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Piuttosto che

Una ventina di anni fa, era la metà degli anni Novanta, lavoravo nella sede romana di una banca lombarda. Chiesi alla collega del comparto titoli se poteva consigliarmi qualche forma di risparmio e investimento.

All’epoca chi lavorava all’ufficio titoli o nel prestigiosissimo settore fidi era considerato un semidio.

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Si trattava di una specie di prescelti, i miracolati dalla mega direzione generale che, grazie a una serie di benevole segnalazioni di capi ufficio e funzionari, erano stati messi sulla rampa di lancio per un carrierone a cui pochi, pochissimi, potevano ambire.

Oh! Naturalmente erano anche bravi,eh! 

Naturalmente…

Ma torniamo al consiglio della mia collega.

Iniziò a sciorinare una lunga serie di fondi comuni d’investimento intervallati da un’altrettanta serie infinita di piuttosto che, rendendo quel monologo un po’ stonato.

“Beh guarda, c’è il fondo sui bond italiani, pubblici e privati, piuttosto che quello sui bond europei, piuttosto che i bilanciati, che hanno anche una parte di azionario, piuttosto che…..bla bla bla.

Risale più o meno a quell’epoca il consolidamento dell’uso del piuttosto che con valore disgiuntivo, cioè utilizzato con il significato di oppure, dimenticando il suo uso corretto, ossia quello avversativo, con il significato di invece di

Spesso le variazioni neo-standard della lingua italiana arrivano dalle classi più popolari, invece sembra che questo fenomeno sia nato tra i ceti agiati della zona di Milano, per poi propagarsi nel resto della Lombardia e del Paese.

In ambito bancario e finanziario l’uso del  piuttosto che con valore disgiuntivo abbondava sulla bocca di tutti. Lavorando in un istituto che aveva sede a Milano e una diffusione capillare in tutta la Lombardia era impossibile non venirne invasi.

A proposito, chissà se la mia collega ha fatto il carrierone che gli alti ranghi della banca le avevano riservato…

Io, piuttosto che diventare come lei, ho dato le dimissioni.

Ascolta il podcast (voce e musica di Marco Chiappini)

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La nascita delle banche

Riprendiamo i testi degli ultimi tre podcast sulla nascita delle banche per lavorare su come si fa un riassunto.

Per ascoltare i podcast: Prima parte Seconda parte Terza parte

La nascita delle banche

La nascita delle moderne banche è una storia tutta italiana e risale all’epoca rinascimentale, durante gli scambi commerciali che partivano dalle Fiandre e dal nord Italia, le due regioni più sviluppate d’Europa.

La moneta di scambio delle merci era l’oro, che, oltre a servire nei pagamenti, era anche oggetto di lavorazioni artigianali da parte degli orafi.

Per conservare l’oro, questi usavano delle casseforti molto robuste.

Fu così che iniziarono a offrire un servizio di custodia ai mercanti che non volevano rischiare la pelle, andando in giro con tutto quell’oro che gli sarebbe servito per il commercio.

La nota di banco

In Toscana o a Genova, non si sa precisamente dove, nacque la prima funzione della banca moderna: il mercante depositava l’oro e  otteneva in cambio una ricevuta.

La ricevuta sarebbe servita non tanto per riottenere indietro il denaro dall’orafo che lo aveva in custodia, ma per riscuotere una quantità di oro uguale a quella scritta sulla ricevuta, magari da un orafo di un’altra città e dietro il pagamento di una commissione.

La ricevuta si chiamava nota di banco, perché veniva firmata dall’orafo sul suo banco di lavoro; è facile intuire come questo titolo di credito a tutti gli effetti, sia l’antenato del moderno assegno. 

Moderno, si fa per dire.

Un titolo di credito per essere affidabile deve essere coperto. 

E la nota di credito aveva la copertura dell’oro che si trovava nei forzieri dell’orafo.

I prestiti e la creazione di moneta in circolazione

Fu per questo motivo che a un orafo, di cui non conosciamo l’identità, venne in mente di usare l’oro che aveva in cassaforte, e che era suo, per prestarlo a chi temporaneamente non ne aveva.

Questo aggiunse due funzioni classiche delle banche: l’erogazione di prestiti e la creazione di moneta in circolazione.

Quando prestavano l’oro, di fatto gli orafi potevano emettere una nota di banco a favore del loro debitore, creando così nuova moneta da spendere.

