Archives

Gli italiani e i soldi

I finfluencer

Tra gli innumerevoli fenomeni che si sono diffusi attraverso il web durante il periodo della pandemia c’è quello dei finfluencer.

Leggi l’articolo e scarica le attività didattiche in pdf

Chi sono i finfluencer

La parola deriva dall’unione di fin (che sta per finance) e influencer e indica una persona che attira i follower sui social media attraverso consigli di natura finanziaria.

Sono in tanti ormai su YouTube, TikTok e Instagram a dare lezioni su come investire e far crescere i propri risparmi, arrivando in alcuni casi a vedere il sogno di campare di rendita, cioè vivere dei frutti dei propri investimenti.

L’importanza della consulenza nell’educazione finanziaria

Il finfluencer non va confuso con i consulenti finanziari e le consulenti finanziarie che fanno divulgazione online. Ce lo spiegano da BNL BNP Paribas, Luca Romano, Deputy Head Life Banker e Luca Iandimarino, Responsabile Investment Center, in un’intervista pubblicata dalla rivista We-Wealth.

Secondo Luca Romano la principale differenza tra le due figure è la regolamentazione: assente per i finfluencer, presente ed efficace per i consulenti finanziari.

Il mancato controllo dei contenuti che i finfluencer pubblicano può essere molto rischioso per i risparmiatori, soprattutto se questi contenuti esaltano soltanto i potenziali vantaggi di un investimento.

Luca Romano prosegue nell’intervista sostenendo l’importanza dei canali online nelle iniziative di educazione finanziaria affinché i risparmiatori si avvicinino al mondo della finanza, e affinchè i Life Banker del gruppo bancario in cui opera diventino “dei veri e propri educatori della finanza e nostri ambassador supportandoli nell’esposizione sui canali social così che sia sempre garantita la coerenza dei contenuti rispetto a regolamentazione e linee guida del Gruppo”.

L’importanza della consulenza e della relazione

Durante la pandemia i mercati finanziari hanno registrato una volatilità che ha fortemente influenzato la psicologia dei risparmiatori. Questo “ha aumentato le probabilità di prendere decisioni affrettate e non ottimali” – come sostiene Luca Iandimarino.

La consulenza finanziaria presuppone prima di tutto la relazione e la conoscenza del cliente a tuttotondo: esigenze di liquidità di breve, medio e lungo periodo; obiettivi di rendimento, propensione al rischio e, fondamentali, variazioni nella sua vita finanziaria (cambiamento di lavoro, separazione, divorzio, eredità, acquisto di immobili, etc.)

L’intervento di ESMA

Lo scorso ottobre l’autorità ESMA (European Securities and Market Authority) è intervenuta al riguardo, proprio per evitare che gli investitori alla ricerca di informazioni in rete vengano disorientati.

E per evitare un altro caso Game Stop/Reddit (leggi l’articolo qui), quando i membri del gruppo del famoso social network hanno fatto schizzare alle stelle il titolo della catena specializzata in videogiochi.

ESMA infatti ritiene che i finfluencer debbano produrre delle raccomandazioni di investimento obiettive e trasparenti. Prima di decidere, gli investitori devono trovare facilmente sia la fonte delle informazioni che gli eventuali conflitti di interessi che riguardano gli influencer che raccomandano certi titoli.

Scarica le attività didattiche in pdf (Livello C1/C2)

L’amore per il denaro contante in Italia

La storia d’amore tra l’Italia e il denaro contante continua a essere infinita: con il recente decreto si pensava che ci saremmo avviati verso una società un po’ più cashless, e invece sembra che la decisione sia rimandata.

Scarica QUI le attività didattiche per livello B2

La Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia due giorni fa hanno votato contro il limite di 1000€ previsto dal decreto, in merito all’uso del contante in Italia a partire dallo scorso 1 gennaio. Il limite è così tornato a quello del 31 dicembre 2021, cioè 2000€.

