.

Oggi sono undici mila le banche e le istituzioni finanziarie che ne fanno parte, da oltre 200 Paesi.

Nel 2021 in media ogni giorno sono passate dal sistema Swift 42 milioni di transazioni finanziarie al giorno, per circa 5mila miliardi di dollari di scambi quotidiani.

Come funziona lo SWIFT?

Swift non è un sistema di pagamenti: è una piattaforma di scambio di informazioni finanziarie.

Se un cliente della Banca A deve mandare i soldi a un cliente della Banca B, che si trova in un altro paese, ma la Banca A e la Banca B non si conoscono e non hanno mai lavorato insieme, e quindi non hanno un conto “reciproco”, allora si ricorre a una banca corrispondente, la Banca C, che ha un rapporto sia con A che con B.

Così, la Banca C riceve i soldi da A e li trasferisce a B.

Tutto questo è possibile perché sia A che B che C appartengono al consorzio SWIFT che invia degli ordini di pagamento che le tre banche dovranno regolare sui loro conti correnti interbancari.

Se non ci fosse il sistema SWIFT le banche opererebbero con metodi più tradizionali come il sistema TELEX, più lento e oneroso.

Le conseguenze delle sanzioni

Le banche russe che fanno parte dello SWIFT sono trecento. L’esclusione da questo sistema comporterebbe maggiori difficoltà e costi per fare o ricevere pagamenti. Anche per una società europea o extraeuropea, ovviamente, sarebbe molto più difficile incassare il pagamento per la vendita di un suo prodotto a una società russa.

L’amore per il denaro contante in Italia

La storia d’amore tra l’Italia e il denaro contante continua a essere infinita: con il recente decreto si pensava che ci saremmo avviati verso una società un po’ più cashless, e invece sembra che la decisione sia rimandata.

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La Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia due giorni fa hanno votato contro il limite di 1000€ previsto dal decreto, in merito all’uso del contante in Italia a partire dallo scorso 1 gennaio. Il limite è così tornato a quello del 31 dicembre 2021, cioè 2000€.

Ecco due articoli e podcast in cui avevamo parlato delle limitazioni all’uso del denaro contante in Italia.

Il borsellino elettronico

Qualche anno fa sono stata in Kenya e ho notato che si poteva comprare un caffè o il quotidiano da un chioschetto sulla strada, e pagare digitando un messaggio di testo molto semplice che comprendeva il codice del venditore a cui si inviavano i soldi e l’importo da pagare.

L’importo veniva addebitato dal borsellino elettronico del cliente e accreditato su quello del venditore.

Avete mai provato a pagare un caffè o un quotidiano con un borsellino elettronico, in Italia?

In certi paesi ATM e banche sono difficilmente raggiungibili per chi abita in zone lontane dalle città. Inoltre il trasporto è reso difficile oltre che dai costi, anche dalla condizione delle strade. Per questo la velocità di diffusione dei pagamenti elettronici è davvero impressionante.

In Italia, nonostante una rapida diffusione degli ultimi anni, le persone sembrano ancora molto legate al denaro contante.

Se vivete in Italia fateci caso: scoppia una bufera ogni volta che il Governo abbassa il limite di importo per i pagamenti in contanti.

I detrattori dei pagamenti elettronici sostengono che questi siano un mezzo con cui controllare i cittadini, poiché le operazioni sono ovviamente tracciate.

Lo scopo del Governo è quello di combattere l’evasione fiscale, che resta il male più grande del nostro paese.

Leggi larticolo completo qui. (scritto a novembre 2020)

Ascolta il podcast qui.

Le limitazioni all’uso del contante

Una cosa è certa: la strada verso la riduzione del contante è ancora lunga. 

Già nel luglio del 2020 il limite di contante era stato abbassato a 2000€ e il primo gennaio 2022 è entrato in vigore il nuovo limite ridotto a 1000€. Che però, come sappiamo, è stato bocciato, ripristinando il precedente.