Naturalmente il valore dei crediti che gli orafi vantavano nei confronti di coloro a cui avevano concesso un prestito, e il valore dei debiti verso i mercanti che avevano depositato l’oro in custodia, doveva essere pari. Questo per garantire solidità e stabilità.

Il rischio a cui questi proto-banchieri si esponevano era quello di liquidità. 

Che cosa avrebbero fatto se, nella stessa giornata, tutti i possessori di note di banco, esigibili a vista, si fossero presentati per riscuotere l’oro che avevano dato in prestito, a medio o lungo termine?

Era un rischio razionale e calcolato, a cui gli orafi riuscivano comunque a far fronte.

Pensate a cosa succederebbe a una banca, se tutti i possessori delle sue obbligazioni volessero indietro  il capitale investito, e, allo stesso tempo, tutti i titolari di mutuo non pagassero regolarmente le rate…. anzi no! Non ci pensate!

La nascita delle banche: una storia tutta italiana

Abbiamo detto che la nascita delle moderne banche è una storia tutta italiana. 

E ovviamente anche la parola stessa banca nasce in Italia per poi diffondersi in altre lingue.

Il francese banque, il castigliano banco, il catalano banc, l’inglese bank, il tedesco Bank, il turco banka, il somalo banki, lo swahili benki, il Tamil vanki.

L’origine risale intorno al 1280 e proviene dalla parola germanica banki, che indicava un sedile lungo e stretto, quella che oggi chiamiamo panca.

Su questi banchi delle botteghe degli orafi avvenivano le transazioni di scambio, perfezionate con la nota di banco

Fino a una ventina di anni fa, alcuni istituti di credito italiani hanno mantenuto il termine “banco” nella loro ragione sociale: il Banco di Santo Spirito, il Banco di Roma, il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, tutti poi confluiti in istituti di credito più grandi.

Lombard Street

E ancora un’altra curiosità etimologica.. 

Lombard: nel Medioevo questa parola indicava gli abitanti della Francia meridionale, quelli dell’Italia Settentrionale e della Toscana, famosi proprio per l’attività di piccoli prestiti a tassi molto elevati. 

Da Lombard, i nomi delle famose Lombard Street nella City, il quartiere finanziario di Londra, e la Rue des Lombards, un’animata via parigina nel quartiere di Les Halles.

 Del resto, come si dice? Il denaro fa girare il mondo.

L’origine della banca (terza parte)

Abbiamo detto che la nascita delle moderne banche è una storia tutta italiana. E ovviamente anche la parola “banca” nasce in Italia per poi diffondersi in altre lingue.

Leggi e ascolta il podcast la prima e la seconda parte sull’origine della banca.

la parola banca

Il francese banque, il castigliano banco, il catalano banc, l’inglese bank, il tedesco Bank, il turco banka, il somalo banki, lo swahili benki, il Tamil vanki

L’origine risale intorno al 1280 e proviene dalla parola germanica banki, che indicava un sedile lungo e stretto, quella che oggi chiamiamo panca.

Su questi banchi delle botteghe degli orafi avvenivano le transazioni di scambio, perfezionate con la nota di banco

Fino a una ventina di anni fa, alcuni istituti di credito italiani hanno mantenuto il termine banco nella loro ragione sociale: il Banco di Santo Spirito, il Banco di Roma, il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, tutti poi confluiti in istituti di credito più grandi.

E ancora un’altra curiosità etimologica.. 

Lombard: nel Medioevo questa parola indicava gli abitanti della Francia meridionale, quelli dell’Italia Settentrionale e della Toscana, famosi proprio per l’attività di piccoli prestiti a tassi molto elevati. 

Da Lombard, i nomi delle famose Lombard street nella City, il quartiere finanziario di Londra, e la Rue des Lombards, un’animata via parigina nel quartiere di Les Halles.

 Del resto, come si dice? Il denaro fa girare il mondo.

Ascolta il podcast (voce e musica di Marco Chiappini).

Ascolta qui tutti i podcast.

L’origine della banca (seconda parte)

Leggi e ascolta qui la prima parte sull’origine della banca.

Un titolo di credito per essere affidabile deve essere coperto

E la nota di credito aveva la copertura dell’oro che si trovava nei forzieri dell’orafo.

L'origine della banca

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Fu per questo motivo che a un orafo, di cui non conosciamo l’identità, venne in mente di usare l’oro che aveva in cassaforte, e che era suo, per prestarlo a chi temporaneamente non ne aveva.

Questo aggiunse due funzioni classiche delle banche: l’erogazione di prestiti e la creazione di moneta in circolazione.

