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Maggio 2022

Gucci: Roma città aperta

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Gucci: Roma città aperta

Tra le due Guerre, la produzione di Gucci si arricchì di accessori come le cinture, i portafogli, le scarpe, tra cui il mocassino, il primo al mondo con il morso dorato.

Aldo, uno dei figli di Guccio, spinse il padre ad espandersi. Guccio inizialmente non era d’accordo perché preoccupato per la parte finanziaria del progetto, ma alla fine capitolò e aprì l’ormai storico negozio di Via Condotti, a Roma.

Questa decisione si rivelò provvidenziale. Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale Roma fu dichiarata città aperta, cioè una città ceduta all’esercito nemico senza combattimenti, con lo scopo di evitarne la distruzione. Parecchi soldati stranieri affollarono il negozio di Roma per comprare borse e accessori da spedire alle mamme e alle fidanzate.

La guerra finì ma Guccio fece i salti mortali per ottenere prestiti da più banche per tenere in piedi i due negozi di Firenze e Roma. 

Inoltre, le materie prime continuavano a scarseggiare ma la produzione non si fermò: con i pochi materiali a disposizione i suoi artigiani continuarono a fabbricare prodotti sempre più esclusivi. Nacquero così le borse con i manici di bambù e quelle in pelle di maiale. 

Nei primi anni Cinquanta Guccio aprì un terzo negozio, a Milano, in Via Montenapoleone, che fu inaugurato dal figlio Rodolfo

Nel frattempo i figli, Aldo, Rodolfo e Vasco, avevano trovato un piccolo locale a New York, non troppo distante dalla Quinta Strada, dove inaugurare il primo punto vendita americano della catena.

Guccio ricevette la notizia con un telegramma e andò su tutte le furie.

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Gucci: una corsa in ascensore

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Gucci: una corsa in ascensore

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In inglese l’espressione elevator pitch indica un breve discorso di presentazione: di sé stessi, della propria attività, o di un’idea alla ricerca di finanziatori. 

E visto che negli affari, oggi più che mai, vale la regola il tempo è denaro, l’elevator pitch deve durare quanto una corsa in ascensore.
Fine trailer

Se Guccio Gucci l’avesse saputo, quando lavorava come addetto all’ascensore del prestigioso Hotel Savoy di Londra, probabilmente avrebbe già trovato all’epoca dei finanziatori interessati alla sua attività.

Guccio nacque a Firenze nel 1881 da una famiglia di artigiani, produttori di cappelli di paglia.

La bottega di famiglia fallì quando il giovane Gucci aveva 17 anni e così si imbarcò per Londra dove trovò lavoro nel lussuoso Hotel Savoy, il primo al mondo a essere dotato di un ascensore.

Portare su e giù i facoltosi clienti dell’albergo diede l’opportunità a Guccio di osservare molto da vicino gli accessori con cui viaggiavano.
Quei bagagli così eleganti non erano semplici articoli da viaggio ma dei veri e propri indicatori di status sociale.

Tornato a Firenze, Guccio lavorò per un negozio di antiquariato, si sposò e mise su famiglia con Aida Calvelli, che lavorava nella sartoria paterna.
 
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale dovette partire per il fronte e fece ritorno a Firenze alla fine del conflitto. La città era distrutta ma lui riuscì a trovare lavoro in un’azienda specializzata in prodotti di pelle, dove imparò il mestiere sul campo, sia il lato artigianale che quello commerciale. 

Guccio si fece subito notare e infatti poco dopo gli fu chiesto di andare a dirigere un nuovo negozio a Roma. Mentre faceva la spola tra la capitale e Firenze, il suo sogno prendeva forma: con le esperienze accumulate negli anni e i risparmi della moglie riuscì finalmente ad aprire un negozio tutto suo: la Valigeria Guccio Gucci. 


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