Gucci: Roma città aperta

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Gucci: Roma città aperta

Tra le due Guerre, la produzione di Gucci si arricchì di accessori come le cinture, i portafogli, le scarpe, tra cui il mocassino, il primo al mondo con il morso dorato.

Aldo, uno dei figli di Guccio, spinse il padre ad espandersi. Guccio inizialmente non era d’accordo perché preoccupato per la parte finanziaria del progetto, ma alla fine capitolò e aprì l’ormai storico negozio di Via Condotti, a Roma.

Questa decisione si rivelò provvidenziale. Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale Roma fu dichiarata città aperta, cioè una città ceduta all’esercito nemico senza combattimenti, con lo scopo di evitarne la distruzione. Parecchi soldati stranieri affollarono il negozio di Roma per comprare borse e accessori da spedire alle mamme e alle fidanzate.

La guerra finì ma Guccio fece i salti mortali per ottenere prestiti da più banche per tenere in piedi i due negozi di Firenze e Roma. 

Inoltre, le materie prime continuavano a scarseggiare ma la produzione non si fermò: con i pochi materiali a disposizione i suoi artigiani continuarono a fabbricare prodotti sempre più esclusivi. Nacquero così le borse con i manici di bambù e quelle in pelle di maiale. 

Nei primi anni Cinquanta Guccio aprì un terzo negozio, a Milano, in Via Montenapoleone, che fu inaugurato dal figlio Rodolfo

Nel frattempo i figli, Aldo, Rodolfo e Vasco, avevano trovato un piccolo locale a New York, non troppo distante dalla Quinta Strada, dove inaugurare il primo punto vendita americano della catena.

Guccio ricevette la notizia con un telegramma e andò su tutte le furie.

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Gucci: una corsa in ascensore

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Gucci: una corsa in ascensore

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In inglese l’espressione elevator pitch indica un breve discorso di presentazione: di sé stessi, della propria attività, o di un’idea alla ricerca di finanziatori. 

E visto che negli affari, oggi più che mai, vale la regola il tempo è denaro, l’elevator pitch deve durare quanto una corsa in ascensore.
Fine trailer

Se Guccio Gucci l’avesse saputo, quando lavorava come addetto all’ascensore del prestigioso Hotel Savoy di Londra, probabilmente avrebbe già trovato all’epoca dei finanziatori interessati alla sua attività.

Guccio nacque a Firenze nel 1881 da una famiglia di artigiani, produttori di cappelli di paglia.

La bottega di famiglia fallì quando il giovane Gucci aveva 17 anni e così si imbarcò per Londra dove trovò lavoro nel lussuoso Hotel Savoy, il primo al mondo a essere dotato di un ascensore.

Portare su e giù i facoltosi clienti dell’albergo diede l’opportunità a Guccio di osservare molto da vicino gli accessori con cui viaggiavano.
Quei bagagli così eleganti non erano semplici articoli da viaggio ma dei veri e propri indicatori di status sociale.

Tornato a Firenze, Guccio lavorò per un negozio di antiquariato, si sposò e mise su famiglia con Aida Calvelli, che lavorava nella sartoria paterna.
 
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale dovette partire per il fronte e fece ritorno a Firenze alla fine del conflitto. La città era distrutta ma lui riuscì a trovare lavoro in un’azienda specializzata in prodotti di pelle, dove imparò il mestiere sul campo, sia il lato artigianale che quello commerciale. 

Guccio si fece subito notare e infatti poco dopo gli fu chiesto di andare a dirigere un nuovo negozio a Roma. Mentre faceva la spola tra la capitale e Firenze, il suo sogno prendeva forma: con le esperienze accumulate negli anni e i risparmi della moglie riuscì finalmente ad aprire un negozio tutto suo: la Valigeria Guccio Gucci. 


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Le piste dell’omicidio Gucci

La morte di Maurizio Gucci avvenuta la mattina del  27 marzo 1995 a Milano non è più un mistero.  

