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Livello C1

17 febbraio 1992: trent’anni fa scoppiava Tangentopoli

Tangentopoli

Lunedì 17 gennaio 1992 il pool del magistrato Antonio Di Pietro arresta Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, una casa di riposo per anziani.

Mario Chiesa ha appena messo in tasca 7 milioni di vecchie lire (che sarebbero circa 3.500 euro).

I soldi glieli ha consegnati il proprietario di una ditta di pulizia di Monza, che in questo modo può assicurarsi il lavoro per la sua azienda e i suoi dipendenti.

Da Milano parte così un’inchiesta che arriva in tutta Italia, provoca scandali, suicidi, sdegno, dimissioni: una vera e propria rivoluzione che arriva ai vertici dei palazzi del potere fino a scoprire il sistema dei finanziamenti illeciti ai partiti.

La Prima Repubblica, che si regge proprio sul sistema dei partiti e delle relazioni tra loro, crolla definitivamente e apre la strada alla Seconda Repubblica. E a Silvio Berlusconi. (Ma questa è un’altra storia).

Che cos’è una tangente?

L’inchiesta prende il nome di Mani Pulite, come viene chiamato il pool di magistrati che si occupano dell’inchiesta, anche se giornali e televisione iniziano a chiamarla Tangentopoli.

La parola Tangentopoli nasce da “tangente” e “-poli“; nel linguaggio giornalistico è il nome che indica la città (-poli) di Milano e quella parte del suo mondo politico e imprenditoriale che funzionava grazie al sistema delle tangenti.

La tangente è una somma di denaro che si paga per ottenere un favore, una facilitazione e viene riscossa da una persona che può facilitare questo scambio o ne può influenzare la riuscita.

In una parola: corruzione.

A fine inchiesta, sono infatti 1.233 le condanne per corruzione, concussione, finanziamento illecito dei partiti e relativi falsi in bilancio aziendali.

Tangentopoli e le altre

Oltre alla portata storica di Tangentopoli, le influenze sono state anche sul piano lessicale.

Calciopoli, l’inchiesta nel calcio italiano tra il 2005 e il 2006; Concorsopoli, lo scandalo relativo allo svolgimento degli esami e dei concorsi pubblici; Vallettopoli, lo scandalo nato nel mondo dello spettacolo; Bancopoli, partito con la manipolazione del prezzo delle azioni della Banca Antonveneta attraverso la diffusione di notizie false.

Tutti questi neologismi sono nati sulla scia di Tangentopoli, nonostante -poli voglia dire città e non scandalo.

Di Tangentopoli ne abbiamo parlato qui

Ecco articoli, attività didattiche e podcast in cui abbiamo parlato di Tangentopoli.

Tangentopoli: dalla Prima alla Seconda Repubblica, articolo e attività didattiche/ Livello C2

L’ondata di suicidi di Tangentopoli, articolo e attività didattiche/ Livello C1

Raul Gardini e l’affare Enimont, articolo e attività didattiche/ Livello C1

Tangentopoli e la maxi-tangente Enimont, articolo e attività didattiche/ Livello C1

La Svizzera e il segreto bancario, articolo e attività didattiche/ Livello C2

Tangentopoli sul piccolo e grande schermo, articolo, attività didattiche, podcast/ Livello C1

I verbi del Presidente

Lunedì 24 gennaio inizieranno le votazioni per le elezioni del Presidente della Repubblica italiana, in vista della scadenza del settennato di Sergio Mattarella, prevista per il 3 febbraio 2022.

In questi giorni sto facendo un po’ di ricerche per i nuovi contenuti (che troverete prossimamente nella sezione) e che naturalmente vorrei dedicare alla massima carica istituzionale.

Proverò a raccontarvi alcuni particolari momenti di crisi che l’Italia ha attraversato e la scelta, da parte del Presidente in carica, di ricorrere a un governo tecnico.

Proprio come ha fatto Sergio Mattarella con il Governo Draghi lo scorso febbraio, o come fece Giorgio Napolitano nel 2011, con il Governo Monti.

In questo articolo invece voglio parlarvi dei verbi del Presidente.

I verbi del presidente

Ho ascoltato il podcast Romanzo Quirinale (disponibile su Spotify) del giornalista Marco Damilano che fa un excursus molto interessante sulla storia d’Italia attraverso i Presidenti che si sono succeduti al Quirinale.

