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I piani di risparmio

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L’Italia è tradizionalmente un popolo di risparmiatori. Eppure i risparmiatori italiani continuano a faticare parecchio a capire i piani di risparmio, che consentono di investire piccole somme mensili a partire da 50€.

Beh, direte voi, magari hanno cifre più grandi.

Certo. Ma un piano di risparmio ti permette di andare a piccole dosi in mercati dove normalmente non ti avventuri da solo. 

E c’è di più: tu investi sempre la stessa cifra, ogni mese, e questo ti consente di mediare i prezzi.

E abbassare il rischio.

Avete presente il panico da crollo della Borsa?

Ecco, chi ha uno o più piani di risparmio in portafoglio può stare relativamente tranquillo, perché quelle 50€ le investirà in un mercato al ribasso, e per questo comprerà più quote e a un prezzo più conveniente.

Sul lungo termine, almeno cinque anni, ti sarai messo da parte un gruzzolo su cui avrai realizzato un rendimento soddisfacente.

I piani di risparmio sono trasversali, vanno bene per tutti.

Per chi i soldi ce li ha, perché diversificano il suo portafoglio.

E per chi i soldi non ce li ha, perché sono una specie di risparmio forzoso.

E allora perché gli italiani sono così attaccati alle forme tradizionali di risparmio?

Perché gli italiani non amano il cambiamento.

Nella maggior parte dei casi seguono ancora i consigli dei padri, senza considerare che i tempi sono cambiati.

E di parecchio.

Alcuni, addirittura, in nome della tradizione di famiglia, aprono il libretto di risparmio al figlio o al nipote.

Senza pensare che un neonato di oggi, forse da adulto non avrà alcuna posizione pensionistica.

Allora perché non aprirne una a suo nome, appena nato, e sotto forma di piano di risparmio? 

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Milano da bere

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Espressione simbolo della Milano degli anni Ottanta, nel pieno del secondo boom economico, Milano da Bere era nata inizialmente come slogan pubblicitario dell’Amaro Ramazzotti.

Accompagnato dalle note dello stupendo brano jazz fusion Birdland del gruppo americano Weather Report, lo spot dell’amaro Ramazzotti racchiude l’essenza di quegli anni, con immagini accattivanti in cui la stessa Milano, già proiettata nella modernità, si fa protagonista.

Nei trenta secondi di spot scorrono le immagini di una città che ha cambiato pelle e che si è lasciata alle spalle un passato industriale e la sanguinosa stagione degli anni di Piombo, pronta a diventare la capitale della finanza e della moda.

Milano che rinasce ogni mattina, che pulsa come un cuore. (…) Positiva, ottimista, efficiente. (…) Milano da vivere. Da sognare. Da godere. Questa Milano…da bere”

L’inchiesta giudiziaria Mani Pulite che ha avuto il suo epicentro proprio a Milano segna la fine del periodo della Milano da bere. 

L’espressione però è rimasta nell’uso comune, per indicare quegli ambienti sociali che tentano di imitare l’arrivismo e il rampantismo degli anni Ottanta. 

Che per fortuna sono passati.

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Il terzo mercato

Oltre al mercato primario e a quello secondario anni fa ce n’era anche un terzo, che prendeva appunto il nome di Terzo Mercato.

il terzo mercato
Il terzo mercato (speaker Marco Chiappini)

Sul primo si quotano titoli di nuova emissione e mai usciti sul mercato.

Il secondo, noto come mercato di Borsa, riguarda i titoli già in circolazione.

Sul terzo mercato si scambiavano titoli di una certa notorietà ma non ammessi ai mercati ufficiali, oppure in attesa di essere quotati per la prima volta.

Le contrattazioni erano spontanee, e le regole le facevano i venditori.

La storia

Si trattava di un mercato non ufficiale, non regolamentato, e senza alcun controllo sul meccanismo di formazione dei prezzi.

Eppure verso la fine degli anni Novanta in molti si rivolgevano a questo mercato grigio per acquistare quote di società assicurative o piccole banche e soprattutto di società high tech, che stavano emergendo proprio in quel momento.

Le operazioni si facevano alla vecchia maniera (carta e penna), e sembra addirittura che gli scambi avessero luogo nel retrobottega di un bar.

Nell’aprile del 2002 il terzo mercato è stato bloccato dalla CONSOB, l’organo di vigilanza per le operazioni di Borsa, per mancanza di trasparenza e regolarità; nell’estate di quello stesso anno è riapparso come mercato telematico, per chiudere i battenti nel 2006.

A cosa serve un terzo mercato?

Può aiutare a capire l’andamento di quei titoli che stanno per entrare nel mercato ufficiale attraverso il meccanismo di asta.