Guarda qui l’anteprima dell’unità didattica per livello B2/C1: Le piste dell’omicidio Gucci_Preview

Le piste dell'omicidio Gucci

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L’accusa di omicidio a carico dell’ex-moglie Patrizia Reggiani, da cui Maurizio Gucci si era separato nel 1985 e da cui aveva divorziato un anno prima di venire assassinato a sangue freddo su un marciapiede milanese, è stata il culmine di una serie di indagini che avevano passato in rassegna la vita pubblica e privata dell’ultimo rampollo della prestigiosa casa di moda toscana.

La morte di Maurizio Gucci avvenuta la mattina del 27 marzo 1995 a Milano non è più un mistero.
L’accusa di omicidio a carico dell’ex-moglie Patrizia Reggiani, da cui Maurizio Gucci si era separato nel 1985 e da cui aveva divorziato un anno prima di venire assassinato a sangue freddo su un marciapiede
milanese, è stata il culmine di una serie di indagini che avevano passato in rassegna la vita pubblica e privata dell’ultimo rampollo della prestigiosa casa di moda toscana.

Prima che Patrizia Reggiani venisse accusata, processata e arrestata per l’omicidio del marito, gli inquirenti e la stampa avevano iniziato ad indagare sugli affari di Maurizio Gucci che si trovava in un momento di importanti cambiamenti nella vita professionale.

Investcorp

Con i soldi che aveva ricavato dalla vendita della sua quota del 50% dell’azienda di famiglia alla società araba Investcorp (per 270 miliardi di vecchie lire) aveva intenzione di aprire un casinò in Svizzera e un porto turistico in Spagna.

Investcorp è una società di private equity con sede in Bahrain, che per mestiere rileva quote di società con grosso potenziale, per portarle alla quotazione in Borsa e rivendere il pacchetto azionario sul mercato a un prezzo appetibile. All’epoca Investcorp era poco conosciuta nel mondo finanziario, anche se aveva fatto una fortuna con il salvataggio di Tiffany&Co. e la successiva quotazione in Borsa.

L’accordo con Investcorp era nato nel 1989, dopo che l’erede di Rodolfo Gucci, uno dei figli del fondatore Guccio, era riuscito a chiudere, a seguito di varie vicende giudiziarie, lo scontro con i cugini
Giorgio, Paolo e Roberto, figli di Aldo (fratello di Rodolfo).

Le piste dell’omicidio Gucci

Nonostante l’intervento della Investcorp avesse portato Maurizio Gucci a ottenere il totale controllo dell’azienda di famiglia, la sua gestione dispendiosa acuì le tensioni con la società del Golfo Persico.

All’inizio del 1993 la società finanziaria provò a mettere alle strette Maurizio Gucci pretendendo un aumento di capitale, ben sapendo che l’uomo era a corto di liquidità.

A cinque giorni dalla scadenza del termine, Maurizio pagò l’aumento di capitale, rivelando di aver trovato i soldi sotto una mattonella, grazie al suggerimento di suo padre, che gli era apparso in sogno.

Dopo la morte, avvenuta a due anni da quel fatto, gli inquirenti indagarono sulla provenienza del denaro, convinti che dietro l’omicidio ci fosse un finanziatore occulto che probabilmente non era stato ripagato
del prestito che aveva concesso.

Gli investigatori, però, accertarono successivamente che Maurizio Gucci aveva onorato quel debito e non gli restava altro che dirigere le indagini verso la vita privata dell’uomo.

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Le truffe romantiche

In inglese si dice romance scam o love scam, in italiano si chiamano truffe romantiche.

Secondo la Polizia Postale, che svolge un’attività di controllo degli spazi web e delle piattaforme social per prevenire e contrastare i tentativi di truffa, nel 2021 le truffe romantiche sono cresciute del 118% rispetto al 2020.

Si tratta di uno dei raggiri più dolorosi che illude, ferisce, lascia l’amaro in bocca, crea danni psicologici, fisici e, non ultimi, finanziari.

Ammonta infatti a 4.500.000 euro l’importo delle somme sottratte con l’inganno.

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Le vittime delle truffe romantiche

L’età media delle vittime sarebbe intorno ai 50 anni e a rimanerne coinvolte spesso sono donne di estrazione sociale eterogenea. Molto spesso si tratta di persone appena uscite da relazioni sentimentali finite male.