Ecco due articoli e podcast in cui avevamo parlato delle limitazioni all’uso del denaro contante in Italia.

Il borsellino elettronico

Qualche anno fa sono stata in Kenya e ho notato che si poteva comprare un caffè o il quotidiano da un chioschetto sulla strada, e pagare digitando un messaggio di testo molto semplice che comprendeva il codice del venditore a cui si inviavano i soldi e l’importo da pagare.

L’importo veniva addebitato dal borsellino elettronico del cliente e accreditato su quello del venditore.

Avete mai provato a pagare un caffè o un quotidiano con un borsellino elettronico, in Italia?

In certi paesi ATM e banche sono difficilmente raggiungibili per chi abita in zone lontane dalle città. Inoltre il trasporto è reso difficile oltre che dai costi, anche dalla condizione delle strade. Per questo la velocità di diffusione dei pagamenti elettronici è davvero impressionante.

In Italia, nonostante una rapida diffusione degli ultimi anni, le persone sembrano ancora molto legate al denaro contante.

Se vivete in Italia fateci caso: scoppia una bufera ogni volta che il Governo abbassa il limite di importo per i pagamenti in contanti.

I detrattori dei pagamenti elettronici sostengono che questi siano un mezzo con cui controllare i cittadini, poiché le operazioni sono ovviamente tracciate.

Lo scopo del Governo è quello di combattere l’evasione fiscale, che resta il male più grande del nostro paese.

Leggi larticolo completo qui. (scritto a novembre 2020)

Ascolta il podcast qui.

Le limitazioni all’uso del contante

Una cosa è certa: la strada verso la riduzione del contante è ancora lunga. 

Già nel luglio del 2020 il limite di contante era stato abbassato a 2000€ e il primo gennaio 2022 è entrato in vigore il nuovo limite ridotto a 1000€. Che però, come sappiamo, è stato bocciato, ripristinando il precedente.

La variazione degli importi per i pagamenti in contanti, che in vent’anni è passata da punte massime di 12.500€ del Governo Berlusconi nel 2002, a quelle minime di 1000€ del Governo Monti nel 2011, di fatto non è stata accompagnata da un cambio di mentalità.

Gli italiani hanno vissuto queste misure via via sempre più stringenti come una specie di dittatura, e non come un efficace contrasto all’evasione fiscale e all’economia sommersa.

Al punto da preferire il contante per non sentirsi controllati da un immaginario Grande Fratello bancario.

Leggi anche Il Cashback e la lotta al contante (scritto a gennaio 2021)

Ascolta il podcast qui.

La sfida delle Fintech in Italia

Cos’è esattamente una società Fintech? Se ne sente parlare spesso, e soprattutto usiamo tutti i giorni i servizi messi in campo da queste aziende. 

Leggi l’articolo completo qui.

Per praticare l’abilità di comprensione orale del testo, scarica le attività didattiche e ascolta i podcast (speaker Marco Chiappini).

I piani di risparmio

L’Italia è tradizionalmente un popolo di risparmiatori.

Eppure i risparmiatori italiani continuano a faticare parecchio a capire i piani di risparmio.

Per praticare l’abilità di comprensione orale del testo, scarica le attività didattiche per più livelli e ascolta il podcast (speaker Marco Chiappini).

Leggi qui l’articolo completo

La Guardia di Finanza

In Italia esiste un corpo di polizia con un’organizzazione di tipo militare altamente specializzato in materia economica e finanziaria: la Guardia di Finanza.

Per praticare l’abilità di comprensione orale del testo, scarica le attività didattiche in .pdf e ascolta i podcast (speaker Marco Chiappini).

Leggi qui l’articolo completo.

guardia di finanza

Lo spauracchio della patrimoniale

Era un venerdì di mezza estate, di quelli che in giro per Roma c’è il consueto fuggi fuggi generale che preannuncia l’imminente Ferragosto.