La variazione degli importi per i pagamenti in contanti, che in vent’anni è passata da punte massime di 12.500€ del Governo Berlusconi nel 2002, a quelle minime di 1000€ del Governo Monti nel 2011, di fatto non è stata accompagnata da un cambio di mentalità.

Gli italiani hanno vissuto queste misure via via sempre più stringenti come una specie di dittatura, e non come un efficace contrasto all’evasione fiscale e all’economia sommersa.

Al punto da preferire il contante per non sentirsi controllati da un immaginario Grande Fratello bancario.

Leggi anche Il Cashback e la lotta al contante (scritto a gennaio 2021)

Ascolta il podcast qui.

La lingua di Tangentopoli: il dipietrese

La parola Tangentopoli nasce da “tangente” e “-poli“. Nel linguaggio giornalistico è il nome che indica la città (-poli) di Milano e quella parte del suo mondo politico e imprenditoriale che funzionava grazie al sistema delle tangenti e della corruzione.

Da Tangentopoli sono deriva Concorsopoli, Vallettopoli, Calciopoli, Bancopoli, proprio per indicare gli scandali avvenuti nel mondo dei concorsi pubblici, della televisione, del calcio, degli istituti di credito (ne ho parlato qui).

Il Dipietrese

Ma la vera rivoluzione linguistica (oltre che politica) l’ha fatta il Magistrato Antonio Di Pietro, che nel suo ruolo di pubblica accusa ha usato un linguaggio talmente singolare che addirittura l’enciclopedia Treccani l’ha ribattezzato e consacrato come dipietrese.

Il dipietrese è un linguaggio semplice che ha la caratteristica di non essere molto acculturato però si fa capire.

(Antonio Di Pietro)

Il dipietrese è caratterizzato da un lessico e da un registro coloriti e popolari, con uno stile comunicativo senza i tecnicismi tipici del linguaggio specialistico (in questo caso giudiziario). Inoltre, è anche infarcito di espressioni ricorrenti, detti proverbiali, esclamazioni.

Ecco qualche esempio:

Forte della sua estrazione popolare e del fatto di non appartenere agli ambienti colti, Antonio Di Pietro è riuscito attraverso il dipietrese a creare una forma innovativa di comunicazione pubblica.

Eppure alcuni linguisti non sono stati d’accordo nel riconoscerne il carattere moderno. Sostengono, infatti che il dipietrese resti legato al tecnicismo del linguaggio giudiziario e all’ambiguità della comunicazione pubblica.

17 febbraio 1992: trent’anni fa scoppiava Tangentopoli

Tangentopoli

Lunedì 17 gennaio 1992 il pool del magistrato Antonio Di Pietro arresta Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, una casa di riposo per anziani.

Mario Chiesa ha appena messo in tasca 7 milioni di vecchie lire (che sarebbero circa 3.500 euro).

I soldi glieli ha consegnati il proprietario di una ditta di pulizia di Monza, che in questo modo può assicurarsi il lavoro per la sua azienda e i suoi dipendenti.

Da Milano parte così un’inchiesta che arriva in tutta Italia, provoca scandali, suicidi, sdegno, dimissioni: una vera e propria rivoluzione che arriva ai vertici dei palazzi del potere fino a scoprire il sistema dei finanziamenti illeciti ai partiti.

La Prima Repubblica, che si regge proprio sul sistema dei partiti e delle relazioni tra loro, crolla definitivamente e apre la strada alla Seconda Repubblica. E a Silvio Berlusconi. (Ma questa è un’altra storia).

Che cos’è una tangente?

L’inchiesta prende il nome di Mani Pulite, come viene chiamato il pool di magistrati che si occupano dell’inchiesta, anche se giornali e televisione iniziano a chiamarla Tangentopoli.

La parola Tangentopoli nasce da “tangente” e “-poli“; nel linguaggio giornalistico è il nome che indica la città (-poli) di Milano e quella parte del suo mondo politico e imprenditoriale che funzionava grazie al sistema delle tangenti.