Sembra che il sesso maschile sia meno colpito, ma dobbiamo anche considerare che c’è molta vergogna a segnalare e denunciare il fatto.

E in alcuni casi (specie se le vittime sono gli uomini) si fa fatica a parlarne con familiari e amici stretti e addirittura ad ammettere a se stessi di essere stati raggirati.

Corteggiamento social

In genere, i criminali contattano la vittima sui social: inviano una richiesta di amicizia tramite profili falsi, in cui caricano immagini (rubate dalla rete) di uomini o donne molto avvenenti che ricoprono posizioni lavorative di alto livello e che dichiarano di essere single, vedovi o separati.

Iniziano così i primi scambi di messaggi che si intensificano nel tempo e si arricchiscono di particolari sempre più intimi sulle rispettive vite.

Richieste di denaro

I malfattori studiano i comportamenti, gli interessi, le abitudini delle prede, specialmente se questa è molto attiva sulle piattaforme social e così instaurano un rapporto di confidenza e amicizia che sfocia in una dipendenza affettiva da parte della vittima.

I truffatori cominciano così a chiedere denaro, accampando una serie di motivazioni che coinvolgono sempre di più il malcapitato o la malcapitata: gravi motivi di salute, la voglia di acquistare un biglietto di viaggio per incontrare la vittima, comprare una casa dove vivere insieme felici e contenti per tutto il resto della vita.

Le richieste diventano sempre più frequenti, fino a raggiungere somme ingenti. In base alla propria capacità economica, la vittima arriva a dilapidare l’intero patrimonio personale e di famiglia o addirittura a indebitarsi e finire sul lastrico.

Consigli utili

La Polizia postale fornisce una serie di consigli pratici che aiutino ad accendere un campanello d’allarme prima che sia troppo tardi. 

1) Controllare su un comune motore di ricerca il nome e le immagini del profilo delle persone sconosciute che ci mandano messaggi romantici (e molto spesso sgrammaticati e chiaramente frutto di traduttori automatici), per verificare che non ci siano segnalazioni da parte di altri utenti;

2) Non fidarsi di chi chiede denaro con insistenza;

3) Non inviare denaro a nessuno;

4) Denunciare ciò che sta accadendo.

Buon Dantedì!

Il viaggio immaginario descritto da Dante nella Divina Commedia inizia nella primavera del 1300, e ci fornisce ancora oggi degli spunti interessanti nel dibattito economico e sociale.

Dal 2020, la giornata del 25 marzo si chiama Dantedì, poiché secondo gli studiosi potrebbe corrispondere alla data in cui il sommo poeta intraprese suo il viaggio.

Dantedì
Casa in cui presumibilmente visse Dante (Firenze, piazza San Martino angolo tra via dei Magazzini e via Dante Alighieri). Foto di Anna Quaranta

Riepiloghiamo qui tre articoli e podcast che celebrano il padre della lingua italiana e la sua incredibile modernità.

Buona lettura e buon ascolto (voce e musica Marco Chiappini)…e buon Dantedì a tutti!

Dante Alighieri, un uomo del suo tempo (podcast e articolo, livello B2)

Popolo di santi, navigatori…e peccatori! (podcast e articolo, livello B2)

Una bolgia! (podcast e articolo, livello B2)

Le grandi dimissioni

Se andate su Wikipedia alla voce Grandi Dimissioni oppure Great Resignation (o Big Quit) trovate i numeri e una ricca bibliografia a cui fare riferimento per capire questo fenomeno attualmente in corso.

Le Grandi Dimissioni, il cui termine inglese è stato coniato dal Prof. Anthony Klotz, della Mays Business School (Texas A&M University), sono una tendenza economica in cui i dipendenti si dimettono volontariamente in massa dai loro posti di lavoro. Il fenomeno è iniziato nell’estate del 2021 negli USA dopo che il governo si è rifiutato di fornire protezioni ai lavoratori a seguito della pandemia di COVID-19

Si tratta comunque di qualcosa che, Covid-19 a parte, è un segnale il mercato del lavoro sta cambiando.

