La Guardia di Finanza

In Italia esiste un corpo di polizia con un’organizzazione di tipo militare altamente specializzato in materia economica e finanziaria: la Guardia di Finanza.

La guardia di finanza

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La sua funzione consiste nella prevenzione, ricerca e denuncia delle violazioni finanziarie, affinché tutti contribuiscano al benessere collettivo, fondato sui tre pilastri: sanità, istruzione, sicurezza.

La lotta all’evasione fiscale e all’economia sommersa sono tra gli obiettivi principali. 

Ma ci sono anche il contrasto al gioco d’azzardo, alla contraffazione dei soldi, dei marchi e alla pirateria; e anche il controllo sulla spesa pubblica e sui prezzi al consumo.

Con gli anni l’aumento dei reati legati all’ambito economico e finanziario ha portato alla formazione di una struttura sempre più articolata e mirata a prevenire e colpire la criminalità.

Nell’ambito strettamente legato ai mercati finanziari opera il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, che agisce a tutela del risparmio e in collaborazione con le Autorità di Vigilanza, quali la CONSOB (la commissione nazionale per le società e la Borsa) e la Banca d’Italia.

Fiore all’occhiello tra i corpi di polizia e militari internazionali, la Guardia di Finanza italiana è in prima linea anche a livello europeo dove ha promosso delle iniziative per favorire la sensibilizzazione dei Paesi membri dell’Unione sul tema della cooperazione investigativa.

Qualche anno fa l’editoriale del quotidiano bavarese di centro-sinistra Süddeutsche Zeitung sosteneva che in Germania c’era “bisogno di una forza di polizia tributaria come quella italiana”.

Aggiungeva inoltre che sebbene l’Italia non fosse un modello per quanto riguarda l’evasione fiscale “paradossalmente però possiede una delle migliori polizie finanziarie al mondo”.

Paradossalmente.

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“Il bene più prezioso che conosco è l’informazione”: il reato di insider trading

Il reato di insider trading consiste nell’uso a proprio vantaggio di informazioni confidenziali. Analizziamo l’articolo 184 del TUF (Testo Unico della Finanza) che disciplina l’abuso di informazioni privilegiate.

il reato di insider trading

In cosa consiste il reato di insider trading?

Una persona che lavora in un ambito dove circolano informazioni confidenziali su società quotate in Borsa potrebbe trarre vantaggio da queste informazioni, soprattutto se non sono ancora state divulgate dai media.

Per esempio, sono un dirigente nella società XYZ che sta per annunciare una notizia che farà aumentare il valore del suo titolo in Borsa.

Prima che la notizia sia ufficializzata e resa pubblica, posso comprare un pacchetto di azioni a un prezzo conveniente. Quando la notizia sarà ufficiale, e il titolo si sarà apprezzato, rivenderò il pacchetto a un prezzo molto remunerativo.

Il reato di insider trading in Italia. Cosa dice il Testo Unico della Finanza?

Il TUF Testo Unico della Finanza regola il reato di insider trading all’articolo 184, che enuncia:

È punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro ventimila a euro tre milioni chiunque, essendo in possesso di informazioni privilegiate in ragione della sua qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell’emittente, della partecipazione al capitale dell’emittente, ovvero dell’esercizio di un’attività lavorativa, di una professione o di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio:

a) acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi, su strumenti finanziari utilizzando le informazioni medesime;

b) comunica tali informazioni ad altri, al di fuori del normale esercizio del lavoro, della professione, della funzione o dell’ufficio (…);

c) raccomanda o induce altri, sulla base di esse, al compimento di taluna delle operazioni indicate nella lettera a).

Un po’ di cinema

The most valuable commodity I know of is information.” (il bene più prezioso che conosco è l’informazione).

Così lo spregiudicato Gordon Gekko, nell’intramontabile Wall Street di Oliver Stone, impartiva a un ingenuo Bud Fox la lezione numero uno per fare soldi sicuri.

Il personaggio di Gekko si ispirava allo speculatore Ivan Boesky che nei primi anni Ottanta fu al centro di uno scandalo finanziario per il quale scontò una pena di tre anni e mezzo di carcere.

Tra i moderni villain dell’abuso di informazioni troviamo Bobby “Axe” Axelrod, antagonista del procuratore distrettuale Chuck Rhoades nella serie tv targata Showtime, Billions.