In particolare, nel terzo episodio si parla dei “verbi del Presidente”.

Ecco il pezzo:

Il Presidente della Repubblica può inviare messaggi alle Camere, autorizza i disegni di Legge, promulga le leggi, emana i decreti, indice le elezioni e i referendum, nomina i senatori a vita e i giudici della Consulta, ratifica i trattati, accredita i diplomatici, presiede il Consiglio Superiore della Magistratura e il Consiglio Supremo di Difesa, dichiara lo stato di guerra, può concedere la grazia e commutare le pene, conferisce le onorificenze.

Autorizza, promulga, emana, indice. E poi: nomina, ratifica, accredita, presiede, dichiara, conferisce: sono i verbi del Presidente. (Luigi, ndr) Einaudi li riassumeva in tre: consigliare, incoraggiare, avvertire.

(Tratto da Romanzo Quirinale Marco Damilano Ep.3 Il sogno dell’uomo forte)

Qui trovate le attività didattiche gratuite da scaricare per questo articolo.

Prossimi contenuti e articoli disponibili

A breve, i contenuti a pagamento.

Nel frattempo, potete leggere l’articolo e scaricare le attività didattiche sul Presidente Carlo Azeglio Ciampi, ex Governatore della Banca d’Italia, ex Presidente del Consiglio di un governo tecnico, il suo mandato da Presidente della Repubblica fu caratterizzato dal passaggio della lira all’euro.

Le attività didattiche

Il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue

Con riferimento alla tabella dei descrittori del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue:

I livelli delle attività didattiche con riferimento al Quadro

Per la creazione dei contenuti mi sono ovviamente ispirata ai principi del Quadro, importante documento di politica linguistica e prezioso strumento per quanti sono impegnati nel campo dell’insegnamento delle lingue, oltre che per gli apprendenti.

Partendo dal livello B2, in cui il Quadro fa riferimento al contesto di specializzazione del parlante non nativo, ho ideato e progettato le attività di grammatica, lessico e produzione scritta tenendo in considerazione i sillabi per ogni livello.

Per ogni articolo e podcast c’è un tag rosso contenente uno dei seguenti livelli: B2, B2/C1C1C1/C2C2.

La scelta di inserire i livelli intermedi B2/C1 e C1/C2 è per aiutare gli studenti e gli insegnanti nella selezione delle attività, cercando di avvicinarsi maggiormente alle esigenze degli apprendenti.

I tag delle attività didattiche: uno strumento utile per orientarsi

Oltre alla classificazione per livelli, in fondo a ogni articolo corredato di attività didattiche da scaricare (WORKSHEET AND KEYS), ci sono dei tag utili per selezionare gli argomenti di grammatica, quelli lessicali, le abilità, i tipi di linguaggio, gli aspetti sociolinguistici, a cui si riferiscono le attività contenute nel .pdf.

Ecco un video tutorial:

La riforma fiscale

Lo scorso 5 ottobre il Consiglio dei Ministri si è riunito per approvare il disegno di legge riguardante al revisione del sistema fiscale in Italia.

la riforma fiscale

Questi sono i principi a cui la riforma fiscale si ispira (fonte: governo.it):

  1. lo stimolo alla crescita economica attraverso una maggiore efficienza della struttura delle imposte e la riduzione del carico fiscale sui fattori di produzione;
  2. la razionalizzazione e semplificazione del sistema anche attraverso la riduzione degli adempimenti e l’eliminazione dei micro-tributi;
  3. la progressività del sistema, che va preservata, seguendo i dettami della Costituzione che richiamano un principio generale di giustizia e di equità;
  4. il contrasto all’evasione e all’elusione fiscale.

Di fisco, tasse e imposte ne abbiamo parlato nei seguenti articoli (con podcast da ascoltare e attività didattiche per praticare il lessico riguardante il fisco e il linguaggio della stampa):

Le imposte e le tasse (Podcast, livello B2);

Le imposte dirette (Podcast, livello B2);

Il sistema tributario italiano (Worksheet and keys sul lessico delle tasse, livello C1)

L’imposta sui guadagni sul capitale (Worksheet and keys, livello B2/C1);

La Tobin Tax (qui articolo e podcast e qui worksheet and keys, livello C1)

Lo spauracchio della patrimoniale, (qui articolo e podcast e qui worksheet and keys, livello C2)

Le imposte di successione (Worksheet and keys, livello C1)

Tangentopoli sul piccolo e grande schermo

Vediamo oggi il racconto delle vicende di Tangentopoli, lo scandalo politico ed economico nato nel 1992 con l’inchiesta Mani Pulite, attraverso il cinema e la televisione.