La presenza di un terzo mercato può ridurre il livello di incertezza che i potenziali acquirenti nutrono nei confronti di una matricola.

E soprattutto può contenere il fenomeno della maledizione del vincitore, che avviene quando una persona è disposta a pagare un bene o un titolo in asta più del suo valore effettivo.

Sui comportamenti messi in atto per la paura di questa maledizione, gli economisti statunitensi Robert Milgrom e Paul Wilson sono stati insigniti del premio Nobel lo scorso settembre.

La motivazione: perché le aste, luogo dove la domanda e l’offerta si incontrano “influenzano la nostra vita quotidiana“. 

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Il borsellino elettronico

Già da anni in alcuni paesi il l’uso del borsellino elettronico è una pratica quotidiana. E l’Italia è pronta a diventare una cashless society?

il borsellino elettronico

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Il borsellino elettronico (speaker Marco Chiappini)

Sette anni fa ero in Kenya per un progetto di cooperazione con una ONG locale. Vivevo a Kikuyu, una cittadina a mezz’ora da Nairobi.

Un sabato decisi di andare a Mombasa e qualche giorno prima di partire prenotai un posto sull’autobus notturno che da Nairobi raggiungeva la costa.

La prenotazione era valida per poche ore e avrei potuto effettuare il pagamento in contanti presso l’ufficio, oppure a distanza con M-PESA.

M-PESA è un borsellino elettronico facilmente accessibile anche dai vecchi modelli Nokia e attraverso la tecnologia SMS.

Offerto dalla compagnia telefonica Safaricom, il nome del servizio deriva dalla lettera M di Mobile, e Pesa, che in lingua swahili vuol dire denaro.

Non c’è bisogno di avere un conto corrente bancario: per attivare il servizio basta un telefono cellulare e versare i soldi nel borsellino tramite uno dei tantissimi punti Safaricom disseminati in tutto il paese.

Se ci siete stati, avrete notato quei chioschi verdi in lamiera o legno che sbucano su strade disabitate e polverose.

All’epoca i paesi di economie emergenti stavano già avanti sui pagamenti tramite dispositivi portatili.

Per pagare un caffè o il quotidiano, comprati in un chioschetto sulla strada, bastava digitare un messaggio di testo molto semplice che comprendeva il codice del venditore a cui si inviavano i soldi.

Avete mai provato a pagare un caffè o un quotidiano allo stesso modo, in Italia?

In certi paesi ATM e banche sono difficilmente raggiungibili per chi abita in zone lontane dalle città. Inoltre il trasporto è reso difficile oltre che dai costi, anche dalla condizione delle strade. Per questo la velocità di diffusione dei pagamenti elettronici è davvero impressionante.

In Italia, nonostante una rapida diffusione degli ultimi anni, le persone sembrano ancora molto legate al contante.

Se vivete in Italia fateci caso: scoppia una bufera ogni volta che il Governo abbassa il limite di importo per i pagamenti in contanti.

I detrattori dei pagamenti elettronici sostengono che questi siano un mezzo con cui controllare i cittadini, poiché le operazioni sono ovviamente tracciate.

Lo scopo del Governo è quello di combattere l’evasione fiscale, il male più grande del nostro paese.

E per fare questo, all’abbassamento del limite di importo a duemila euro, introdotto lo scorso luglio, ne seguirà un altro il primo gennaio del 2022, che lo porterà a mille euro.

Con buona pace dei sostenitori del contante.

Il calepino dell’azionista

Scopriamo insieme con questo podcast qualche curiosità su uno degli strumenti più importanti per i risparmiatori: il calepino dell’azionista.

Il calepino dell'azionista

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Il calepino dell’azionista (speaker e musica di Marco Chiappini)

Il calepino dell’azionista è una guida di consultazione che raccoglie dati sulle società quotate in Borsa, pensato per risparmiatori e investitori istituzionali che hanno bisogno di approfondimenti sulle società in cui vogliono investire.

Il Calepino fornisce informazioni su azionariato, amministratori, sindaci, revisori, dettagli sul capitale sociale, sui rendimenti passati e i bilanci degli ultimi tre anni.

Pubblicato per la prima volta dall’ufficio studi di Mediobanca nel 1956, il Calepino è oggi on line e si può consultare l’ultima edizione aggiornata sul sito di Ricerche e Studi di Mediobanca.

L’origine del nome deriva da Ambrogio da Calepio, detto Calepino, che nel 1502 compilò un dizionario latino, che divenne la falsariga dei dizionari moderni.

Sul vocabolario della lingua italiana alla voce Calepino, oggi troviamo come definizione: “grosso volume antiquato e vecchio”. E anche l’espressione “Calepino ambulante”, per indicare una persona molto erudita (e noiosa).

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Il colore rosa

Da dove deriva il colore rosa di giornali finanziari come il FT o il Sole 24 Ore? Scopritelo in questo articolo.

il colore rosa

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Il colore rosa (speaker Marco Chiappini)

Il Financial Times nacque nel 1888 con il titolo di London Financial Guide.

Era destinato a un pubblico di lettori che facevano parte della comunità finanziaria della City di Londra.

Subito dopo un mese cambiò il nome in quello che tutti oggi conosciamo.

C’è un’altra cosa che tutti conosciamo, anzi, ri-conosciamo.

Si tratta dell’inconfondibile colore rosa con cui nel 1893 scelse di distinguersi dall’altro giornale per addetti ai lavori della City, il Financial News, con cui nel 1945, dopo più di mezzo secolo di rivalità, il Financial Times si fuse.

A differenza di oggi, all’epoca il colore rosa era anche più economico poiché si otteneva senza sbiancare la carta e per questo motivo anche il quotidiano sportivo The Sporting Times adottava la stessa tecnica.

In Italia le origini de Il Sole, progenitore del ben noto Il Sole 24 Ore, risalgono al 1865, destinato alla comunità degli affari milanese, mentre quelle del più moderno 24 Ore risalgono al 1946 e è proprio il 24 Ore ad avere le pagine color rosa, forse perché più facilmente reperibile appena finita la guerra.

La fusione delle due testate avvenne nel 1965: Il Sole portò in dote il conteggio delle annate pubblicate (nel 2020 siamo all’ Anno 156 di pubblicazione) e il 24 Ore conferì al nuovo giornale il caratteristico colore rosa.

Anche in Italia il colore rosa si rivela un tratto distintivo dei giornali sportivi. La Gazzetta dello Sport era verde originariamente, ma un mese dopo, a dicembre del 1898, passò al rosa, seguendo l’esempio della stampa d’Oltralpe che usava i colori proprio per non confondersi con gli altri giornali.

12 marzo 2020: il profondo rosso di Piazza Affari

Raccontiamo in breve quel giovedì 12 marzo 2020, quando Piazza Affari toccò il suo profondo rosso 1.

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12 marzo 2020: il profondo rosso di Piazza Affari

(Speaker Marco Chiappini)

Piazza Affari chiude la seduta più difficile della sua storia con un tracollo del 16,92% dopo una giornata segnata dalla delusione per le misure che la Bce non avrebbe preso nei confronti dell’Italia, che si trovava in quel preciso momento a vivere, da sola, la crisi del Covid-19. 

Complici sia il mancato taglio dei tassi che la decisione di Trump di bloccare i voli per l’Europa, e anche l’apertura disastrosa della seduta di Wall Street, sarà difficile dimenticarsi di quelle pesanti oscillazioni che si susseguivano ora dopo ora.

Mantenere la calma non è stato facile.

Nell’arco di una settimana anche in portafogli ampiamente diversificati si registravano perdite di ben oltre il 25%.

Gli indici hanno invertito la rotta dopo qualche settimana, caratterizzati sempre da incertezza, ovviamente, ma ritornando a variazioni sicuramente più stabili, sia in positivo che in negativo.

  1. Profondo Rosso è un famoso film horror italiano del 1975 del regista Dario Argento. L’espressione profondo rosso si usa spesso in ambito economico proprio per esprimere risultati pesantemente negativi.

Quello che conta, Ottobre il mese dell’Educazione Finanziaria

Quello che conta è l’iniziativa del Governo italiano in occasione del mese di ottobre, dedicato all’Educazione Finanziaria.

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In occasione di Quello che conta, l’iniziativa del Governo italiano dedicata alla sensibilizzazione finanziaria dei cittadini, ripercorriamo nei prossimi articoli le tappe degli ultimi vent’anni di storia dei mercati, per capire con quale atteggiamento gli italiani si sono approcciati al tema del risparmio e degli investimenti.

Dal 2018 Ottobre è dedicato istituzionalmente a molteplici iniziative legate all’educazione alla gestione dei soldi, e culmina con la storica Giornata Mondiale del Risparmio che ogni anno, dal 1924, si celebra il 31 ottobre.

Tra le iniziative che affiancano Quello che conta c’è la World Investor Week, organizzata dalla CONSOB, l’organo di vigilanza per le operazioni di Borsa, che si propone di

promuovere capacità di comprensione e autonomia di giudizio nell’assumere decisioni finanziarie nel contesto della vita reale, soprattutto in fasi di incertezza come quella vissuta negli ultimi mesi a causa della pandemia.

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