Quando prestavano l’oro, di fatto gli orafi potevano emettere una nota di banco a favore del loro debitore, creando così nuova moneta da spendere.

Naturalmente il valore dei crediti che gli orafi vantavano nei confronti di coloro a cui avevano concesso un prestito, e il valore dei debiti verso i mercanti che avevano depositato l’oro in custodia, doveva essere pari. Questo per garantire solidità e stabilità.

Il rischio a cui questi proto-banchieri si esponevano era quello di liquidità. 

Che cosa avrebbero fatto se, nella stessa giornata, tutti i possessori di note di banco, esigibili a vista, si fossero presentati per riscuotere l’oro che avevano dato in prestito, a medio o lungo termine?

Era un rischio razionale e calcolato, a cui gli orafi riuscivano comunque a far fronte.

Pensate a cosa succederebbe a una banca, se tutti i possessori delle sue obbligazioni volessero indietro  il capitale investito, e, allo stesso tempo, tutti i titolari di mutuo non pagassero regolarmente le rate….

Anzi, no.  Non ci pensate…

Ascolta qui il podcast (voce e musica di Marco Chiappini)

Ascolta qui gli altri podcast.

Leggi e ascolta qui la terza parte

L’origine della banca (prima parte)

La nascita delle moderne banche è una storia tutta italiana e risale all’epoca rinascimentale, durante gli scambi commerciali che partivano dalle Fiandre e dal nord Italia, le due regioni più sviluppate d’Europa.

L'origine delle banche

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La moneta di scambio delle merci era l’oro, che, oltre a servire nei pagamenti, era anche oggetto di lavorazioni artigianali da parte degli orafi.

Per conservare l’oro, questi usavano delle casseforti molto robuste.

Fu così che iniziarono a offrire un servizio di custodia ai mercanti che non volevano rischiare la pelle, andando in giro con tutto quell’oro che gli sarebbe servito per il commercio.

In Toscana o a Genova, non si sa precisamente dove, nacque la prima funzione della banca moderna. Il mercante depositava l’oro e  otteneva in cambio una ricevuta.

La ricevuta sarebbe servita non tanto per riottenere indietro il denaro dall’orafo che lo aveva in custodia, ma per riscuotere una quantità di oro uguale a quella scritta sulla ricevuta, magari da un orafo di un’altra città e dietro il pagamento di una commissione.

La ricevuta si chiamava “nota di banco”, perché veniva firmata dall’orafo sul suo banco di lavoro; è facile intuire come questo titolo di credito a tutti gli effetti, sia l’antenato del moderno assegno

Moderno, si fa per dire.

La prossima settimana la seconda parte del podcast sull’origine delle banche.

Ascolta il podcast (voce e musica di Marco Chiappini)

Leggi e ascolta la seconda parte.

Leggi e ascolta la terza parte.

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Reddit loves Game Stop

Un gruppo del social network Reddit fa schizzare il prezzo del titolo Game Stop e rovina la festa alle società di fondi d’investimento.

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Blue horse shoe loves Anacott Steel

“I want you to call the Wall Street Chronicles, extension sixteen-0-five, and tell them in: “Blue horse shoe loves Anacott Steel”. Got that?”

Il film è Wall Street di Oliver Stone, del 1987, le parole sono quelle del tycoon Gordon Gekko che voleva mettere i bastoni tra le ruote al suo rivale, Sir Larry Wildman. 

E ci riesce facendo alzare il prezzo delle azioni a cui Wildman era interessato, le Anacott Steel.

Per questo dice a Bud Fox di chiamare un autorevole giornale finanziario, pronunciare un messaggio in codice,  affinché il giornale esca con un articolo che esorti i lettori a comprare un po’ di Anacott Steel.

E a far salire il prezzo.

Con internet tutto è diventato più veloce, ovviamente.

Reddit loves Game Stop

Quindi, per esempio, se vuoi mandare a bagno un venditore allo scoperto (che magari è pure un investitore istituzionale) che aveva puntato sul ribasso di un certo titolo, chiedi di comprare le azioni di quella società a un gruppo su un social network, per esempio Reddit

E il gioco è fatto. 

E qui è proprio il caso di dirlo, visto che si tratta di azioni della società Game Stop.

Il prezzo schizza in alto e lo short seller si ritrova a dover comprare a prezzi esorbitanti per onorare il contratto su cui aveva scommesso. 