Per praticare l’abilità di comprensione orale del testo, scarica le attività didattiche in e ascolta i podcast (speaker Marco Chiappini).

Leggi qui l’articolo completo.

Pandora Papers

Tra le notizie di queste ore c’è la pubblicazione dei dati relativi all’inchiesta Pandora Papers.

L’inchiesta, condotta del consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (ICIJ), ha rivelato i nominativi di facoltosi personaggi pubblici che, grazie all’aiuto di importanti banche e prestigiosi studi legali, sono riusciti a trasferire i capitali e i proventi delle loro attività in paradisi fiscali.

Il tutto, ovviamente, per sfuggire all’imposizione fiscale, sottraendo così alla collettività fondi importanti per il sostenimento del bene comune: dalla sanità all’istruzione, alla sicurezza, alle infrastrutture.

Per approfondire in italiano il linguaggio legato ai paradisi fiscali, alle fughe di notizie relative a scandali finanziari e al segreto bancario, vi suggeriamo i seguenti articoli:

Un paradiso….fiscale! (podcast, livello B2)

La Svizzera e il segreto bancario (worksheet and keys, livello C2)

Come si dice Whislteblower in italiano? (worksheet and keys, livello C1)

Er Madoff alla vaccinara

Conosciuto come il Madoff dei Parioli, o anche come il Madoff alla vaccinara, con riferimento al famoso piatto tipico della cucina romana, Gianfranco Lande operava da anni nell’elegante quartiere Parioli della capitale.

Per praticare l’abilità di comprensione orale del testo, scarica le attività didattiche in .pdf e ascolta i podcast (speaker Marco Chiappini).

Leggi qui l’articolo completo.

La Tobin Tax

La Tobin Tax è un’imposta pensata nel 1972 dall’economista premio Nobel James Tobin, che fu tra i primi a proporre un prelievo sulle transazioni finanziarie, al fine di scoraggiare le speculazioni sulle valute.

Per praticare l’abilità di comprensione orale del testo, scarica le attività didattiche in .pdf e ascolta i podcast (speaker Marco Chiappini).

L’imposta di successione

Facciamo oggi un’excursus storico, politico e sociale sull’imposta di successione, che si applica sui beni caduti in eredità. Da anni si parla di quanto l’imposta di successione in Italia sia alquanto generosa e di come l’aumento delle aliquote e la diminuzione delle franchigie potrebbero contribuire a una più giusta ripartizione della ricchezza.

imposta di successione

Cenni storici

Il moderno prelievo sulle successioni è nato in Francia nel 1704, quando in Italia già c’erano state la vigesima hereditatum dell’imperatore Augusto nel 7 d.C. e alcuni tributi più recenti, come il quintello veneziano del 1565.

Si trattò della trasformazione dell’imposta di registro, che si pagava per il servizio di autenticazione e datazione dei testamenti, che si applicò così sulle quote ereditarie articolata per grado di parentela.

L’esempio francese fece scuola in quasi tutta Italia durante il periodo napoleonico.

Dopo la Restaurazione, sei dei sette Stati preunitari avevano un’imposta modellata su quella d’oltralpe; tranne il Regno delle Due Sicilie, dove vigevano degli diritti fissi bassissimi sui testamenti e dove il prelievo fiscale sulle successioni in linea retta addirittura si azzerava.

Nel 1862 si estese all’Italia appena unificata il sistema piemontese, che era il più oneroso di tutti anche perché colpiva l’asse ereditario al lordo delle passività. In questo modo si poté uniformare il peso del tributo tra le varie province e soprattutto trarre maggiori entrate per l’erario.

Dall’unità d’Italia in poi si è passati per tre tipi di tributi.

Alla forma classica di prelievo sulle singole quote degli eredi si aggiunse nel 1942 l’imposta applicata all’intera eredità prima della divisione in quote (chiamata l’imposta sul morto). Le due imposte si fusero nel 1972: il prelievo sul valore globale era l’unico dovuto fra coniugi e parenti in linea retta, mentre per tutti gli altri eredi si applicava anche quello sulle quote. 

