La sfida delle Fintech in Italia

Cos’è esattamente una società Fintech? Se ne sente parlare spesso, e soprattutto usiamo tutti i giorni i servizi messi in campo da queste aziende. 

Quali?

Beh, per esempio le app di pagamento, per trasferire o ricevere denaro; oppure quelle che ci consentono di sostenere un progetto attraverso il crowdfunding, ovvero il finanziamento collettivo. O addirittura i robo-advisor, le app che possono seguirci e consigliarci nella scelta di un investimento.

Fermi tutti. Già vi sento dire: “E le persone? Che fine faranno? Saremo comandati da robot?”

Facciamo un passo indietro.

Fintech è una parola nuova, nata dall’unione di finanza e tecnologia. E’ l’applicazione della tecnologia ai servizi finanziari, accompagnata dallo user experience.

L’esperienza dell’utente è la chiave delle compagnie Fintech perché  mette al centro dell’utilizzo le percezioni personali su aspetti come l’utilità, la semplicità e l’efficienza.

E la vera rivoluzione è questa. Iniziata nel 2008, proprio con una crisi globale causata dal fallimento di una delle banche che si ritenevano più solide (Lehman Brothers), i clienti hanno iniziato a perdere fiducia nel sistema bancario tradizionale.

Se a questo aggiungiamo la difficoltà che i clienti da sempre incontrano nell’uso dei servizi della banca e la scarsa innovazione che gli istituti di credito hanno apportato nel loro sistema, è facile capire perché le Fintech stiano prendendo sempre più piede.

L’esperienza dell’utente al centro

Dall’avvento dell’internet banking (e parliamo di 20 anni fa) la banca tradizionale non si è più innovata.

O meglio: tanta tecnologia, quella sì, ma poco, pochissimo user experience.

Le nuove aziende finanziarie tecnologiche sono in grado di rendere i servizi accessibili, semplici da utilizzare, e, soprattutto, trasparenti. 

Non soltanto posso fare un pagamento con la stessa facilità con cui scelgo un podcast su Spotify, ma posso usufruire di prezzi più bassi (perchè non ci sono i costi delle sedi fisiche come le filiali) e vengo informato immediatamente del costo del servizio, senza dover cercare tra gli innumerevoli fogli informativi di una banca classica.

E allora le banche? Che fine faranno?

Quello che sta accadendo ora sul mercato italiano è una collaborazione tra gli istituti di credito tradizionali e queste nuove aziende che sono in grado di completare l’offerta di quei servizi che una banca non ha, o i cui tempi di esecuzione sono lunghi (pensiamo ai servizi per le imprese).

E i dipendenti della banca? Rischiano di essere mandati a casa?

La sfida delle Fintech in Italia

Ecco, questo secondo me è un punto interessante. Con i robo-advisor uno potrebbe pensare che la figura dei consulenti finanziari rischi l’estinzione. Invece l’avvento delle Fintech potrebbe dare l’opportunità a certe professionalità di specializzarsi ancora di più. 

Se i clienti possono sottoscrivere tramite app un piano d’accumulo di 50 euro al mese, vuol dire che i consulenti avranno più tempo da dedicargli su questioni più specifiche, come la scelta del mutuo, la pianificazione successoria, la composizione di un fondo pensione.

Inoltre, e questo vale ancora di più per l’Italia dove l’educazione finanziaria è carente, avere i soldi a portata di App ci porterebbe ad avere più confidenza con le nostre finanze. 

Di fatto gli italiani considerano i soldi un tabù. 

Fateci caso: c’è sempre una certa ritrosia quando si tratta di parlare di stipendio, risparmi, eredità debiti.


E questo è anche perché i nostri soldi noi non li conosciamo.

Ascolta il podcast (speaker Marco Chiappini)

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Anna Quaranta

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