Stati Uniti

Secondo l’Harward Business Review nel settembre 2021 hanno lasciato il lavoro principalmente gli impiegati tra i 30 e i 45 anni, perché più esperti e ricercati; e gli impiegati nei settori tecnologico e sanitario. Nel primo caso, perché si tratta di un settore sempre in espansione e i dimissionari hanno deciso di sfruttarne le opportunità di crescita. Nel caso del settore sanitario, le dimissioni sono legate alle condizioni di lavoro, per ovvi motivi sempre sotto pressione in questi ultimi due anni.

Europa

Secondo un sondaggio su 5.000 persone in Germania il 6% dei lavoratori ha lasciato il lavoro a seguito della pandemia. Seguono il Regno Unito con il 4,7%, i Paesi Bassi con il 2,9% e la Francia con il 2,3%, il Belgio con l’1,9%..

Italia

In Italia, l’incremento di dimissioni volontarie si è registrato tra aprile e giugno 2021, con un sorprendente +85% rispetto all’anno precedente.

A dimettersi sono state le persone fra i 26-35 anni (70%) e tra 36-45 anni (30%), principalmente impiegati (82%) del Nord Italia (79%). I comparti più coinvolti sono Informatica e Digitale (32%), Produzione (28%) e Marketing e Commerciale (27%).

Le mie grandi dimissioni

Se soltanto due anni fa sarebbe stato impensabile fare una passo del genere, immaginate quando l’ho fatto io, esattamente sette anni fa, il 17 marzo 2015.

Da un posto fisso.

In banca.

A 41 anni.

E senza un altro lavoro.

Questa storia (e un po’ di altre cose interessanti sugli ex bancari che mollano tutto per fare tutt’altro lavoro) ve la racconto qui.

Il posto fisso (prima parte), Livello C1/C2, attività didattiche da scaricare su aspetti sociolinguistici e lessico del lavoro da dipendente.

Il posto fisso (seconda parte), Livello C1/C2. attività didattiche da scaricare su linguaggio figurato e metaforico.

Il sistema SWIFT: che cos’è e come funziona?

Si sente molto parlare di SWIFT in queste ultime ore, a proposito delle sanzioni contro la Russia: tra le misure prese in considerazione c’è infatti quella di escludere le banche russe dal sistema SWIFT.

il sistema SWIFT

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Che cos’è lo SWIFT?

La Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (Swift) è un consorzio con sede a La Hulpe, un piccolo comune belga a pochi chilometri da Bruxelles.

Il consorzio Swift è nato nel 1973 come sistema di comunicazione tra le banche per agevolare lo scambio di informazioni nella gestione dei pagamenti internazionali.

Oggi sono undici mila le banche e le istituzioni finanziarie che ne fanno parte, da oltre 200 Paesi.

Nel 2021 in media ogni giorno sono passate dal sistema Swift 42 milioni di transazioni finanziarie al giorno, per circa 5mila miliardi di dollari di scambi quotidiani.

Come funziona lo SWIFT?

Swift non è un sistema di pagamenti: è una piattaforma di scambio di informazioni finanziarie.

Se un cliente della Banca A deve mandare i soldi a un cliente della Banca B, che si trova in un altro paese, ma la Banca A e la Banca B non si conoscono e non hanno mai lavorato insieme, e quindi non hanno un conto “reciproco”, allora si ricorre a una banca corrispondente, la Banca C, che ha un rapporto sia con A che con B.

Così, la Banca C riceve i soldi da A e li trasferisce a B.

Tutto questo è possibile perché sia A che B che C appartengono al consorzio SWIFT che invia degli ordini di pagamento che le tre banche dovranno regolare sui loro conti correnti interbancari.

Se non ci fosse il sistema SWIFT le banche opererebbero con metodi più tradizionali come il sistema TELEX, più lento e oneroso.

Le conseguenze delle sanzioni

Le banche russe che fanno parte dello SWIFT sono trecento. L’esclusione da questo sistema comporterebbe maggiori difficoltà e costi per fare o ricevere pagamenti. Anche per una società europea o extraeuropea, ovviamente, sarebbe molto più difficile incassare il pagamento per la vendita di un suo prodotto a una società russa.