L’importanza dei gradi di parentela nell’imposta di successione

Per capire l’applicazione dell’imposta di successione è importante chiarire le linee e i gradi di parentela.

Il grado di parentela dipende dal numero di persone che ci sono tra l’erede e il de cuius; la linea invece può essere retta, quando le persone discendono l’una dall’altra (padre e figlio, per esempio); oppure in linea collaterale, quando la persona deceduta e l’erede non discendono l’una dall’altra, come nel caso di zio e nipote.

Quindi i figli sono parenti in linea retta discendente di primo grado, mentre i nipoti (figli dei figli) lo sono di secondo grado e i bisnipoti, di terzo grado; i fratelli e sorelle sono parenti in linea collaterale di secondo grado; e i loro figli, cioè i nipoti sono parenti in linea collaterale di terzo grado.

La storia recente è piuttosto travagliata, ma con una tendenza molto chiara. Dopo che nel 2000 il governo Amato ridusse le aliquote e tolse la franchigia unica, il governo Berlusconi abolì del tutto l’imposta l’anno successivo. Il governo Prodi la reintrodusse nel 2006, ma senza modifiche rispetto alla versione del 2000.

Una tassazione troppo generosa

Attualmente, l’imposta di successione per i figli e per i parenti in linea retta è del 4 per cento, ma con una franchigia di un milione di euro: significa che deve pagare l’imposta soltanto chi riceve in eredità un patrimonio di oltre un milione (e soltanto sulla parte eccedente il milione), mentre gli altri non hanno nessun obbligo. 

La tassazione italiana sull’eredità è alquanto generosa, sia per le aliquote esigue che per le franchigie elevate. E non solo. Ci sono beni esenti dall’imposta – per esempio i soldi investiti in titoli di Stato o in assicurazioni a gestione separata – e inoltre il calcolo del valore degli immobili in eredità non è aggiornato ai crescenti valori di mercato.

La proposta di Enrico Letta e del Partito Democratico

Lo scorso maggio nel dibattito politico italiano si è parlato nuovamente di imposta di successione, dopo che il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, ha proposto di aumentare sensibilmente le aliquote per i passaggi ereditari da genitori a figli superiori ai 5 milioni di euro (praticamente l’1 per cento più ricco della popolazione), per introdurre misure di sostegno economico per i più giovani.

La proposta di Letta è stata accolta con freddezza dal presidente del Consiglio Mario Draghi – «in generale non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli», – e ha trovato, ovviamente, l’opposizione delle forze di centrodestra, in particolare della Lega. Anche all’interno del PD ha suscitato qualche mal di pancia, visto che l’aumento dell’imposta di successione potrebbe risultare impopolare tra gli elettori.

Con la proposta del PD si manterrebbe la franchigia da un milione; chi eredita tra uno e 5 milioni continuerà a pagare il 4 per cento (sulla parte eccedente il milione); mentre chi eredita più di 5 milioni dovrà pagare un’imposta del 20 per cento (sempre sulla parte eccedente).

Questa redistribuzione della ricchezza che si inserisce nel dibattito in corso da tempo in Italia e in gran parte dei paesi più ricchi sull’opportunità e sulla funzione delle imposte di successione.

Il contesto europeo e la pressione fiscale in Italia

L’aliquota media dell’imposta di successione dei paesi OCSE è del 15 per cento.

La Francia ha una franchigia di centomila euro (contro il milione di euro dell’Italia) e l’aliquota varia dal 5 al 60 per cento, con un valore medio del 45 per cento. In Germania l’aliquota massima è del 30 per cento, nel Regno Unito del 40 per cento.

In Italia, i detrattori della tassazione dell’eredità sostengono però che anche se le imposte di successione sono decisamente più basse della media dei paesi ricchi, tutte le altre sono invece più alte. Secondo i dati del 2019, l’Italia era sesta in Europa per pressione fiscale.

Prima di alzare l’imposta di successione bisognerebbe perciò pensare a una riforma complessiva del fisco italiano, posizione adottata dal Presidente del Consiglio Mario Draghi.

Come si dice whistleblower in italiano?