Eppure quella era una mattina piuttosto movimentata: la notizia di una nuova, urgente, manovra finanziaria prevista per quella sera, aveva destato molte preoccupazioni in buona parte dei miei clienti.

Per praticare l’abilità di comprensione orale del testo, scarica le attività didattiche in .pdf e ascolta il podcast (speaker Marco Chiappini).

Leggi qui l’articolo completo.

Er Madoff alla vaccinara

Conosciuto come il Madoff dei Parioli, o anche come il Madoff alla vaccinara, con riferimento al famoso piatto tipico della cucina romana, Gianfranco Lande operava da anni nell’elegante quartiere Parioli della capitale.

Per praticare l’abilità di comprensione orale del testo, scarica le attività didattiche in .pdf e ascolta i podcast (speaker Marco Chiappini).

Leggi qui l’articolo completo.

Lo spauracchio della Patrimoniale

Il 12 agosto 2011 me lo ricordo bene. 

Era un venerdì di mezza estate, di quelli che in giro per Roma c’è il consueto fuggi fuggi generale che preannuncia l’imminente Ferragosto.

La patrimoniale

Lavoravo in banca come consulente e quella mattina fu piuttosto movimentata.

La notizia di una nuova, urgente, manovra finanziaria prevista per quella sera, aveva destato molte preoccupazioni in buona parte dei miei clienti.

Nonostante il decreto del mese precedente, con il quale il Governo aveva promesso all’Europa il pareggio di bilancio entro il 2014, l’Italia continuava a essere bersaglio di parecchi speculatori.

Piazza Affari continuava a registrare risultati negativi giorno dopo giorno. 

I miei clienti avevano soldi investiti principalmente in titoli obbligazionari di stato, qualcuno possedeva fondi azionari, ma la loro più grande paura era per la liquidità che tenevano sul conto corrente.

Lo spauracchio della Patrimoniale e la sceneggiata di Berlusconi

Eh sì. Perché 20 anni prima, nel 1992, il Governo di Giuliano Amato aveva imposto un prelievo forzoso del 6 per mille sui conti correnti e sui depositi bancari e postali. 

Quella misura, che Amato definì un male necessario, faceva parte di una manovra finanziaria che avrebbe coperto le perdite derivate dalla svalutazione della lira. 

Ma torniamo al 2011 e ai miei clienti. Insomma, qualcuno di loro aveva preso la macchina per lasciare la sua casetta al mare e precipitarsi in banca per acquistare il titolo di stato a breve termine (il Bot), così da liberarsi della liquidità del conto corrente, e mettere al riparo i soldi da un’eventuale tassa patrimoniale.

Quella sera Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti andarono in onda a reti unificate, mettendo in piedi una di quelle sceneggiate in cui gli italiani sono davvero maestri. 

Il nostro cuore gronda sangue quando pensiamo che uno dei vanti di questo governo era quello di non avere mai messo le mani nelle tasche degli italiani.” Queste le parole di Berlusconi.

Tremonti puntò sulla tempestività di un decreto che il Governo aveva studiato e realizzato in sette giorni. “Se c’è un caso di necessità e urgenza per un decreto questo è un caso di necessità e urgenza.”

Beh, dopo i decreti di Giuseppe Conte in piena pandemia, sette giorni sono decisamente tanti..

Per quello che riguardava il mio lavoro, la manovra non colpì i saldi dei conti correnti. Anzi. Fino ad allora gli interessi prodotti dai depositi e dai conti erano stati tassati al 27%. Questa aliquota fu ridotta, per allinearsi alla tassazione sulle rendite finanziarie, che dal 12,50 passò al 20%.

I proventi dei titoli di stato (tra cui i Bot) restarono al 12,50%. 

Tutto questo con buona pace dei miei clienti, che ripresero a godersi il loro soggiorno vacanziero, praticando lo sport che più preferivano.

Lamentarsi che “non si sa più come investire i soldi”.

Eh già.

Ascolta il podcast (speaker Marco Chiappini)

Ascolta gli altri podcast.