E come tutte le storie ambientate nella finanza, trame e personaggi incarnano un’eterna lotta che gli uomini da sempre combattono.

Quella tra il bene e il male.

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Lo stacco delle cedole e dei dividendi

Ancora oggi è molto usata l’espressione staccare cedola o staccare dividendo per indicare quando un’azienda o un ente pubblico paga gli interessi o gli utili ai possessori di azioni e obbligazioni.

Lo stacco delle cedole e dei dividendi

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Normalmente, per i titoli azionari, il periodo di stacco del dividendo è nella prima metà dell’anno, dopo che l’assemblea dei soci si è riunita per decidere se, e in che misura, distribuire gli utili agli azionisti. 

Invece, chi compra un prestito emesso da una società privata o da un ente pubblico sa già quando e quanto riceverà a titolo di cedola per il suo investimento.

Gli stacchi di cedole e dividendi avvengono con accredito diretto in conto corrente.

Eppure, anche nelle descrizioni di accredito in conto, si mantiene ancora questa espressione che risale al titolo fisico

Un tempo chi comprava un titolo, di natura azionaria o obbligazionaria, riceveva un documento cartaceo, che consisteva in un foglio, con tanti piccoli tagliandi attaccati.

Il foglio principale riportava le caratteristiche del titolo, mentre i tagliandi corrispondevano alle cedole o ai dividendi, e che a ogni riscossione, appunto, venivano staccati.

Con la dematerializzazione dei titoli fisici, iniziata nel 1998, la proprietà del titolo oggi avviene attraverso una scrittura contabile.

Sebbene fuori corso, i vecchi titoli fisici sono oggetto di ricerca e scambio da parte di appassionati del genere. 

Questa forma di collezionismo si chiama scripofilia. Deriva dall’inglese scrip-o-phily, dove scrip indica un certificato azionario provvisorio. 

Spesso, passeggiando per i mercatini di antiquariato, se ne possono trovare di vari tipi.

Per esempio emessi da enti pubblici per la costruzione di una ferrovia. O addirittura, vecchissimi debiti risalenti al Regno d’Italia. 

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Il capital gain: la tassazione sui guadagni sul capitale

Quando si vende un titolo in portafoglio a un prezzo superiore a quello a cui si è acquistato quel titolo, si realizza un guadagno. Sul guadagno, che tecnicamente si chiama plusvalenza, lo Stato applica una tassazione che prende il nome di imposta sul Capital Gain a cui ci si riferisce comunemente con l’appellativo di Capital Gain.

Aliquota attualmente vigente

Il Decreto Legge n. 66 del 24/04/2014 del Governo Renzi ha aumentato dal 20% al 26% dell’aliquota sul Capital Gain, che si applica anche sui rendimenti (cedole e dividendi).

L’aliquota del 20% era stata introdotta dal Governo Monti, a gennaio del 2012, all’indomani del suo insediamento a Palazzo Chigi.

Con lo spread a 575 e le preoccupazioni dell’Europa, l’aumento del Capital Gain rappresentava un segnale forte tra le misure per contrastare la crisi finanziaria.

Prima del 2012 l’aliquota era del 12,5%, indistintamente su Titoli di Stato e titoli di altra natura (azioni, obbligazioni, derivati, etc.)

Aliquote differenziate

Nonostante le nuove aliquote introdotte dai Governi Monti e Renzi, il Capital Gain sui titoli di Stato (BOT, CTZ, BTP, CCT e CTZ) continua a beneficiare della tassazione del 12,5%, così come i titoli di enti pubblici come le regioni, le province ed i comuni, le obbligazioni di organismi internazionali come la World Bank e la BEI e i bond emessi da Stati esteri della white list.

E la tassazione del 12,5% vale anche per gli interessi prodotti da questi titoli obbligazionari.

La minusvalenza

L’opposto del Capital Gain è il Capital Loss, più comunemente chiamata minusvalenza.

Si tratta della perdita sul capitale realizzata a seguito della vendita di titoli che l’investitore aveva comprato a un prezzo più alto di quello di vendita.

Una volta aver venduto in perdita e aver sostenuto una minusvalenza, posso usarla nei quattro anni successivi per abbassare le tasse da pagare su eventuali altre plusvalenze che potrei realizzare.

La tassazione della ricchezza in Italia

Risale a un paio di anni fa un interessante articolo de Il Sole 24 Ore che riportava un’intervista fatta a Alastair Thomas, economista dell’OCSE.

All’epoca Thomas aveva presentato un rapporto che analizzava la tassazione dei risparmi delle famiglie, nell’ottica dell’introduzione di una tassa patrimoniale.

Secondo Thomas la tassa patrimoniale sarebbe solo un ripiego. Quello che l’Italia dovrebbe modificare è l’imposta di successione e la tassazione delle rendite da capitale. La prima, che giudica “alquanto generosa“, poiché si applica a partire da 1 milione di euro; la seconda che dovrebbe essere progressiva.

L’aliquota progressiva aumenta all’aumentare dell’importo su cui si calcola, una buona base di partenza per ridurre le disuguaglianze tra piccoli e grandi capitali, su cui attualmente si applica la stessa percentuale di tassazione.

Inoltre, questa progressività si dovrebbe applicare a tutte le forme di investimento, “altrimenti si finirebbe ancora una volta per favorire un particolare contribuente rispetto a un altro“.

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Record per la spesa domestica alimentare nel 2020

La spesa domestica alimentare delle famiglie italiane continua a mantenersi in terreno positivo anche nel terzo trimestre, consolidando l’incremento complessivo dei primi 9 mesi a +7%.

spesa domestica alimentare

Tutti i numeri della spesa domestica alimentare

Dopo aver registrato un +9,3% nel primo semestre 2020 (fonte Ismea), le nuove restrizioni in atto da settembre lasciano intuire che il 2020 chiuderà al livello record per la spesa domestica degli ultimi 10 anni.

Acque a parte, le cui vendite non si discostano molto dai numeri del 2019 (+0,1%), il resto dei comparti segna aumenti addirittura a due cifre.

Oltre agli alcolici, sono i proteici di origine animale a fare prepotentemente da traino: le uova a +16,1%, le carni suine a +14%, quelle avicole a +9%, quelle bovine a +7,3% e i salumi (+8%).

I prodotti lattiero caseari sono in incremento dell’8,4% rispetto al 2019; il dato però si può espandere ulteriormente tra formaggi e latte, dove i primi la fanno da padroni.

Frutta e ortaggi chiudono i primi tre trimestri con un incremento della spesa rispettivamente del 11% e dell’8,4% su basa annua.

Negozi di quartiere e spesa online

Tra i canali di vendita la pandemia ha riportato in auge i piccoli esercizi commerciali di prossimità, oltre ad aver dato una spinta all’e-commerce.

Entrambi in passato avevano avuto un peso marginale, a favore di supermercati e ipermercati.

Questi hanno poi subito la penalizzazione derivante dalla chiusura dei negozi all’interno dei centri commerciali dove sono ubicati.

Vini e alcolici

Il bisogno di una gratificazione che ricompensasse un periodo di sacrifici e rinunce, ha fatto alzare i consumi di alcol tra le mura domestiche.

Spumanti, birra e aperitivi hanno superato il 10% di aumento.

Nonostante il comparto dei vini legato al canale della ristorazione sia stato duramente colpito, l’universo delle cooperative vitivinicole ha invece messo a segno un’innegabile successo.

Già presenti nella grande distribuzione e sugli scaffali online, il giro d’affari registrato soltanto dalle prime 5 coop del vino in Italia (tra cui Cantine Riunite-Civ, Caviro, Cavit) è di oltre 1,5 miliardi di euro.

Si tratta di un aumento di fatturato che conferma una storica eccellenza italiana, la cui struttura associativa avviene tra più viticoltori che conferiscono le uve dei propri vigneti per la lavorazione e la produzione del vino, e la vendita al dettaglio.

E non solo. In un anno così difficile, questo specifico settore continua a garantire e a far accrescere occupazione, senza pesare sugli ammortizzatori sociali.

Buon vino fa buon sangue, e anche buona economia.

Vendi, guadagna, pentiti

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Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna.”

Questa cosa la diceva Adolf Huxley e aveva ragione da vendere.

Anche le crisi finanziarie sembrano non aver insegnato niente ai risparmiatori e piccoli investitori che molto spesso si sono lasciati attrarre dalla speranza di guadagni sempre più alti, e si sono ritrovati, invece, con perdite piuttosto pesanti.

Quando si investe sui mercati, oltre a dover essere informati e soprattutto ben coscienti delle nostre esigenze di liquidità a breve termine, c’è un altro fatto che non si può tralasciare: l’obiettivo di guadagno.

Se compro a 100 e stabilisco che il 5% in un anno mi va bene (e con gli attuali tassi di mercato il 5% è decisamente un signor tasso), allora se passati 12 mesi il valore di quel titolo è 105, ho raggiunto il mio obiettivo.

Quindi vendo, e porto a casa il risultato.

A volte entra in gioco l’emozione (e anche l’avidità). 

Perchè vendere se il titolo è in una fase rialzista e potrebbe arrivare a 110? 

Già. Perché?

Forse perché potrebbe arrivare una giornata nera che mi fa perdere sia il guadagno che non ho incassato che una parte del capitale investito.

La storia ci ha insegnato tante volte che questo rischio c’è e può accadere in qualsiasi momento.

Ma c’è un altro fattore di pancia che gioca un brutto tiro. 

Se io vendo a 105, porto a casa il risultato, e poi quel titolo va a 110?”

Quando si investe sui mercati l’emozione l’avidità, l’irrazionalità, dobbiamo lasciarle da una parte. 

Stabilire un obiettivo è fondamentale.

E arrivati a quell’obiettivo venderemo e guadagneremo.

E poi ce ne pentiremo. 

Ma almeno avremo portato a casa il nostro obiettivo.

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Una poltrona per due: le vendite allo scoperto in un super classico del Natale italiano

Immancabile come ogni anno dal 1996, Trading Places, in italiano Una poltrona per due, la commedia di John Landis è andata in onda in prima serata la sera della vigilia di Natale.

Considerata una delle migliori commedie in assoluto, il film offre spunti interessanti anche per quanto riguarda l’aspetto finanziario.

Il film ci aiuta a comprendere i contratti futures, comunemente noti come vendite allo scoperto.

Una poltrona per due

I contratti futures

In Una poltrona per due, i diabolici fratelli miliardari Duke riescono a ricevere, prima dell’annuncio ufficiale, il rapporto sui raccolti delle arance.

Conoscere in anticipo i dati sulla produzione gli consente di comprare contratti futures sul succo d’arancia a prezzi molto convenienti.

futures sono dei contratti in cui due parti si accordano per scambiare, in una data futura, una quantità di merce a un prezzo prestabilito.

Chi vende la merce non ne è in possesso, ma scommette che il prezzo in futuro scenderà e potrà comprarla sul mercato poco prima della data di scadenza del contratto, a un prezzo più basso di quello che ricaverà dalla vendita già pattuita.

Il guadagno è la differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita.

Chi compra invece scommette sul fatto che il prezzo si alzerà, e quindi compra la merce a un prezzo più basso e la rivenderà a un prezzo di mercato più vantaggioso.

I futures in Una poltrona per due

I due protagonisti, interpretati da due brillanti Dan Aykroyd e Eddie Murphy falsificano il rapporto delle arance che arriva ai Duke con l’informazione che la produzione di arance sarà scarsa.

Convinti del magro raccolto, i fratelli Duke investono tutto il loro capitale impegnandosi a comprare in anticipo le arance, convinti di approfittare di un prezzo basso, che si impennerà dopo la diffusione del rapporto.

Anche gli altri investitori fanno la stessa cosa, gonfiando ulteriormente il prezzo delle arance.

Winthorpe e Valentine, a quel punto, iniziano a stipulare futures come venditori: si impegnano cioè a vendere le arance, in futuro, a un prezzo che per gli altri investitori è molto basso.

Quando arriva il vero annuncio ufficiale, quello che comunica che il raccolto è andato bene, i Duke e gli altri investitori si ritrovano a comprare arance a un prezzo molto più altro di quello di mercato.

Cominciano quindi a proporre futures come venditori.

Winthorpe e Valentine (Aykroyd e Murphy) accettano di comprare dopo che il prezzo si è abbassato di parecchio.

Quindi: il prezzo concordato per l’acquisto delle arance è molto più basso di quello dei contratti che hanno firmato poco prima come venditori.

Possono così vendere le arance, che ancora non hanno, a un prezzo molto alto, e poi comprare a un prezzo molto più basso, quelle che dovranno vendere.

I Duke si ritrovano invece sul groppone un quantitativo di arance comprate a un prezzo più alto di quello al quale le dovranno rivendere.

Perdendo così tutto il loro patrimonio.

La vendita allo scoperto

Da sempre una delle manovre speculative più famose in Borsa, la vendita allo scoperto, o short selling, l’abbiamo vista in film come The Big Short di Adam McKay, il cui titolo in italiano è infatti La grande scommessa, e anche nella serie tv Diavoli, una co-produzione tra Italia, GB, e Francia, andata in onda in Italia su Sky lo scorso marzo.

Oltre alla vendita allo scoperto, in Una poltrona per due ritroviamo altri argomenti ricorrenti nei film che parlano di finanza, come l’insider trading, cioè l’uso di informazioni confidenziali, che negli Stati Uniti all’epoca del film, per le materie prime, non era considerato reato, e l’avidità, i fratelli Duke investono in arance tutto il loro patrimonio sperando di fare un gran colpaccio.

E invece restano a secco.

I prossimi appuntamenti

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Buone Feste!

I piani di risparmio

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L’Italia è tradizionalmente un popolo di risparmiatori. Eppure i risparmiatori italiani continuano a faticare parecchio a capire i piani di risparmio, che consentono di investire piccole somme mensili a partire da 50€.

Beh, direte voi, magari hanno cifre più grandi.

Certo. Ma un piano di risparmio ti permette di andare a piccole dosi in mercati dove normalmente non ti avventuri da solo. 

E c’è di più: tu investi sempre la stessa cifra, ogni mese, e questo ti consente di mediare i prezzi.

E abbassare il rischio.

Avete presente il panico da crollo della Borsa?

Ecco, chi ha uno o più piani di risparmio in portafoglio può stare relativamente tranquillo, perché quelle 50€ le investirà in un mercato al ribasso, e per questo comprerà più quote e a un prezzo più conveniente.

Sul lungo termine, almeno cinque anni, ti sarai messo da parte un gruzzolo su cui avrai realizzato un rendimento soddisfacente.

I piani di risparmio sono trasversali, vanno bene per tutti.

Per chi i soldi ce li ha, perché diversificano il suo portafoglio.

E per chi i soldi non ce li ha, perché sono una specie di risparmio forzoso.

E allora perché gli italiani sono così attaccati alle forme tradizionali di risparmio?

Perché gli italiani non amano il cambiamento.

Nella maggior parte dei casi seguono ancora i consigli dei padri, senza considerare che i tempi sono cambiati.

E di parecchio.

Alcuni, addirittura, in nome della tradizione di famiglia, aprono il libretto di risparmio al figlio o al nipote.

Senza pensare che un neonato di oggi, forse da adulto non avrà alcuna posizione pensionistica.

Allora perché non aprirne una a suo nome, appena nato, e sotto forma di piano di risparmio? 

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L’Italia contro ogni previsione: il calcio, tra scommesse clandestine e campioni intramontabili

A due settimane di distanza dalla dipartita di Diego Armando Maradona, ci lascia anche Paolo Rossi, eroe del Mondiale di Spagna dell’82, dove era approdato dopo due anni di squalifica per il suo ingiusto coinvolgimento nel Totonero, lo scandalo delle scommesse clandestine.

Sebbene non legato alla materia strettamente finanziaria, ho voluto scrivere questo articolo per parlare di organizzazione di scommesse clandestine (che hanno a che fare con i soldi), per analizzare il forte legame che c’è tra l’Italia e il calcio, e, ovviamente, come omaggio al Pablito del gol.

scommesse clandestine

Spagna 1982

Nell’estate del 1982 avevo 8 anni. A casa mia il calcio lo si seguiva poco ma fu impossibile non farsi prendere dalla febbre mondiale che arrivava dalla Spagna.

Al terzo gol di Paolo Rossi al Brasile, in una sofferta partita vinta 3-2, mi precipitai in balcone per esultare a gran voce insieme a tutti i vicini.

A sedici minuti dalla fine l’Italia era tornata in vantaggio contro il Brasile di Paulo Roberto Falcao (e per noi romani e romanisti questo rendeva la partita ancora più sofferta!)