Il whistleblower è la persona che lavora per un’azienda e che ne denuncia attività non etiche o illecite alle autorità pubbliche, ai mezzi d’informazione, a gruppi di interesse pubblico.

Ma come si dice whistleblower in italiano?

Intanto vi racconto un po’ di cose.

Questa è la storia di Hervè Falciani, un ingegnere di origini italiane nato a Monte Carlo, che aveva iniziato a lavorare al casinò della capitale monegasca per poi arrivare alla gestione della sicurezza informatica della filiale di Ginevra della HSBC, da dove nel 2009 è partita l’inchiesta Swissleaks.

L’inchiesta – durata otto mesi e coordinata da una rete di 185 giornalisti di 65 paesi diversi – racconta tre cose principali: i numeri di un vasto sistema di elusione ed evasione fiscale mondiale, i nomi delle persone coinvolte e il fatto che il meccanismo fosse accettato e addirittura incoraggiato da HSBC.

Evasione e elusione fiscale

Tra il 2001 e il 2008 Hervè Falciani lavora alla HSBC di Ginevra. Nel 2006 si occupa della riorganizzazione dell’archivio dati al fine di migliorarne la sicurezza ed è proprio in quell’occasione che si rende conto che i dati sono trattati in modo da favorire l’evasione fiscale.

Falciani propone ai vertici della filiale un sistema informatico che lasci traccia dei nominativi e delle transazioni, ma i suoi capi rifiutano la proposta.

Come spiegherà più tardi il Guardian, il sistema di evasione veniva facilitato proprio dalla filiale ginevrina della HSBC. Infatti dal 2005 la filiale avrebbe contattato i suoi clienti più facoltosi proponendogli di occultare i soldi in società con sede nei paradisi fiscali. La filiale avrebbe così permesso ai suoi clienti di eludere le tasse e nascondere milioni di dollari, distribuendo denaro contante non rintracciabile e dando consigli su come aggirare le autorità fiscali. Avrebbe infine fornito tali servizi anche «a criminali internazionali, uomini d’affari corrotti e ad altri soggetti ad alto rischio».

La lista Falciani

Nel 2009 Hervè Falciani decide di copiare i conti dai sistemi informatici. Si tratta di più di 10.000 clienti italiani, oltre 12.000 francesi, quasi 11.000 britannici, 6.000 statunitensi, 1.800 giapponesi e altrettanti spagnoli, 1.300 greci. E ancora i cinesi, i brasiliani, gli argentini, i turchi, i libanesi. Uomini e donne ricchissimi, provenienti da 183 paesi nel mondo, e che hanno distratto somme importanti al bene comune, alla collettività

La lista Falciani arriva alle autorità francesi che la divulgano ad altri paesi affinché verifichino le posizioni dei loro cittadini. Se in Gran Bretagna hanno recuperato 135 milioni di euro di imposte arretrate, in Spagna più di 220 milioni e in Francia 188 milioni, in Italia le numerose indagini per frode fiscale hanno portato all’apertura di svariati ricorsi, proprio sulla possibilità di usare i dati nelle dispute fiscali.

HSBC ha ammesso che ci sono stati comportamenti irregolari da parte della filiale svizzera, ma ha cercato di minimizzare spiegando che per molti anni dopo l’acquisto nel 1999 la HSBC Private Bank di Ginevra godeva di una certa autonomia all’interno del gruppo, oltre che di meno controlli.

Come si dice whistleblower in italiano?

Dentro un’azienda o una banca basta una sola persona contraria al mantenimento del segreto per far saltare tutto.

La cassaforte degli evasori, Hervè Falciani (con Angelo Mincuzzi)

Hervè Falciani è un segnalatore di illeciti, il primo ad aver innescato la miccia che ha fatto scoppiare il più grande scandalo bancario, quello dell’industria dell’evasione fiscale e che ha contribuito al recupero di ingenti somme di denaro da rimettere nelle casse degli Stati.

Ma nel 2014 Falciani è stato indagato dal governo federale svizzero per violazione del segreto bancario e per spionaggio industriale. L’accusa era quella di aver trafugato informazioni dagli uffici ginevrini della HSBC, passandoli illegalmente al fisco francese.

Il 27 novembre 2015 il tribunale di Bellinzona lo ha condannato a cinque anni di carcere per spionaggio economico.

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