Che la pace (fiscale) sia con voi!

Pace fiscale. Sanatoria. Rottamazione. Scudo fiscale. Voluntary disclosure. Saldo e stralcio.

Dietro queste lusinghe linguistiche si nasconde il provvedimento eccezionale con cui lo stato decide di sanare il debito tra il contribuente e il fisco. 

In una parola, anzi due: condono fiscale.

Dall’unità d’Italia a oggi, in 160 anni, ne sono stati concessi ben 80 dai Presidenti del Consiglio in carica. 

Il condono nella Prima Repubblica e quelli del Cavaliere

I progenitori del condono moderno sono Mariano Rumor, capo del Governo nel 1973 e Emilio Colombo, all’epoca ministro delle Finanze. La loro fu una riforma fiscale che portò alla nascita dell’odierna IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), e un gettito equivalente a 31 miliardi di euro di oggi.

Dopo il secondo condono del 1982, nel 1992 il condono tocca all’ultimo governo Andreotti, proprio alla vigilia di Tangentopoli.

Con Mani Pulite si chiude la Prima Repubblica, e si apre la lunga stagione berlusconiana.

Il Cavaliere ne fa due di condoni: uno nel 2003 e uno nel 2009. Il primo sarà il più redditizio di sempre, con oltre 34 miliardi di euro nelle casse dello stato.

Le lusinghe linguistiche di Matteo Renzi e Giuseppe Conte

La storia recente vede il governo di Matteo Renzi che propone una voluntary disclosure, e Giuseppe Conte che chiama il condono del suo governo: saldo e stralcio.

Secondo uno studio, tutti i condoni varati dal 1973 a oggi avrebbero portato un’entrata di 110 miliardi di euro, pari all’evasione fiscale di un anno.

E’ evidente quindi che gli svantaggi siano maggiori dei benefici. Prima di tutto perché si incassa meno e si sottraggono risorse alla collettività. 

E poi, parliamoci chiaro: il condono rappresenta la resa da parte dello Stato, che in questo modo dimostra chiaramente il suo malfunzionamento.

Con lo stralcio delle cartelle esattoriali del recente Decreto Sostegni, anche il governo di Mario Draghi è ricorso a un condono. E lo ha chiamato esattamente per quello che è, precisando che occorre riformare urgentemente i meccanismi di riscossione perché pare evidente che qualcosa non stia andando per il verso giusto. 

Pare molto evidente.

Ascolta il podcast (speaker Marco Chiappini)

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