Da quel momento iniziò la leggenda di una Nazionale che era partita per la Spagna parecchio svantaggiata, molto criticata, e reduce dallo scandalo delle scommesse clandestine.

Le scommesse clandestine

Lo scandalo del calcio-scommesse scoppiò a marzo del 1980.

L’organizzazione del giro di scommesse clandestine era partita dal proprietario di un ristorante di Piazza del Popolo, a Roma, e da un grossista di frutta e verdura, suo fornitore.

Il ristorante era frequentato dai calciatori della Capitale e per questo i due faccendieri riuscirono a stringere accordi con alcuni di loro per truccare i risultati delle partite e guadagnare soldi illegalmente.

Sembra che i due offrissero compensi ai calciatori, in cambio di notizie su risultati sicuri su cui scommettere cifre importanti.

Nonostante l’organizzazione puntuale, i due commercianti accumularono debiti per quasi 200 milioni delle vecchie lire (circa cento mila euro, che per l’epoca erano davvero una gran bella cifra)

Finirono nel mirino della magistratura otto squadre di calcio di serie A, sei di serie B, e trentotto imputati, tra calciatori e membri delle società sportive.

Sebbene non fosse la prima nel calcio italiano, il Totonero è considerato il primo grande scandalo del calcio scommesse, per il numero di persone e società sportive coinvolte.

L’inchiesta della magistratura si concluse nel dicembre 1980 con l’assoluzione di tutti i giocatori per non sussistenza del fatto.

Le squalifiche

La giustizia sportiva, però, punì alcune squadre di serie A con la retrocessione in serie B, e diversi periodi di squalifica per 13 calciatori.

La squalifica di Paolo Rossi era a seguito del pareggio della partita Avellino-Perugia (dove lui giocava all’epoca); il risultato era stato concordato, ma lo stesso Rossi non ne sapeva nulla, così come non sapeva nulla dell’esistenza di un giro di scommesse clandestine.

Campioni del mondo!

L’intera vicenda svuotò gli stadi e allontanò gli italiani dalla loro passione più grande. Sembrava l’inizio della fine.

Le prime partite dell’Italia ai mondiali di Spagna attirarono molte critiche.

Poi piano piano quella passione, che si era soltanto assopita, cominciò a risvegliarsi: la vittoria contro l’Argentina di Maradona, squadra campione del mondo in carica; la tripletta di Paolo Rossi al Brasile, il trionfo contro la temutissima Polonia.

A ogni vittoria che ci portava verso la finale di Madrid mi ricordo le strade piene di macchine, i clacson impazziti, mucchi di cinque o sei persone che sbucavano dalle Fiat Cinquecento decappottabili.

Quella contro la Germania Ovest fu una finale indimenticabile, resa ancora più emozionante dall’entusiasmo del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, la cui vitalità travolse tutto lo stadio.

Italy against all odds

Su Netflix si può vedere una serie documentario dal titolo Becoming Champions: racconta il cammino delle Nazionali diventate campioni del mondo più volte. Il secondo episodio, dedicato all’Italia, si intitola Italy against all odds, l’Italia contro ogni previsione ed è più che mai appropriato.

L’Italia, nel bene e nel male, va sempre contro ogni previsione. E non solo nel calcio.

Nel 1982 in Spagna (e anche nel 2016 in Germania) l’Italia era partita in sordina, proprio per gli scandali del calcio scommesse. Eppure, partita dopo partita, ci hanno regalato notti davvero magiche e impossibili ancora oggi da dimenticare.

Nel 1990 l’Italia padrona di casa partiva super favorita, ma forse quella troppa sicurezza e l’Argentina di Maradona ci spensero tutti gli entusiasmi nella semifinale allo Stadio San Paolo di Napoli (oggi intitolato a Diego Armando Maradona).

E questo non avviene solo nel calcio.

Siamo un paese dalle mille risorse e dalle innumerevoli contraddizioni.

Nessuno avrebbe mai pensato che durante la prima ondata di Covid-19 saremmo diventati un modello di organizzazione e comportamento per l’Europa e per il resto del mondo.

Eppure lo siamo stati nella prima ondata e continuiamo ad esserlo nella seconda.

Contro ogni previsione.

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