L’amore per il denaro contante in Italia

La storia d’amore tra l’Italia e il denaro contante continua a essere infinita: con il recente decreto si pensava che ci saremmo avviati verso una società un po’ più cashless, e invece sembra che la decisione sia rimandata.

Scarica QUI le attività didattiche per livello B2

La Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia due giorni fa hanno votato contro il limite di 1000€ previsto dal decreto, in merito all’uso del contante in Italia a partire dallo scorso 1 gennaio. Il limite è così tornato a quello del 31 dicembre 2021, cioè 2000€.

Ecco due articoli e podcast in cui avevamo parlato delle limitazioni all’uso del denaro contante in Italia.

Il borsellino elettronico

Qualche anno fa sono stata in Kenya e ho notato che si poteva comprare un caffè o il quotidiano da un chioschetto sulla strada, e pagare digitando un messaggio di testo molto semplice che comprendeva il codice del venditore a cui si inviavano i soldi e l’importo da pagare.

L’importo veniva addebitato dal borsellino elettronico del cliente e accreditato su quello del venditore.

Avete mai provato a pagare un caffè o un quotidiano con un borsellino elettronico, in Italia?

In certi paesi ATM e banche sono difficilmente raggiungibili per chi abita in zone lontane dalle città. Inoltre il trasporto è reso difficile oltre che dai costi, anche dalla condizione delle strade. Per questo la velocità di diffusione dei pagamenti elettronici è davvero impressionante.

In Italia, nonostante una rapida diffusione degli ultimi anni, le persone sembrano ancora molto legate al denaro contante.

Se vivete in Italia fateci caso: scoppia una bufera ogni volta che il Governo abbassa il limite di importo per i pagamenti in contanti.

I detrattori dei pagamenti elettronici sostengono che questi siano un mezzo con cui controllare i cittadini, poiché le operazioni sono ovviamente tracciate.

Lo scopo del Governo è quello di combattere l’evasione fiscale, che resta il male più grande del nostro paese.

Leggi larticolo completo qui. (scritto a novembre 2020)

Ascolta il podcast qui.

Le limitazioni all’uso del contante

Una cosa è certa: la strada verso la riduzione del contante è ancora lunga. 

Già nel luglio del 2020 il limite di contante era stato abbassato a 2000€ e il primo gennaio 2022 è entrato in vigore il nuovo limite ridotto a 1000€. Che però, come sappiamo, è stato bocciato, ripristinando il precedente.

La variazione degli importi per i pagamenti in contanti, che in vent’anni è passata da punte massime di 12.500€ del Governo Berlusconi nel 2002, a quelle minime di 1000€ del Governo Monti nel 2011, di fatto non è stata accompagnata da un cambio di mentalità.

Gli italiani hanno vissuto queste misure via via sempre più stringenti come una specie di dittatura, e non come un efficace contrasto all’evasione fiscale e all’economia sommersa.

Al punto da preferire il contante per non sentirsi controllati da un immaginario Grande Fratello bancario.

Leggi anche Il Cashback e la lotta al contante (scritto a gennaio 2021)

Ascolta il podcast qui.

La lingua di Tangentopoli: il dipietrese

La parola Tangentopoli nasce da “tangente” e “-poli“. Nel linguaggio giornalistico è il nome che indica la città (-poli) di Milano e quella parte del suo mondo politico e imprenditoriale che funzionava grazie al sistema delle tangenti e della corruzione.

Da Tangentopoli sono deriva Concorsopoli, Vallettopoli, Calciopoli, Bancopoli, proprio per indicare gli scandali avvenuti nel mondo dei concorsi pubblici, della televisione, del calcio, degli istituti di credito (ne ho parlato qui).

Il Dipietrese

Ma la vera rivoluzione linguistica (oltre che politica) l’ha fatta il Magistrato Antonio Di Pietro, che nel suo ruolo di pubblica accusa ha usato un linguaggio talmente singolare che addirittura l’enciclopedia Treccani l’ha ribattezzato e consacrato come dipietrese.

Il dipietrese è un linguaggio semplice che ha la caratteristica di non essere molto acculturato però si fa capire.

(Antonio Di Pietro)

Il dipietrese è caratterizzato da un lessico e da un registro coloriti e popolari, con uno stile comunicativo senza i tecnicismi tipici del linguaggio specialistico (in questo caso giudiziario). Inoltre, è anche infarcito di espressioni ricorrenti, detti proverbiali, esclamazioni.

Ecco qualche esempio:

Forte della sua estrazione popolare e del fatto di non appartenere agli ambienti colti, Antonio Di Pietro è riuscito attraverso il dipietrese a creare una forma innovativa di comunicazione pubblica.

Eppure alcuni linguisti non sono stati d’accordo nel riconoscerne il carattere moderno. Sostengono, infatti che il dipietrese resti legato al tecnicismo del linguaggio giudiziario e all’ambiguità della comunicazione pubblica.

17 febbraio 1992: trent’anni fa scoppiava Tangentopoli

Tangentopoli

Lunedì 17 gennaio 1992 il pool del magistrato Antonio Di Pietro arresta Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, una casa di riposo per anziani.

Mario Chiesa ha appena messo in tasca 7 milioni di vecchie lire (che sarebbero circa 3.500 euro).

I soldi glieli ha consegnati il proprietario di una ditta di pulizia di Monza, che in questo modo può assicurarsi il lavoro per la sua azienda e i suoi dipendenti.

Da Milano parte così un’inchiesta che arriva in tutta Italia, provoca scandali, suicidi, sdegno, dimissioni: una vera e propria rivoluzione che arriva ai vertici dei palazzi del potere fino a scoprire il sistema dei finanziamenti illeciti ai partiti.

La Prima Repubblica, che si regge proprio sul sistema dei partiti e delle relazioni tra loro, crolla definitivamente e apre la strada alla Seconda Repubblica. E a Silvio Berlusconi. (Ma questa è un’altra storia).

Che cos’è una tangente?

L’inchiesta prende il nome di Mani Pulite, come viene chiamato il pool di magistrati che si occupano dell’inchiesta, anche se giornali e televisione iniziano a chiamarla Tangentopoli.

La parola Tangentopoli nasce da “tangente” e “-poli“; nel linguaggio giornalistico è il nome che indica la città (-poli) di Milano e quella parte del suo mondo politico e imprenditoriale che funzionava grazie al sistema delle tangenti.

La tangente è una somma di denaro che si paga per ottenere un favore, una facilitazione e viene riscossa da una persona che può facilitare questo scambio o ne può influenzare la riuscita.

In una parola: corruzione.

A fine inchiesta, sono infatti 1.233 le condanne per corruzione, concussione, finanziamento illecito dei partiti e relativi falsi in bilancio aziendali.

Tangentopoli e le altre

Oltre alla portata storica di Tangentopoli, le influenze sono state anche sul piano lessicale.

Calciopoli, l’inchiesta nel calcio italiano tra il 2005 e il 2006; Concorsopoli, lo scandalo relativo allo svolgimento degli esami e dei concorsi pubblici; Vallettopoli, lo scandalo nato nel mondo dello spettacolo; Bancopoli, partito con la manipolazione del prezzo delle azioni della Banca Antonveneta attraverso la diffusione di notizie false.

Tutti questi neologismi sono nati sulla scia di Tangentopoli, nonostante -poli voglia dire città e non scandalo.

Di Tangentopoli ne abbiamo parlato qui

Ecco articoli, attività didattiche e podcast in cui abbiamo parlato di Tangentopoli.

Tangentopoli: dalla Prima alla Seconda Repubblica, articolo e attività didattiche/ Livello C2

L’ondata di suicidi di Tangentopoli, articolo e attività didattiche/ Livello C1

Raul Gardini e l’affare Enimont, articolo e attività didattiche/ Livello C1

Tangentopoli e la maxi-tangente Enimont, articolo e attività didattiche/ Livello C1

La Svizzera e il segreto bancario, articolo e attività didattiche/ Livello C2

Tangentopoli sul piccolo e grande schermo, articolo, attività didattiche, podcast/ Livello C1

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