Quel caldo agosto del 2011

Il denaro non dorme mai, come dice Gordon Gekko in Wall Street, e non va nemmeno in vacanza.

quel caldo agosto del 2011

Agosto come da tradizione è un mese vacanziero, ma è sempre piuttosto movimentato sul fronte della finanza e della politica.

Oggi vi racconto cosa successe in quel caldo agosto del 2011, quando il governo Berlusconi era agli sgoccioli e tentò di mettere una toppa alle richieste della BCE con una manovra finanziaria che annunciò la sera di venerdì 12 agosto. Verso le 10.

Venerdì. 12 agosto. Verso le 10. Di sera.

Quando noi italiani, dalla notte dei tempi, siamo alle prese con borse frigo e borsoni da mare.

Figuratevi se pensiamo pure alla Borsa.

Luglio, col bene che ti voglio

L’Europa chiede all’Italia il pareggio di bilancio entro l’anno 2014 (siamo nel 2011), necessario per ridurre il debito pubblico.

La riduzione del debito pubblico è necessaria affinché i soldi che lo stato italiano deve pagare a titolo di interessi possano destinarsi alle iniziative per i cittadini e le imprese.

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Ministro del Tesoro Giulio Tremonti ricorrono a una manovra finanziaria di 47 miliardi, che però non basta a mettere a freno l’ondata di speculazioni che sta per abbattersi sui mercati italiani.

A questo si aggiungono gli inasprimenti dei rapporti tra il governo, le opposizioni e le parti sociali.

Giovedì 4 agosto: anticipare i tempi del risanamento

Nonostante le rassicurazioni della manovra appena rilasciata, l’Europa richiama nuovamente l’Italia per accelerare i tempi di raggiungimento del pareggio di bilancio.

L’incertezza è particolarmente alta e la crescita economica dell’area euro è in decelerazione. (…) Anche per l’Italia, come gli altri Paesi dell’area euro, le riforme strutturali sono necessarie, e in particolare occorre anticipare i tempi del risanamento fiscale.

Sono le parole del Presidente della BCE Jean-Claude Trichet a pesare come un macigno sulla Borsa di Milano che lascia sul terreno più del 5%. Nella stessa giornata, Piazza Affari è alle prese un problema nella distribuzione dei dati attraverso alcuni canali di informativa, ma nonostante i problemi di diffusione dei dati, i mercati hanno continuato a funzionare regolarmente.

Lo spread tra Bpt e Bund tedeschi si attesta a 390,2 e supera il record negativo di 390 punti base, toccato il giorno prima.

Pochi mesi dopo, il 9 novembre 2011, lo spread sarebbe arrivato a toccare il record negativo di 575.

Mercoledì 10 agosto: un’altra giornata di passione

La seduta di mercoledì 10 agosto è – secondo il Sole 24 Oreun’altra giornata di passione per le Borse europee.

Dalla Francia soffia il vento del panico da vendite, dopo alcune voci su un possibile declassamento della Francia da parte di S&P e Moody’s. Oltre al debito sovrano, anche la solidità del sistema bancario d’Oltralpe è in affanno. Le indiscrezioni su una crisi di liquidità di Societè Genèrale fanno sprofondare il titolo del 20%, trascinando gli altri titoli dello stesso comparto.

A fare da fanalino di coda in Europa è Piazza Affari che perde il 6,65%. Anche in Italia sono i titoli del credito a soffrire dell’ondata incontrollata di vendite.

Soffre anche Wall Street dove non basta l’annuncio della Fed di continuare a mantenere i tassi di interesse vicino allo zero per i successivi due anni. L’indice Dow Jones, infatti, chiude in calo del 4,63%.

Venerdì 12 agosto: la preoccupazione di Napolitano

In un clima già difficile da punto di vista economico e finanziario, si acuiscono i contrasti tra le parti politiche e sociali, destando più di qualche preoccupazione al Capo dello Stato, all’epoca Giorgio Napolitano.

