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Febbraio 2021

La nascita delle banche

Riprendiamo i testi degli ultimi tre podcast sulla nascita delle banche per lavorare su come si fa un riassunto.

Per ascoltare i podcast: Prima parte Seconda parte Terza parte

La nascita delle banche

La nascita delle moderne banche è una storia tutta italiana e risale all’epoca rinascimentale, durante gli scambi commerciali che partivano dalle Fiandre e dal nord Italia, le due regioni più sviluppate d’Europa.

La moneta di scambio delle merci era l’oro, che, oltre a servire nei pagamenti, era anche oggetto di lavorazioni artigianali da parte degli orafi.

Per conservare l’oro, questi usavano delle casseforti molto robuste.

Fu così che iniziarono a offrire un servizio di custodia ai mercanti che non volevano rischiare la pelle, andando in giro con tutto quell’oro che gli sarebbe servito per il commercio.

La nota di banco

In Toscana o a Genova, non si sa precisamente dove, nacque la prima funzione della banca moderna: il mercante depositava l’oro e  otteneva in cambio una ricevuta.

La ricevuta sarebbe servita non tanto per riottenere indietro il denaro dall’orafo che lo aveva in custodia, ma per riscuotere una quantità di oro uguale a quella scritta sulla ricevuta, magari da un orafo di un’altra città e dietro il pagamento di una commissione.

La ricevuta si chiamava nota di banco, perché veniva firmata dall’orafo sul suo banco di lavoro; è facile intuire come questo titolo di credito a tutti gli effetti, sia l’antenato del moderno assegno. 

Moderno, si fa per dire.

Un titolo di credito per essere affidabile deve essere coperto. 

E la nota di credito aveva la copertura dell’oro che si trovava nei forzieri dell’orafo.

I prestiti e la creazione di moneta in circolazione

Fu per questo motivo che a un orafo, di cui non conosciamo l’identità, venne in mente di usare l’oro che aveva in cassaforte, e che era suo, per prestarlo a chi temporaneamente non ne aveva.

Questo aggiunse due funzioni classiche delle banche: l’erogazione di prestiti e la creazione di moneta in circolazione.

Quando prestavano l’oro, di fatto gli orafi potevano emettere una nota di banco a favore del loro debitore, creando così nuova moneta da spendere.

Naturalmente il valore dei crediti che gli orafi vantavano nei confronti di coloro a cui avevano concesso un prestito, e il valore dei debiti verso i mercanti che avevano depositato l’oro in custodia, doveva essere pari. Questo per garantire solidità e stabilità.

Il rischio a cui questi proto-banchieri si esponevano era quello di liquidità. 

Che cosa avrebbero fatto se, nella stessa giornata, tutti i possessori di note di banco, esigibili a vista, si fossero presentati per riscuotere l’oro che avevano dato in prestito, a medio o lungo termine?

Era un rischio razionale e calcolato, a cui gli orafi riuscivano comunque a far fronte.

Pensate a cosa succederebbe a una banca, se tutti i possessori delle sue obbligazioni volessero indietro  il capitale investito, e, allo stesso tempo, tutti i titolari di mutuo non pagassero regolarmente le rate…. anzi no! Non ci pensate!

La nascita delle banche: una storia tutta italiana

Abbiamo detto che la nascita delle moderne banche è una storia tutta italiana. 

E ovviamente anche la parola stessa banca nasce in Italia per poi diffondersi in altre lingue.

Il francese banque, il castigliano banco, il catalano banc, l’inglese bank, il tedesco Bank, il turco banka, il somalo banki, lo swahili benki, il Tamil vanki.

L’origine risale intorno al 1280 e proviene dalla parola germanica banki, che indicava un sedile lungo e stretto, quella che oggi chiamiamo panca.

Su questi banchi delle botteghe degli orafi avvenivano le transazioni di scambio, perfezionate con la nota di banco

Fino a una ventina di anni fa, alcuni istituti di credito italiani hanno mantenuto il termine “banco” nella loro ragione sociale: il Banco di Santo Spirito, il Banco di Roma, il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, tutti poi confluiti in istituti di credito più grandi.

Lombard Street

E ancora un’altra curiosità etimologica.. 

Lombard: nel Medioevo questa parola indicava gli abitanti della Francia meridionale, quelli dell’Italia Settentrionale e della Toscana, famosi proprio per l’attività di piccoli prestiti a tassi molto elevati. 

Da Lombard, i nomi delle famose Lombard Street nella City, il quartiere finanziario di Londra, e la Rue des Lombards, un’animata via parigina nel quartiere di Les Halles.

 Del resto, come si dice? Il denaro fa girare il mondo.

L’origine della banca (terza parte)

Abbiamo detto che la nascita delle moderne banche è una storia tutta italiana. E ovviamente anche la parola “banca” nasce in Italia per poi diffondersi in altre lingue.

Leggi e ascolta il podcast la prima e la seconda parte sull’origine della banca.

la parola banca

Il francese banque, il castigliano banco, il catalano banc, l’inglese bank, il tedesco Bank, il turco banka, il somalo banki, lo swahili benki, il Tamil vanki

L’origine risale intorno al 1280 e proviene dalla parola germanica banki, che indicava un sedile lungo e stretto, quella che oggi chiamiamo panca.

Su questi banchi delle botteghe degli orafi avvenivano le transazioni di scambio, perfezionate con la nota di banco

Fino a una ventina di anni fa, alcuni istituti di credito italiani hanno mantenuto il termine banco nella loro ragione sociale: il Banco di Santo Spirito, il Banco di Roma, il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, tutti poi confluiti in istituti di credito più grandi.

E ancora un’altra curiosità etimologica.. 

Lombard: nel Medioevo questa parola indicava gli abitanti della Francia meridionale, quelli dell’Italia Settentrionale e della Toscana, famosi proprio per l’attività di piccoli prestiti a tassi molto elevati. 

Da Lombard, i nomi delle famose Lombard street nella City, il quartiere finanziario di Londra, e la Rue des Lombards, un’animata via parigina nel quartiere di Les Halles.

 Del resto, come si dice? Il denaro fa girare il mondo.

Ascolta il podcast (voce e musica di Marco Chiappini).

Ascolta qui tutti i podcast.

I mercati all’insegna del Toro: le parole della Borsa al rialzo

Dopo aver visto l’origine delle espressioni Toro e Orso e aver lavorato sul lessico della Borsa al ribasso, vediamo oggi le parole e le frasi che servono per descrivere il mercato di Borsa al rialzo.

Borsa al rialzo

Un toccasana per migliorare il vocabolario

Il sito ufficiale di Borsa Italiana pubblica ogni giorno un resoconto della giornata di Piazza Affari e delle principali piazze europee.

Si tratta di un ottimo esercizio di lettura, per prendere confidenza con questa tipologia testuale e acquisire nuovo lessico.

Molte di queste espressioni sono ricorrenti, per cui una lettura frequente può essere un toccasana per il vostro vocabolario.

Giornata di Borsa al rialzo

In apertura di un testo sulla Borsa in rialzo troviamo espressioni come “Borse europee in rally” oppure “Piazza Affari in pole position”, che strizzano chiaramente l’occhio al mondo dinamico delle gare automobilistiche.

Leggera crescita dell’Euro / Dollaro USA, che sale a quota 1,188. Prevale la cautela sull’oro, che continua la seduta con un leggero calo dello 0,57%. Il Petrolio (Light Sweet Crude Oil) continua gli scambi, con un aumento dell’1,00%, a 43,49 dollari per barile.

Il riassunto della seduta dello scorso 24 novembre si apre con i numeri riguardanti il rapporto tra l’Euro e il Dollaro USA, gli scambi sull’oro, e quelli sul petrolio.

Lo spread Btp-Bund

Segue il dato sullo Spread, cioè la differenza tra il rendimento del titolo di stato italiano a dieci anni (BTP) e l’omologo Bund tedesco, immancabile in tutti i bollettini di Borsa europei.

Lo Spread fa un piccolo passo verso il basso, con un calo dell’1,37% a quota +115 punti base, mentre il rendimento del BTP a 10 anni si attesta allo 0,58%.

Le piazze europee

Poi una carrellata di risultati di fine giornata per le altre città europee, tutte positive:

Tra i listini europei bilancio decisamente positivo per Francoforte, che vanta un progresso dello 0,76%, bilancio positivo per Londra, che vanta un progresso dello 0,67%, e buona performance per Parigi, che cresce dello 0,99%.

