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Ottobre 2020

Quello che conta

Quello che conta

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Quello che conta (Speaker Marco Chiappini)

In occasione di Quello che conta, l’iniziativa del Governo italiano dedicata alla sensibilizzazione finanziaria dei cittadini, ripercorriamo nei prossimi articoli le tappe degli ultimi vent’anni di storia dei mercati, per capire con quale atteggiamento gli italiani si sono approcciati al tema del risparmio e degli investimenti.

Da tre anni Ottobre è dedicato istituzionalmente a molteplici iniziative legate proprio all’educazione alla gestione dei soldi, e culmina con la storica Giornata Mondiale del Risparmio che ogni anno, dal 1924, si celebra proprio il 31 ottobre.

Tra le iniziative che affiancano Quello che conta c’è la World Investor Week, organizzata dalla CONSOB, l’organo di vigilanza per le operazioni di Borsa, che si propone di

promuovere capacità di comprensione e autonomia di giudizio nell’assumere decisioni finanziarie nel contesto della vita reale, soprattutto in fasi di incertezza come quella vissuta negli ultimi mesi a causa della pandemia.

La Borsa di Milano

La Borsa delle grida

La negoziazione alle grida era un “tipo di negoziazione, caratteristico delle borse italiane fino agli anni ’90 del Novecento, in cui gli intermediari autorizzati, riuniti attorno ad appositi recinti, gridavano le rispettive proposte di acquisto o di vendita specificando il titolo, la quantità e il prezzo. I contratti venivano conclusi in forma orale  e formalizzati per iscritto nel corso della giornata.” (fonte www.borsaitaliana.it)

Qualche riferimento cinematografico

L’abbiamo vista tante volte nei film americani, Wall Street di Oliver Stone resta sicuramente tra i più famosi, ma avevamo assistito al chiasso della piazza delle contrattazioni anche in una commedia di qualche anno prima, Trading Places di John Landis, che in Italia arrivò con il titolo di Una poltrona per due (e che ancora oggi resta un super classico del pomeriggio di Natale).

Sempre in tema di pellicole, agli appassionati di cinema italiano non sarà sfuggito l’incontro tra Monica Vitti e Alain Delon ne L’Eclisse (1962) di Michelangelo Antonioni, proprio all’interno della Borsa di Roma, ospitata nel suggestivo Tempio di Adriano.

Se il film ve lo siete perso, recuperatelo su YouTube.

E la prossima volta che sarete a Roma, da Via del Corso prendete la traversa che porta al Pantheon, passate accanto al Tempio di Adriano, e cercate l’entrata della storica sede, in Via de Burrò.

Roma, Tempio di Adriano

Dopo l’abolizione del mercato gridato che avvenne nel 1994, la Borsa di Roma fu accorpata con tutte le altre piazze finanziare italiane (Trieste, Venezia, Napoli, Torino, Genova, Firenze, Bologna e Palermo) alla Borsa di Milano.

Spesso appellata dalla stampa come Piazza Affari, la Borsa Valori di Milano dal 1932 ha la sua sede nell’elegante Palazzo Mezzanotte, sito proprio in Piazza Affari.

Milano, Palazzo Mezzanotte

La Borsa delle grida: il recinto e le contrattazioni

Le contrattazioni si svolgevano in dei recinti che si indicavano con la parola francese corbeilles, dove gli agenti di cambio compravano e vendevano azioni, gridando e facendo gesti tramite i quali proponevano i loro affari.

Le grida erano stabilite dalla legge per rendere pubblica la transazione.

I gesti che indicavano i titoli da contrattare venivano fatti con le mani e con le parti del viso. Si trattava di convenzioni adottate e riconosciute da tutti gli operatori. Se si voleva comprare il titolo Eridania, ad esempio, un’azienda che produceva zucchero, ci si toccava la lingua con l’indice e il pollice, come se si stesse assaggiando lo zucchero. Per la Fiat, la nota industria automobilistica torinese, si simulava il movimento del volante di un’automobile; oppure, ancora, se si voleva negoziare titoli azionari di Generali, un’azienda di assicurazioni, con la mano si faceva il noto gesto del saluto militare. (per un ulteriore approfondimento, puoi guardare qui)

All’interno delle corbeilles si accertavano i prezzi ufficiali e si redigevano i listini, trasmessi a un funzionario che si trovava al centro del recinto e che doveva raccogliere le notifiche. A fine giornata si stilava il listino ufficiale.

Le fasi di contrattazioni erano tre: l’apertura, il durante e la chiusura, quest’ultima corrispondeva alla compilazione del listino.

Dalla Borsa delle grida a quella telematica

Nonostante i prezzi si formassero sul mercato ufficiale, questi erano comunque poco rappresentativi, poiché a Borsa chiusa gli agenti continuavano la negoziazione dei titoli su un mercato non ufficiale.

Inoltre la struttura organizzativa che avrebbe dovuto sostenere le negoziazioni non consentiva un aggiornamento in tempo reale delle quotazioni.

Il passaggio alla borsa telematica si completò tra il 1992 e il 1994 e comportò un cambiamento radicale sia per gli operatori finanziari che per gli spazi della contrattazione.

Gli agenti di cambio non erano più gli attori principali degli scambi, ma soprattutto lo spazio fisico della parterre (la sala delle contrattazioni) cedeva il passo a una piattaforma globale, capace di incrociare ordini di acquisto e di vendita provenienti dai luoghi più disparati e in pochissimo tempo.

In questa epoca di Covid19, proprio nel mezzo della seconda ondata, rivedere le immagini degli scambi gridati tra i recinti affollati ci fanno sembrare quel tempo ancora più lontano.

Quando a Tori e quando a Orsi

Che cosa vuol dire mercato Toro o mercato Orso? Scopriamolo qui, per capire meglio le narrazioni della stampa specializzata sull’andamento dei mercati.

Orso e Toro

Quanno a tordi e quanno a grilli (it. Quando a tordi e quando a grilli) è un antico proverbio romanesco che si usa per esprimere gli alti e i bassi della vita. Se la caccia va bene si porta a casa un bottino di tordi (una specie di uccello), se invece va male bisogna accontentarsi dei grilli.

Anche in Borsa, il mercato secondario dei titoli, ci sono tradizionalmente due animali che esprimono le fasi di rialzo e quelle di ribasso: il Toro e l’Orso (così come in inglese: bull market e bear market).

La spiegazione di questa simbologia sembra derivare dalla differente posizione di attacco dei due animali. Il toro attacca con un movimento dal basso verso l’alto, mentre l’orso fa esattamente il contrario.

Le origini dei due termini usati per indicare i mercati rialzisti e ribassisti sono varie. Quello che secondo me è più interessante sono le espressioni che si possono usare per indicare queste fasi di mercato.

Una delle mie preferite è presa in prestito dal linguaggio dell’astrologia: “sotto il segno del toro” (o dell’orso).

Se sfogli il Sole 24 Ore oppure Milano Finanza, i due quotidiani finanziari italiani maggiormente diffusi, ne troverai più di qualcuna tra i titoli.

Il mio consiglio è di annotarle e usarle per parlare delle fasi di mercato del tuo paese. E se ti va di condividerle con me, vai alla pagina contatti e scrivimi.

Italiani: popolo di santi, poeti, navigatori e investitori

Le iniziative legate a Quello che conta, evento organizzato dal Governo per sensibilizzare la popolazione all’educazione finanziaria arrivano forse con vent’anni di ritardo, se pensiamo ai terremoti finanziari che hanno sconvolto il mondo ma anche i portafogli di investitori e piccoli risparmiatori.

In questo articolo ripercorriamo le crisi finanziarie ed economiche che hanno investito l’Italia negli ultimi vent’anni e che hanno dato un nuovo assetto al rapporto degli italiani con i propri risparmi e con gli intermediari.

1999-2001: dalla new economy al crollo delle Torri Gemelle

La bolla della new economy, tra la fine del 1999 e l’inizio del nuovo millennio e il crollo delle Torri Gemelle a New York nel 2001 fecero colare a picco il mercato azionario e prestarono il fianco a manovre speculative da parte di investitori senza scrupoli, lasciando però i piccoli risparmiatori a secco.