Secondo una nota diffusa dal Quirinale

Il Capo dello Stato, che nel corso di tutti i colloqui svoltosi ieri e oggi si è ispirato alle preoccupazioni ed esigenze più volte espresse negli ultimi tempi, è ora in attesa delle deliberazioni che il Consiglio dei Ministri adotterà per far fronte ai gravi rischi emersi per l’Italia in conseguenza delle tensioni sui mercati finanziari, e per corrispondere alle attese delle istituzioni europee. (…) Il Presidente Napolitano ha espresso in particolare l’auspicio che prima e dopo le deliberazioni del Consiglio dei Ministri si sviluppi il confronto più attento, aperto alle proposte di tutte le forze politiche e sociali che, come già ieri in Parlamento, appaiono consapevoli delle comuni responsabilità nell’attuale delicatissimo momento.

Alle 19 della stessa giornata viene convocato il consiglio dei ministri per l’esame di provvedimenti urgenti in materia finanziaria, anticipando di alcuni giorni l’incontro che era già stato fissato per giovedì 18 agosto.

La data del 18 agosto si percepisce come troppo lontana. Inoltre, il vertice di Palazzo Chigi si tiene a Borse chiuse, e a ridosso del fine settimana, quindi con due interi giorni di stop alle contrattazioni e a ulteriore manovre speculative.

Ascolta il podcast di mercoledì prossimo per sapere di più.

L’imposta di successione

Facciamo oggi un’excursus storico, politico e sociale sull’imposta di successione, che si applica sui beni caduti in eredità. Da anni si parla di quanto l’imposta di successione in Italia sia alquanto generosa e di come l’aumento delle aliquote e la diminuzione delle franchigie potrebbero contribuire a una più giusta ripartizione della ricchezza.

imposta di successione

Cenni storici

Il moderno prelievo sulle successioni è nato in Francia nel 1704, quando in Italia già c’erano state la vigesima hereditatum dell’imperatore Augusto nel 7 d.C. e alcuni tributi più recenti, come il quintello veneziano del 1565.

Si trattò della trasformazione dell’imposta di registro, che si pagava per il servizio di autenticazione e datazione dei testamenti, che si applicò così sulle quote ereditarie articolata per grado di parentela.

L’esempio francese fece scuola in quasi tutta Italia durante il periodo napoleonico.

Dopo la Restaurazione, sei dei sette Stati preunitari avevano un’imposta modellata su quella d’oltralpe; tranne il Regno delle Due Sicilie, dove vigevano degli diritti fissi bassissimi sui testamenti e dove il prelievo fiscale sulle successioni in linea retta addirittura si azzerava.

Nel 1862 si estese all’Italia appena unificata il sistema piemontese, che era il più oneroso di tutti anche perché colpiva l’asse ereditario al lordo delle passività. In questo modo si poté uniformare il peso del tributo tra le varie province e soprattutto trarre maggiori entrate per l’erario.

Dall’unità d’Italia in poi si è passati per tre tipi di tributi.

Alla forma classica di prelievo sulle singole quote degli eredi si aggiunse nel 1942 l’imposta applicata all’intera eredità prima della divisione in quote (chiamata l’imposta sul morto). Le due imposte si fusero nel 1972: il prelievo sul valore globale era l’unico dovuto fra coniugi e parenti in linea retta, mentre per tutti gli altri eredi si applicava anche quello sulle quote. 

L’importanza dei gradi di parentela nell’imposta di successione

Per capire l’applicazione dell’imposta di successione è importante chiarire le linee e i gradi di parentela.

Il grado di parentela dipende dal numero di persone che ci sono tra l’erede e il de cuius; la linea invece può essere retta, quando le persone discendono l’una dall’altra (padre e figlio, per esempio); oppure in linea collaterale, quando la persona deceduta e l’erede non discendono l’una dall’altra, come nel caso di zio e nipote.

