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Dante700

XXI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo

Presentata alla Farnesina la XXI edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, la rassegna che celebra ogni anno la lingua e la creatività italiane nel mondo.

L’iniziativa è nata nel 2001 in collaborazione con l’Accademia della Crusca, si svolge come di consueto nella terza settimana di ottobre ad opera dalla Rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura.

La XXI Settimana della Lingua Italiana nel mondo è in programma da oggi 18 ottobre e fino al 24, ha come tema Dantel’italiano.

Nella ricorrenza del 700esimo anniversario della scomparsa di Dante Alighieri, la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo rappresenta l’ideale conclusione del programma di celebrazioni Dante, 700 nel mondo. Ma è anche il preludio agli Stati Generali della Lingua e della Creatività Italiane, in programma il 29 novembre.

Di Dante Alighieri e dell’indiscutibile portata della sua opera nella lingua e nella letteratura, ne abbiamo parlato in questi articoli:

Dante Alighieri, un uomo del suo tempo (podcast, livello B2)

Una bolgia! (podcast, livello B2)

Popolo di santi, poeti, navigatori…e peccatori (podcast, livello B2)

Una bolgia!

Il settimo cerchio è per i violenti: Dante lo suddivide in tre gironi, i violenti contro il prossimo, i violenti contro sé stessi, e i violenti contro Dio e contro la natura.

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Nel primo girone ci sono gli omicidi, i predoni, i tiranni, e i briganti.

Nel secondo girone troviamo i suicidi e gli scialacquatori, questi ultimi sono quelli che hanno dilapidato grandi fortune.

Nel terzo ci sono i bestemmiatori, i sodomiti, e gli usurai.

Che girone infernale!

Vi può capitare di sentire questa espressione in Italia, che indica un luogo o una situazione caotica dove non si capisce nulla. 

Un’altra espressione che ha lo stesso scopo è che bolgia!

Prima di arrivare al nono e ultimo cerchio, quello dei traditori, Dante percorre l’ottavo dove ci mette i fraudolenti. 

In pratica gli imbroglioni. 

E ce ne sono di talmente tanti tipi che divide il cerchio in ben dieci fosse circolari.

Le bolge, appunto.

Che bolgia!

Molti di questi peccati erano legati al periodo storico in cui viveva Dante, ma alcuni sono ancora attuali.

Come per esempio i ruffiani e i seduttori. I primi conducono con l’inganno le vittime nel letto di chi vuole avere un rapporto fisico con loro, in cambio di un tornaconto, ovviamente.

I secondi invece seducono per il proprio piacere.

Oppure ci sono gli adulatori, una specie che non muore mai, che fanno tanti complimenti soltanto perché vogliono ottenere qualcosa in cambio.

I simoniaci invece si occupavano della compravendita delle cariche ecclesiastiche

I maghi e gli indovini non credono nella scienza né in Dio e convincono gli altri di poter prevedere il futuro.

E poi c’è un peccato sempreverde, quello commesso dai barattieri, che si sono arricchiti grazie cariche pubbliche che ricoprono. In pratica, il reato di concussione.

Gli ipocriti, i ladri, i falsari. Tutti nelle loro bolge.

E i seminatori di discordia, la versione medievale dei moderni hater.

Insomma, un macello…un casino…una bolgia!

Ascolta il podcast (voce e musica di Marco Chiappini)

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Popolo di santi, poeti, navigatori…e peccatori

Delle tre cantiche della Divina Commedia, Inferno, Purgatorio, e Paradiso, l’Inferno è decisamente quella più interessante. 

Inferno di Dante
Casa in cui presumibilmente visse Dante (Firenze, piazza San Martino angolo tra via dei Magazzini e via Dante Alighieri). Foto di Anna Quaranta

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Vediamo com’è strutturato e quali anime dannate Dante vi colloca.

Il viaggio inizia in una selva oscura, un bosco buio che conduce al vestibolo o antinferno, cioè l’ingresso della parte più bassa dell’aldilà.

Gli ignavi e il Limbo

Quasi subito Dante incontra gli ignavi, i peccatori che non hanno mai preso una decisione nella vita e per Dante sono talmente colpevoli che non meritano nemmeno di stare all’inferno.

Nel primo cerchio c’è il Limbo, ci sono persone brave e buone (i virtuosi) che sono nate prima del Cristianesimo e quindi non sono state battezzate.

Gli incontinenti

Dal secondo al quinto cerchio ci sono gli incontinenti, coloro che pur avendo avuto buoni sentimenti non sono stati capaci di contenerli, e le loro passioni li hanno portati alla morte.

Dante suddivide gli incontinenti in:

–  lussuriosi, che hanno preferito l’amore carnale a Dio, 

– golosi, che hanno commesso peccati di gola, 

– avari e prodighi, i cui peccati sono opposti ma strettamente legati al denaro. Gli avari sono quelli che non vogliono spendere i soldi, nemmeno per le cose necessarie, e i prodighi sono quelli che ne spendono troppi, anche per le cose inutili.

iracondi e accidiosi, i primi sono quelli che si arrabbiano in modo violento, e gli altri sono quelli che non si interessano di nulla.

Nel sesto cerchio, racchiuso tra le mura della Città di Dite,  sorvegliata da una moltitudine di diavoli, ci sono gli eretici, cioè quelli che rinnegano la dottrina religiosa a cui un tempo avevano creduto.

Mercoledì prossimo ci addentreremo negli ultimi tre cerchi dell’infernali. 

Non mancate!

Ascolta il podcast (voce e musica di Marco Chiappini)

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Dante Alighieri, un uomo del suo tempo

Nel 2021 si celebra il settecentenario della morte di Dante Alighieri, nato a Firenze nel 1265 e morto a Ravenna, in esilio, nel 1321. 

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Il viaggio immaginario descritto nella Commedia inizia nella primavera del 1300, e ci fornisce ancora oggi degli spunti interessanti nel dibattito economico e sociale.

La politica italiana dell’epoca non era molto diversa da quella di oggi. 

Le due fazioni principali erano i guelfi e i ghibellini.

I primi appoggiavano il papato, e i secondi sostenevano l’Impero. 

All’interno dei guelfi, c’era un’ulteriore divisione: i guelfi bianchi, che volevano una maggiore autonomia dal potere del pontefice, e i guelfi neri, che invece erano fortemente legati al Papa per motivi economici, e per questo favorevoli a un suo totale controllo su Firenze e la Toscana.

Dante era un guelfo bianco, ma prima di tutto credeva in Dio e il suo pensiero religioso sarà un punto di vista fondamentale per la comprensione della Commedia, a partire dal modo in cui struttura l’aldilà e vi colloca le anime

Sebbene ispirato da questi forti principi religiosi, l’aggettivo Divina non lo aveva scelto lui.

In principio fu la Commedia, proprio perché vi si racconta la Commedia umana, nel bene e nel male. 

Fu Giovanni Boccaccio, nato nel 1313, e anche autore di una biografia su Dante, a dare alla Commedia l’appellativo di Divina, per sottolinearne la natura teologica. 

L’autore del Decamerone, altro potente e moderno ritratto della commedia umana, con una cornice oggi molto attuale – la peste del 1348 – lasciò in eredità ai posteri quell’appellativo, che mai fu così azzeccato.

Ascolta il podcast (voce e musica di Marco Chiappini)

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