A quell’epoca erano in molti a pensare che chi investiva in azioni fosse esposto a un rischio maggiore di chi invece investiva i propri risparmi in titoli obbligazionari, addirittura emessi da uno Stato sovrano.

2003: le obbligazioni Argentina e Parmalat

Il fallimento dell’Argentina nel 2003 e dell’azienda Parmalat, sempre in quello stesso, nefasto, anno fece crollare le certezze anche di coloro che si erano sempre sentiti al sicuro con titoli obbligazionari in portafoglio, senza mai considerare il rischio di insolvenza del paese o dell’azienda a cui prestavano i soldi.

2008: il crac di Lehman Brothers

Cinque anni dopo, infatti, il crac di Lehman Brothers a seguito della crisi dei mutui subprime, colpì i possessori delle obbligazioni della banca statunitense Lehman Brothers, travolgendo i prezzi dei titoli obbligazionari delle altre banche statunitensi come Morgan Stanley, Merril Lynch e Goldman Sachs. Erano parecchi gli investitori italiani ad avere questi titoli in portafoglio e in parecchi vendettero massicciamente per paura che i prezzi scendessero ancora.

Se avessero aspettato qualche mese avrebbero recuperato buona parte del valore e avrebbero così potuto aspettare tranquillamente la scadenza naturale per ottenere di nuovo il 100% di quanto avevano investito.

Ma la paura e soprattutto la mancanza di basi solide nella materia gli giocarono un brutto scherzo.

In alcuni casi questa situazione rivelò un altro grande difetto dei risparmiatori italiani: quello di avere uno o al massimo due titoli in portafoglio, pensando così di ridurre il rischio.

Quando in realtà è vero l’esatto contrario.

La direttiva MIFID

Dopo aver ripercorso le crisi finanziarie ed economiche che hanno investito l’Italia negli ultimi vent’anni, in questo articolo vediamo quali sono stati gli interventi istituzionali che hanno dato agli italiani maggior consapevolezza nel rapporto con i proprio risparmi e con gli intermediari.

L’introduzione della direttiva europea MIFID

L’introduzione della direttiva MIFID, Markets in financial instruments directive, disciplina dal 31 gennaio 2007 i mercati finanziari dell’Unione europea.

Attraverso un dettagliato colloquio con il cliente, la banca è in grado di inquadrarlo in fasce di rischio a cui lo stesso dichiara di essere disposto a esporsi, e attuando dei controlli su titoli e prodotti finanziari che vorrebbe acquistare, che tengono conto dell’età del risparmiatore, della sua situazione reddituale, della condizione contrattuale lavorativa, del patrimonio al di fuori dei redditi da lavoro, dei suoi obiettivi futuri e, soprattutto, della sua propensione al rischio.

Diventa così quasi impossibile che una signora pensionata e senza titolo di studio possa investire in titoli obbligazionari ad alto rendimento, emessi da un paese sull’orlo della bancarotta; oppure che i risparmi di una giovane coppia in procinto di comprare la loro prima casa vengano parcheggiati in un prodotto finanziario il cui ritorno del capitale non è garantito nel breve termine.

L’educazione finanziaria ante-litteram

In un certo senso il colloquio tra banca e cliente previsto dalla MIFID ha avvicinato i risparmiatori a una certa educazione finanziaria di cui prima avevano scarse conoscenze.

Capire la differenza tra un titolo di Stato e un azione, tra un obbligazione e un fondo comune di investimento, e inquadrare anche la situazione dei tassi, quelli a breve termine e quelli a lungo termine, a cui sono ancorati anche i prestiti, dagli anticipi contanti sulle carte di credito ai mutui, può renderci dei cittadini consapevoli, capaci di valutare le nostre scelte, arricchirci personalmente.

Inoltre, sapere di quali opportunità finanziarie disponiamo può aiutarci a capire meglio quali obiettivi possiamo raggiungere, in quanto tempo, e quali sacrifici siamo realmente disposti a fare per arrivarci.

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