Quindi i figli sono parenti in linea retta discendente di primo grado, mentre i nipoti (figli dei figli) lo sono di secondo grado e i bisnipoti, di terzo grado; i fratelli e sorelle sono parenti in linea collaterale di secondo grado; e i loro figli, cioè i nipoti sono parenti in linea collaterale di terzo grado.

La storia recente è piuttosto travagliata, ma con una tendenza molto chiara. Dopo che nel 2000 il governo Amato ridusse le aliquote e tolse la franchigia unica, il governo Berlusconi abolì del tutto l’imposta l’anno successivo. Il governo Prodi la reintrodusse nel 2006, ma senza modifiche rispetto alla versione del 2000.

Una tassazione troppo generosa

Attualmente, l’imposta di successione per i figli e per i parenti in linea retta è del 4 per cento, ma con una franchigia di un milione di euro: significa che deve pagare l’imposta soltanto chi riceve in eredità un patrimonio di oltre un milione (e soltanto sulla parte eccedente il milione), mentre gli altri non hanno nessun obbligo. 

La tassazione italiana sull’eredità è alquanto generosa, sia per le aliquote esigue che per le franchigie elevate. E non solo. Ci sono beni esenti dall’imposta – per esempio i soldi investiti in titoli di Stato o in assicurazioni a gestione separata – e inoltre il calcolo del valore degli immobili in eredità non è aggiornato ai crescenti valori di mercato.

La proposta di Enrico Letta e del Partito Democratico

Lo scorso maggio nel dibattito politico italiano si è parlato nuovamente di imposta di successione, dopo che il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, ha proposto di aumentare sensibilmente le aliquote per i passaggi ereditari da genitori a figli superiori ai 5 milioni di euro (praticamente l’1 per cento più ricco della popolazione), per introdurre misure di sostegno economico per i più giovani.

La proposta di Letta è stata accolta con freddezza dal presidente del Consiglio Mario Draghi – «in generale non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli», – e ha trovato, ovviamente, l’opposizione delle forze di centrodestra, in particolare della Lega. Anche all’interno del PD ha suscitato qualche mal di pancia, visto che l’aumento dell’imposta di successione potrebbe risultare impopolare tra gli elettori.

Con la proposta del PD si manterrebbe la franchigia da un milione; chi eredita tra uno e 5 milioni continuerà a pagare il 4 per cento (sulla parte eccedente il milione); mentre chi eredita più di 5 milioni dovrà pagare un’imposta del 20 per cento (sempre sulla parte eccedente).

Questa redistribuzione della ricchezza che si inserisce nel dibattito in corso da tempo in Italia e in gran parte dei paesi più ricchi sull’opportunità e sulla funzione delle imposte di successione.

Il contesto europeo e la pressione fiscale in Italia

L’aliquota media dell’imposta di successione dei paesi OCSE è del 15 per cento.

La Francia ha una franchigia di centomila euro (contro il milione di euro dell’Italia) e l’aliquota varia dal 5 al 60 per cento, con un valore medio del 45 per cento. In Germania l’aliquota massima è del 30 per cento, nel Regno Unito del 40 per cento.

In Italia, i detrattori della tassazione dell’eredità sostengono però che anche se le imposte di successione sono decisamente più basse della media dei paesi ricchi, tutte le altre sono invece più alte. Secondo i dati del 2019, l’Italia era sesta in Europa per pressione fiscale.

Prima di alzare l’imposta di successione bisognerebbe perciò pensare a una riforma complessiva del fisco italiano, posizione adottata dal Presidente del Consiglio Mario Draghi.

A note to our visitors

This website has updated its privacy policy in compliance with changes to European Union data protection law, for all members globally. We’ve also updated our Privacy Policy to give you more information about your rights and responsibilities with respect to your privacy and personal information. Please read this to review the updates about which cookies we use and what information we collect on our site. By continuing to use this site, you are agreeing to our updated privacy policy.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi