Nel 2011, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, la Rai ha prodotto una serie di spot televisivi che hanno suscitato molte polemiche.
Negli spot ci sono le tipiche situazioni quotidiane in cui gli italiani comunicano in dialetto, e lo fanno in modo volutamente incomprensibile, proprio per rendere le gag più divertenti.

Intatti, secondo gli autori, gli spot dovrebbero far sorridere e riflettere, invece sembra che facciano litigare, soprattutto a partire dal messaggio che chiude lo spot, che sembra sottolineare come gli italiani non si capiscano:
«Se gli italiani fossero quelli di 150 anni fa, probabilmente comunicherebbero ancora così».
Un assessore veneto ha aggiunto: «Guardando lo spot, viene il dubbio che le lingue locali siano cose da barbari e che l’italiano finalmente le abbia cancellate».
Ma questo spot dice che l’italiano ha ucciso i dialetti?
Il professor Luca Serianni, scomparso recentemente, Professore ordinario di Storia della lingua italiana all’Università La Sapienza, non sembrava pensarla così: «Mi pare che si tratti di una contrapposizione artificiale. Dopo la fine della guerra abbiamo tutti imparato l’italiano e questo è stato un bene da tutelare, così come anche dobbiamo mantenere il dialetto parlato in famiglia».
Un altro linguista, il dialettologo Tullio Telmon, aggiunge: «Dietro questi spot sembra che ci sia la falsa idea che per imparare l’italiano sia necessario cancellare ogni traccia dei dialetti appresi in precedenza. E invece è vero proprio il contrario: più codici linguistici si conoscono più diventa facile impararne uno nuovo».
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