E compra proprio da chi gli ha fatto alzare il prezzo. Che ci fa un bel guadagno.

Il cinema ce l’ha raccontato in chiave di commedia, con Una poltrona per due di John Landis, dove al posto delle azioni di Game Stop c’era il succo d’arancia, e ovviamente in The Big Short. Che, non a caso, in italiano si chiama La Grande Scommessa

Di base, la lezione di Gekko ce lo spiega bene, e la vicenda Game Stop ce lo conferma, c’è una cosa sola: nella guerra a colpi di speculazioni il titolo sul mercato assume una vita propria, staccata dalle vicissitudini della compagnia di cui fa parte.  

E torna la domanda tematica che Oliver Stone si poneva proprio in Wall Street: “è sbagliato il sistema, o l’abuso che se ne fa?”

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Alla buonora! Il Cashback e la lotta al contante

A fine 2020 gli italiani hanno aderito in massa all’iniziativa del Governo, Piano Italia Cashless, che prevede la possibilità di ottenere un rimborso del 10% sugli acquisti fatti con carta di credito, bancomat, e con altre App. 

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I mezzi di pagamento usati per gli acquisti e l’IBAN del conto corrente si registrano sull’App Cashback, dove si sceglie anche la modalità di rimborso (che arriva a un massimo di 150€).

Lo  scopo è quello di disincentivare, una volta per tutte, l’uso del contante.

Partita durante la stagione pre-natalizia, l’iniziativa ha fatto andare in tilt l’applicazione Cashback e ha causato rallentamenti anche sulle altre piattaforme di pagamento elettronico.

Sembra incredibile che gli italiani, talmente gelosi dei propri, preziosissimi, dati, da rifiutarsi di scaricare l’App Immuni, fondamentale per il tracciamento dei contagi da Covid-19, si siano precipitati senza indugio su Cashback!

Che abbiano forse scoperto, finalmente, la praticità e la sicurezza dei pagamenti elettronici?

Beh, alla buonora!

Nel 2013, in alcuni paesi dell’Africa subsahariana si poteva già pagare tramite tecnologia sms. Anche un caffè o un giornale. 

Avete capito bene. Tramite-tecnologia-SMS.

Nel 2014 la Cina ha lanciato i pagamenti P2P, tra privati, con l’App di messaggistica WeChat.

Da pochissimi mesi in India ha preso il via WhatsApp Pay, ma non si sa ancora quando questo arriverà in Italia.

Ma una cosa è certa: la strada verso la riduzione del contante è ancora lunga. 

La variazione degli importi per i pagamenti in contanti, che in vent’anni è passata da punte massime di 12.500€ del Governo Berlusconi nel 2002, a quelle minime di 1000€ del Governo Monti nel 2011, di fatto non è stata accompagnata da un cambio di mentalità.

E c’è di più

Gli italiani hanno vissuto queste misure via via sempre più stringenti come una specie di dittatura, e non come un efficace contrasto all’evasione fiscale e all’economia sommersa.

Al punto da preferire il contante per non sentirsi controllati da un immaginario Grande Fratello bancario.

E finché non si prenderà coscienza del fatto che la lotta all’evasione e al lavoro nero passa proprio dalla riduzione del contante, il Piano Italia Cashless sarà visto come una tessera sconti del supermercato.

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La Guardia di Finanza

In Italia esiste un corpo di polizia con un’organizzazione di tipo militare altamente specializzato in materia economica e finanziaria: la Guardia di Finanza.

La guardia di finanza

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La sua funzione consiste nella prevenzione, ricerca e denuncia delle violazioni finanziarie, affinché tutti contribuiscano al benessere collettivo, fondato sui tre pilastri: sanità, istruzione, sicurezza.

La lotta all’evasione fiscale e all’economia sommersa sono tra gli obiettivi principali. 

Ma ci sono anche il contrasto al gioco d’azzardo, alla contraffazione dei soldi, dei marchi e alla pirateria; e anche il controllo sulla spesa pubblica e sui prezzi al consumo.

Con gli anni l’aumento dei reati legati all’ambito economico e finanziario ha portato alla formazione di una struttura sempre più articolata e mirata a prevenire e colpire la criminalità.

Nell’ambito strettamente legato ai mercati finanziari opera il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, che agisce a tutela del risparmio e in collaborazione con le Autorità di Vigilanza, quali la CONSOB (la commissione nazionale per le società e la Borsa) e la Banca d’Italia.