La tangente è una somma di denaro che si paga per ottenere un favore, una facilitazione e viene riscossa da una persona che può facilitare questo scambio o ne può influenzare la riuscita.

In una parola: corruzione.

A fine inchiesta, sono infatti 1.233 le condanne per corruzione, concussione, finanziamento illecito dei partiti e relativi falsi in bilancio aziendali.

Tangentopoli e le altre

Oltre alla portata storica di Tangentopoli, le influenze sono state anche sul piano lessicale.

Calciopoli, l’inchiesta nel calcio italiano tra il 2005 e il 2006; Concorsopoli, lo scandalo relativo allo svolgimento degli esami e dei concorsi pubblici; Vallettopoli, lo scandalo nato nel mondo dello spettacolo; Bancopoli, partito con la manipolazione del prezzo delle azioni della Banca Antonveneta attraverso la diffusione di notizie false.

Tutti questi neologismi sono nati sulla scia di Tangentopoli, nonostante -poli voglia dire città e non scandalo.

Di Tangentopoli ne abbiamo parlato qui

Ecco articoli, attività didattiche e podcast in cui abbiamo parlato di Tangentopoli.

Tangentopoli: dalla Prima alla Seconda Repubblica, articolo e attività didattiche/ Livello C2

L’ondata di suicidi di Tangentopoli, articolo e attività didattiche/ Livello C1

Raul Gardini e l’affare Enimont, articolo e attività didattiche/ Livello C1

Tangentopoli e la maxi-tangente Enimont, articolo e attività didattiche/ Livello C1

La Svizzera e il segreto bancario, articolo e attività didattiche/ Livello C2

Tangentopoli sul piccolo e grande schermo, articolo, attività didattiche, podcast/ Livello C1

I governi tecnici in Italia: il governo Ciampi

DISPONIBILE COME RISORSA LIBERA tutto l’articolo, il podcast e le NOVE attività didattiche sul lessico giornalistico, la grammatica, la storia politica italiana, per gli studenti (I governi del Presidente: il governo Ciampi_B2+_S), unitamente al Worksheet con le indicazioni per gli insegnanti e le soluzioni (I governi del Presidente: il governo Ciampi_B2+_T).

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Credits: jimmyweee

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Febbraio 2021. Quando Sergio Mattarella convoca Mario Draghi al Quirinale per affidargli il governo, il pensiero corre subito ad un suo predecessore eccellente, Carlo Azeglio Ciampi

Se tutte le strade portano a Roma, quelle di Draghi e Ciampi li hanno portati precisamente a via Nazionale e a Palazzo Chigi. 

Mario Draghi, il Ciampi boy

Ai vertici di Bankitalia per 14 anni, Carlo Azeglio Ciampi è stato Primo Ministro del governo tecnico voluto dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro nel 1993. 

Di Scalfaro, Ciampi sarà poi il successore al Colle, nel 1999.

Durante le sua carriera come uomo di governo, Ciampi ricoprirà anche il ruolo di Ministro del Bilancio per il governo di Romano Prodi. In quel periodo, Ciampi creerà una squadra di giovani economisti per salvare l’Italia dall’esclusione dall’euro. 

I giornali li chiamano i Ciampi boys, e il primo ad essere appellato in questo modo è Mario Draghi, che nel 1991 è diventato Direttore Generale del Tesoro proprio su segnalazione di Carlo Azeglio Ciampi e che nel 2006 diventerà Governatore della Banca D’Italia.

Ciampi, da Via Nazionale a Palazzo Chigi

Il governo guidato da Giuliano Amato si dimette il 22 aprile 1993 dopo dieci mesi di agonia. 

C’è bisogno di un governo d’emergenza guidato da un tecnico autorevole che porti il Paese alle elezioni del 1994.

Per mezzo secolo in Italia ha governato un sistema politico che sta cadendo per mano dell’inchiesta Mani Pulite, partita nel febbraio del 1992 dalla Procura di Milano. Sempre nel 1992, a maggio e a luglio, Cosa Nostra ha ucciso i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. 

Quell’ondata di terrore non si sarebbe fermata: nell’estate del 1993, pochi mesi dopo la caduta del governo Amato, altre bombe sarebbero scoppiate tra Firenze, Roma e Milano.

E’ in questo clima che Oscar Luigi Scalfaro vara il primo “governo del presidente” della storia, l’ultimo della Prima Repubblica.

Lo affida a Carlo Azeglio Ciampi, che in quel momento è il Governatore della Banca D’Italia. 

Il governo Ciampi: antefatto

Teniamo bene a mente in che periodo storico siamo.

Primi anni Novanta. Dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989 il Partito Comunista Italiano (PCI) cambia nome e diventa PDS Partito Democratico della Sinistra. Alla guida del cambiamento c’è Achille Occhetto, che dal 1988 è segretario del PCI di cui decide lo scioglimento e la fondazione del nuovo partito, con un orientamento verso la socialdemocrazia. Il PCI si scioglie il 3 febbraio 1991. Il nuovo partito, il PDS, nasce subito dopo, l’8 febbraio, con Achille Occhetto come segretario.

Il governo più veloce della storia

Torniamo all’aprile del 1993 e al governo tecnico di Ciampi.

Le consultazioni durano due giorni. Dopo 72 ore, ecco il governo: ci sono ministri tecnici, ma anche puri politici tout court. Ci sono pure quattro ministri di sinistra: tre ex-comunisti (ora PDS) e un Verde (il giovanissimo Francesco Rutelli, che non ha nemmeno 40 anni e a dicembre di quello stesso anno diventerà sindaco di Roma). 

Si dimettono tutti e quattro dieci ore dopo aver giurato.

Quello stesso giorno la Camera vota a maggioranza contro due richieste di autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi (segretario del Partito Socialista), accusato di corruzione. 

Ricordate? Siamo in piena Tangentopoli e le richieste di procedere contro Craxi arrivano dai magistrati di Mani Pulite.

Il PDS e i Verdi (insieme ad altri partiti tra cui la Lega e il Movimento Sociale Italiano, la destra nazionale) votano a favore del procedimento giudiziario. Per questo, nel neonato PDS la tensione era parecchia: indotto dalle pressioni interne, Achille Occhetto decide di ritirare i tre ministri del suo partito dal governo Ciampi, a titolo di protesta contro la decisione della Camera. Anche il partito dei Verdi ritirerà Rutelli dal nuovo governo.

Un governo di scopo

Risolta la questione ministri, il governo va avanti per sette mesi. 

Carlo Azeglio Ciampi lavora sul pareggio di bilancio, sulla difesa dei redditi dall’inflazione, sulla nuova spinta verso l’Europa, dopo il trattato di Maastricht del febbraio 1992, e riesce a restituire all’Italia fiducia e credibilità.

Il 13 gennaio 1994 Ciampi rassegna le dimissioni, ma resta formalmente in carica fino all’11 maggio 1994. La caduta del governo non è improvvisa, si sapeva già che sarebbe stato un governo di scopo.

Quale scopo?

Quello di votare la legge elettorale che i cittadini avevano chiesto attraverso un referendum proprio nell’aprile del 1993. 

La legge si chiama Mattarellum, dal nome del suo relatore, Sergio Mattarella.

Considerato una buona legge poiché prevede una rappresentazione più fedele della volontà popolare, il Mattarellum resterà in vigore fino al 2005.

Verso l’Euro

Con la fine del governo Ciampi si chiude la Prima Repubblica.

Chiamato dai governi di centro-sinistra a ricoprire il ruolo di Ministro del Tesoro, dal 1996 al 1999, Carlo Azeglio Ciampi preparerà il Paese negli anni che precedono l’entrata in vigore della moneta unica nel 2002, evento a cui assisterà da Presidente della Repubblica.

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Ascolta il podcast (voce Marco Chiappini)

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