Piazza Affari: i migliori e i peggiori

Dopodiché è Milano a prendere la scena, con un dettaglio sia sugli indici che sui singoli titoli.

A Piazza Affari, il FTSE MIB continua la giornata con un aumento dell’1,42%, a 22.011 punti; sulla stessa linea, il FTSE Italia All-Share” che chiude a +1,42%.

I titoli azionari di aziende che si occupano di materie prime, viaggi e intrattenimento, petrolio sono quelli che hanno realizzato le prestazioni migliori.

I settori sanitario e alimentare, invece, hanno subito delle prese di beneficio.

“In luce sul listino milanese i comparti materie prime (+3,78%), viaggi e intrattenimento (+2,61%) e petrolio (+2,13%). I settori sanitario (-0,78%) e alimentare (-0,52%) sono tra i più venduti.

Una narrazione accattivante

Se per lavoro dovete fare delle presentazioni spiegando grafici e tabelle, e cercate una varietà lessicale che non vi faccia ripetere sempre lo stesso verbo, tra le frasi che seguono c’è davvero l’imbarazzo della scelta:

Tra le migliori azioni italiane a grande capitalizzazione, decolla Leonardo, con un importante progresso del 4,20%. In evidenza Saipem, che mostra un forte incremento del 3,85%. Svetta Tenaris che segna un importante progresso del 3,82%. Vola Atlantia, con una marcata risalita del 3,71%. Sotto pressione Amplifon, con un forte ribasso dell’1,02%. Tentenna Campari, con un modesto ribasso dello 0,71%.

Decollare, volare, svettare, e anche essere sotto pressione, tentennare.

Il ricorso al linguaggio figurato di verbi che normalmente si usano in altri contesti, non solo arricchisce la narrazione ma la rende accattivante e piena di ritmo.

L’origine della banca (seconda parte)

Leggi e ascolta qui la prima parte sull’origine della banca.

Un titolo di credito per essere affidabile deve essere coperto

E la nota di credito aveva la copertura dell’oro che si trovava nei forzieri dell’orafo.

L'origine della banca

Scorri l’articolo per ascoltare il podcast

Fu per questo motivo che a un orafo, di cui non conosciamo l’identità, venne in mente di usare l’oro che aveva in cassaforte, e che era suo, per prestarlo a chi temporaneamente non ne aveva.

Questo aggiunse due funzioni classiche delle banche: l’erogazione di prestiti e la creazione di moneta in circolazione.

Quando prestavano l’oro, di fatto gli orafi potevano emettere una nota di banco a favore del loro debitore, creando così nuova moneta da spendere.

Naturalmente il valore dei crediti che gli orafi vantavano nei confronti di coloro a cui avevano concesso un prestito, e il valore dei debiti verso i mercanti che avevano depositato l’oro in custodia, doveva essere pari. Questo per garantire solidità e stabilità.

Il rischio a cui questi proto-banchieri si esponevano era quello di liquidità. 

Che cosa avrebbero fatto se, nella stessa giornata, tutti i possessori di note di banco, esigibili a vista, si fossero presentati per riscuotere l’oro che avevano dato in prestito, a medio o lungo termine?

Era un rischio razionale e calcolato, a cui gli orafi riuscivano comunque a far fronte.

Pensate a cosa succederebbe a una banca, se tutti i possessori delle sue obbligazioni volessero indietro  il capitale investito, e, allo stesso tempo, tutti i titolari di mutuo non pagassero regolarmente le rate….

Anzi, no.  Non ci pensate…

Ascolta qui il podcast (voce e musica di Marco Chiappini)

Ascolta qui gli altri podcast.

Leggi e ascolta qui la terza parte

Storia del cazzotto che diventò un bacio

Dopo aver ripercorso la storia societaria della Perugina (leggi l’articolo di domenica scorsa), vediamo oggi come nasce lo storico prodotto della casa di Perugia, il Bacio.

Che all’inizio era un cazzotto.

Riassunto delle puntate precedenti

Luisa Spagnoli fondò nel 1907 la società Perugina insieme al marito Annibale Spagnoli e ad altri soci, tra cui, in posizione marginale, l’imprenditore Francesco Buitoni.

Due anni dopo la società era sull’orlo del fallimento e per questo venne affidata al giovane Giovanni Buitoni, figlio diciottenne di Francesco, che riuscì a rimetterla in sesto grazie a una politica commerciale che aveva permesso alla Perugina di superare il periodo bellico.

L’espansione della Perugina non si arrestò dopo la fine della Prima guerra mondiale, ma nel 1923 Annibale Spagnoli si ritirò dall’azienda a causa di attriti interni.

La lungimiranza di Luisa Spagnoli

Sembra risalire al 1923 l’inizio della storia d’amore tra Luisa Spagnoli e Giovanni Buitoni. Le persone a loro vicine parlano di un legame profondo e riservato.

Luisa Spagnoli, lungimirante e attenta alla vita dei dipendenti dell’azienda, inizia in quegli anni ad impegnarsi per la costruzione di strutture sociali proprio a loro favore, come, per esempio, l’asilo nido nello stabilimento di produzione di Fontivegge.

Non è un caso che da una personalità così generosa e brillante nasca l’idea di un cioccolatino che ha fatto epoca.

Il cazzotto

Si dice infatti che il Bacio sia nato dall’idea di Luisa Spagnoli di impastare, con altro cioccolato i frammenti di nocciola che venivano gettati durante la lavorazione dei dolciumi.

Quel curioso cioccolatino aveva una forma irregolare che ricordava la sagoma di un pugno chiuso, dove la nocciola intera rappresentava la nocca più sporgente.

In poche parole, un cazzotto.

“Scusi, mi dà un cazzotto?”

Amministratore delegato della Perugina e Presidente della Buitoni, Giovanni Buitoni curava molto l’aspetto commerciale e delle vendite.

Aveva immaginato un cliente entrare in un negozio e dire “Scusi, mi dà un cazzotto?”

Per questo, non convinto del nome che la sua Luisa aveva dato al nuovo cioccolatino, lo ribattezzò con il nome che tutti oggi conosciamo.

I primi cartigli apparvero negli anni Trenta, ma non avevano tutta quell‘aura romantica che invece hanno oggi.

Una leggenda narra che Luisa Spagnoli scrivesse brevi messaggi d’amore a Giovanni Buitoni, avvolgendoli attorno ai cioccolatini che gli mandava perché li controllasse.

Nonostante la loro storia non fosse ufficiale, il direttore artistico della Perugina Federico Seneca prese spunto proprio da questo gesto per dare all’involucro con la frase d’amore un’attrattiva commerciale.

Le campagne pubblicitarie

Sul canale youtube del Bacio Perugina si possono vedere le campagne pubblicitarie ideate per promuovere sia il Bacio tradizionale che le sue varianti.

Nonostante i colori accattivanti dell’involucro, e gli accostamenti dei nuovi gusti ricercati e raffinati delle nuove versioni che si sono affacciate sul mercato, il Bacio tradizionale resta insostituibile.

La sua carta argentata con le stelle blu e quel sapore inconfondibile che si scioglie in bocca ce lo ricordiamo sin dalla nostra infanzia, quando spesso il Bacio rappresentava il premio per esserci comportati bene o aver preso un bel voto a scuola.

Oppure durante l’adolescenza quando attaccavamo sul nostro diario di scuola il cartiglio del Bacio che la persona del cuore ci aveva regalato.

E da adulti, quante volte un collega o una collega dopo averci visto di malumore, ci hanno allietato la giornata facendocene trovare uno sulla scrivania?

Perugina e Alitalia

Un’operazione di marketing che merita di essere ricordata è sicuramente quella di Perugina e Alitalia che hanno concepito una divulgazione congiunta per i Baci e il Boeing 747-200 denominato Portofino.

L’aeromobile, che operava sulla rotta Roma-New York alla fine degli anni Novanta, aveva una livrea completamente dedicata al Bacio: il blu al posto del bianco, le bande argentee al posto di quelle verdi e rosse, e la scritta sulla fiancata: “Baci dall’Italia. Baci da Alitalia“.

Qui trovate una foto dell’aeromobile.

L’origine della banca (prima parte)

La nascita delle moderne banche è una storia tutta italiana e risale all’epoca rinascimentale, durante gli scambi commerciali che partivano dalle Fiandre e dal nord Italia, le due regioni più sviluppate d’Europa.

L'origine delle banche

Scorri l’articolo per ascoltare il podcast

La moneta di scambio delle merci era l’oro, che, oltre a servire nei pagamenti, era anche oggetto di lavorazioni artigianali da parte degli orafi.

Per conservare l’oro, questi usavano delle casseforti molto robuste.

Fu così che iniziarono a offrire un servizio di custodia ai mercanti che non volevano rischiare la pelle, andando in giro con tutto quell’oro che gli sarebbe servito per il commercio.

In Toscana o a Genova, non si sa precisamente dove, nacque la prima funzione della banca moderna. Il mercante depositava l’oro e  otteneva in cambio una ricevuta.

La ricevuta sarebbe servita non tanto per riottenere indietro il denaro dall’orafo che lo aveva in custodia, ma per riscuotere una quantità di oro uguale a quella scritta sulla ricevuta, magari da un orafo di un’altra città e dietro il pagamento di una commissione.

La ricevuta si chiamava “nota di banco”, perché veniva firmata dall’orafo sul suo banco di lavoro; è facile intuire come questo titolo di credito a tutti gli effetti, sia l’antenato del moderno assegno

Moderno, si fa per dire.

La prossima settimana la seconda parte del podcast sull’origine delle banche.

Ascolta il podcast (voce e musica di Marco Chiappini)

Leggi e ascolta la seconda parte.

Leggi e ascolta la terza parte.

Ascolta qui gli altri podcast.

La storia della Perugina

In attesa di San Valentino, ripercorriamo oggi la storia della Perugina, produttrice del famoso Bacio, il cioccolatino più regalato tra gli innamorati.

Prima della Grande Guerra

La Società Perugina per la fabbricazione dei confetti viene costituita a Perugia il 30 novembre 1907 con un capitale di 100.000 lire (circa 50€).

I soci sono Annibale Spagnoli, sua moglie Luisa Spagnoli, Leone Ascoli, Francesco Andreani, e, in posizione marginale, anche Francesco Buitoni.

Dopo aver rischiato il fallimento nel 1909, il diciottenne Giovanni Buitoni, figlio di Francesco, prende in mano le redini della società.

Il piano di salvataggio del giovane Buitoni prevede il reperimento di capitali e prestiti e il ridimensionamento della politica commerciale.

All’epoca il comparto dolciario industriale è ancora poco sviluppato in Italia. La Perugina riesce a spiccare il volo sul mercato, anche se per il suo limitato grado di specializzazione si configura come un’attività semi-artigianale.

La Prima Guerra Mondiale

In concomitanza con l’inizio della Prima Guerra Mondiale, la Perugina trasferisce la produzione nello stabilimento di Fontivegge, vicino alla stazione ferroviaria di Perugia.

Nonostante il conflitto renda difficile l’approvvigionamento delle materie prime, la società supera il periodo bellico grazie alla produzione di alimenti a base di cacao destinati ai soldati impegnati al fronte.

Il dopoguerra

Il bisogno di ampliare la capacità produttiva e allo stesso tempo adeguare la rete commerciale attraverso negozi per la vendita al dettaglio spinge Giovanni Buitoni alla ricerca di mercati esteri.

Nel 1922 nasce il Bacio, da un’idea di Luisa Spagnoli (e di questo ne parleremo nell’articolo di domenica prossima) e nel 1923 l’impresa si trasforma in una società per azioni.

Nel nuovo assetto societario i Buitoni controllano le attività attraverso un processo di acquisizioni di pacchetti azionari.

Queste operazioni consentono a Giovanni Buitoni (amministratore delegato sia della società Buitoni che della Perugina) ampio spazio di manovra nella ristrutturazione che nel frattempo sta investendo l’intero settore dolciario italiano.  

L’imprenditore Riccardo Gualino tenta di far confluire anche la Perugina nella fusione tra le principali aziende cioccolatiere italiane, ma Giovanni Buitoni non è d’accordo e inizia una serie di mosse verso l’innovazione tecnica della produzione e nello sviluppo della rete commerciale, del marketing e del packaging.

La Perugina è tra le prime aziende in Italia a incartare e inscatolare i cioccolatini e avvia un piano di diffusione capillare della rete di vendita, sia in Italia che all’estero.

I riconoscimenti internazionali e il marketing innovativo

Già alla fine degli anni Venti la Perugina è la prima azienda italiana del settore ad applicare le tecniche dell’organizzazione scientifica del lavoro, aumentando la produttività e diminuendo la forza lavoro impiegata

Per contrastare la tassa sullo zucchero, introdotta negli Anni Trenta, e aumentare le vendite, Giovanni Buitoni e il direttore della pubblicità Aldo Spagnoli (figlio di Luisa Spagnoli) inventano un concorso legato a un programma radiofonico con un montepremi.

Tra i premi in palio c’è anche l’automobile Fiat Topolino.

Nel 1935 i prodotti Perugina sbarcano negli Stati Uniti.

A New York nasce La Bomboniera, punto vendita di prodotti italiani sulla Fifth Avenue, dove già la Buitoni distribuisce sughi pronti e pasta.

Gli avvicendamenti societari

Nel 1968 ha luogo la fusione per incorporazione della Buitoni nella Perugina.

Il nuovo gruppo attraversa varie difficoltà economiche fino alla sua vendita nel 1985 alla CIR dell’imprenditore Carlo De Benedetti.

Le vicissitudini legate alla mancata privatizzazione della società agro-alimentare SME, per la quale lo stesso De Benedetti è in trattativa, lo inducono a cedere la Buitoni-Perugina alla multinazionale svizzera Nestlè nel 1988.

Anche sotto la nuova proprietà a Perugia continua l’attività produttiva.

Nel 2007 Nestlé cede gli impianti di produzione di massa di cacao e cioccolato liquido dello stabilimento di San Sisto alla connazionale svizzera manifatturiera di cioccolato Barry Callebaut.

Nel 2019 lo converte lo stabilimento di San Sisto nell’hub europeo per la produzione di uno storico snack, completando così un piano di investimenti per 60 milioni di euro.

Non male per un’impresa che era partita con un capitale di poco meno di 50 euro.

Leggi qui gli altri articoli.

Reddit loves Game Stop

Un gruppo del social network Reddit fa schizzare il prezzo del titolo Game Stop e rovina la festa alle società di fondi d’investimento.

Scorri l’articolo per ascoltare il podcast

Blue horse shoe loves Anacott Steel

“I want you to call the Wall Street Chronicles, extension sixteen-0-five, and tell them in: “Blue horse shoe loves Anacott Steel”. Got that?”

Il film è Wall Street di Oliver Stone, del 1987, le parole sono quelle del tycoon Gordon Gekko che voleva mettere i bastoni tra le ruote al suo rivale, Sir Larry Wildman. 

E ci riesce facendo alzare il prezzo delle azioni a cui Wildman era interessato, le Anacott Steel.

Per questo dice a Bud Fox di chiamare un autorevole giornale finanziario, pronunciare un messaggio in codice,  affinché il giornale esca con un articolo che esorti i lettori a comprare un po’ di Anacott Steel.

E a far salire il prezzo.

Con internet tutto è diventato più veloce, ovviamente.

Reddit loves Game Stop

Quindi, per esempio, se vuoi mandare a bagno un venditore allo scoperto (che magari è pure un investitore istituzionale) che aveva puntato sul ribasso di un certo titolo, chiedi di comprare le azioni di quella società a un gruppo su un social network, per esempio Reddit

E il gioco è fatto. 

E qui è proprio il caso di dirlo, visto che si tratta di azioni della società Game Stop.

Il prezzo schizza in alto e lo short seller si ritrova a dover comprare a prezzi esorbitanti per onorare il contratto su cui aveva scommesso. 

E compra proprio da chi gli ha fatto alzare il prezzo. Che ci fa un bel guadagno.

Il cinema ce l’ha raccontato in chiave di commedia, con Una poltrona per due di John Landis, dove al posto delle azioni di Game Stop c’era il succo d’arancia, e ovviamente in The Big Short. Che, non a caso, in italiano si chiama La Grande Scommessa

Di base, la lezione di Gekko ce lo spiega bene, e la vicenda Game Stop ce lo conferma, c’è una cosa sola: nella guerra a colpi di speculazioni il titolo sul mercato assume una vita propria, staccata dalle vicissitudini della compagnia di cui fa parte.  

E torna la domanda tematica che Oliver Stone si poneva proprio in Wall Street: “è sbagliato il sistema, o l’abuso che se ne fa?”

Ascolta il podcast (voce e musica di Marco Chiappini)

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