Fiore all’occhiello tra i corpi di polizia e militari internazionali, la Guardia di Finanza italiana è in prima linea anche a livello europeo dove ha promosso delle iniziative per favorire la sensibilizzazione dei Paesi membri dell’Unione sul tema della cooperazione investigativa.

Qualche anno fa l’editoriale del quotidiano bavarese di centro-sinistra Süddeutsche Zeitung sosteneva che in Germania c’era “bisogno di una forza di polizia tributaria come quella italiana”.

Aggiungeva inoltre che sebbene l’Italia non fosse un modello per quanto riguarda l’evasione fiscale “paradossalmente però possiede una delle migliori polizie finanziarie al mondo”.

Paradossalmente.

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Lo stacco delle cedole e dei dividendi

Ancora oggi è molto usata l’espressione staccare cedola o staccare dividendo per indicare quando un’azienda o un ente pubblico paga gli interessi o gli utili ai possessori di azioni e obbligazioni.

Lo stacco delle cedole e dei dividendi

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Normalmente, per i titoli azionari, il periodo di stacco del dividendo è nella prima metà dell’anno, dopo che l’assemblea dei soci si è riunita per decidere se, e in che misura, distribuire gli utili agli azionisti. 

Invece, chi compra un prestito emesso da una società privata o da un ente pubblico sa già quando e quanto riceverà a titolo di cedola per il suo investimento.

Gli stacchi di cedole e dividendi avvengono con accredito diretto in conto corrente.

Eppure, anche nelle descrizioni di accredito in conto, si mantiene ancora questa espressione che risale al titolo fisico

Un tempo chi comprava un titolo, di natura azionaria o obbligazionaria, riceveva un documento cartaceo, che consisteva in un foglio, con tanti piccoli tagliandi attaccati.

Il foglio principale riportava le caratteristiche del titolo, mentre i tagliandi corrispondevano alle cedole o ai dividendi, e che a ogni riscossione, appunto, venivano staccati.

Con la dematerializzazione dei titoli fisici, iniziata nel 1998, la proprietà del titolo oggi avviene attraverso una scrittura contabile.

Sebbene fuori corso, i vecchi titoli fisici sono oggetto di ricerca e scambio da parte di appassionati del genere. 

Questa forma di collezionismo si chiama scripofilia. Deriva dall’inglese scrip-o-phily, dove scrip indica un certificato azionario provvisorio. 

Spesso, passeggiando per i mercatini di antiquariato, se ne possono trovare di vari tipi.

Per esempio emessi da enti pubblici per la costruzione di una ferrovia. O addirittura, vecchissimi debiti risalenti al Regno d’Italia. 

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Vendi, guadagna, pentiti

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Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna.”

Questa cosa la diceva Adolf Huxley e aveva ragione da vendere.

Anche le crisi finanziarie sembrano non aver insegnato niente ai risparmiatori e piccoli investitori che molto spesso si sono lasciati attrarre dalla speranza di guadagni sempre più alti, e si sono ritrovati, invece, con perdite piuttosto pesanti.

Quando si investe sui mercati, oltre a dover essere informati e soprattutto ben coscienti delle nostre esigenze di liquidità a breve termine, c’è un altro fatto che non si può tralasciare: l’obiettivo di guadagno.

Se compro a 100 e stabilisco che il 5% in un anno mi va bene (e con gli attuali tassi di mercato il 5% è decisamente un signor tasso), allora se passati 12 mesi il valore di quel titolo è 105, ho raggiunto il mio obiettivo.

Quindi vendo, e porto a casa il risultato.

A volte entra in gioco l’emozione (e anche l’avidità). 

Perchè vendere se il titolo è in una fase rialzista e potrebbe arrivare a 110? 

Già. Perché?

Forse perché potrebbe arrivare una giornata nera che mi fa perdere sia il guadagno che non ho incassato che una parte del capitale investito.

La storia ci ha insegnato tante volte che questo rischio c’è e può accadere in qualsiasi momento.

Ma c’è un altro fattore di pancia che gioca un brutto tiro. 

Se io vendo a 105, porto a casa il risultato, e poi quel titolo va a 110?”

Quando si investe sui mercati l’emozione l’avidità, l’irrazionalità, dobbiamo lasciarle da una parte. 

Stabilire un obiettivo è fondamentale.

E arrivati a quell’obiettivo venderemo e guadagneremo.

E poi ce ne pentiremo. 

Ma almeno avremo portato a casa il nostro obiettivo.

Ascolta il podcast (Speaker e musica Marco Chiappini)

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