Il posto fisso (seconda parte)

Leggi qui la prima parte

Risale a un anno e mezzo a fa un articolo de Il Sole 24 Ore intitolato Il crepuscolo del posto in banca, compromesso ben pagato in cui si partiva dagli esuberi di Unicredit, uno degli istituti bancari più importanti in Italia, per analizzare quanto l’ambito posto in banca sia cambiato nel corso degli anni.

Negli anni del boom economico e poi più avanti, fino al crollo di Lehman Brothers, era il compromesso definitivo che ti salvava la vita, il piano B che ai piani alti fruttava stipendi da serie A, un «tanti saluti» indirizzato alla precarietà. Negli ultimi 11 anni la percezione sul ruolo del bancario è radicalmente cambiata, non è più quel porto sicuro che, se metti da parte qualcosina ogni mese, alla lunga ti porta pure alla casa al mare.

Un porto sicuro

In particolare, il quotidiano si soffermava sul concetto di porto sicuro che il posto in banca aveva da sempre rappresentato, al punto tale che in passato c’era chi addirittura aveva rinunciato alla passione artistica dei suoi sogni, per ripararsi dietro una sportello o una scrivania.

Il baretto su una spiaggia tropicale

Mi ricordo che il sogno del bancario medio era quello di svegliarsi una mattina, perdere la testa, andare all’ufficio del personale, dare le dimissioni, incassare la liquidazione, e partire per un’assolata spiaggia tropicale dove aprire un baretto e fare festa h24.

Ouidah, Benin (foto di Anna Quaranta)

Non è proprio così che funziona.

Qualcuno sicuramente l’ha fatto e chissà, magari gli è andata bene.

Ma c’è anche chi ha realizzato il proprio sogno e con molto successo, pur giocando in casa, per poi realizzare una carriera riconosciuta a livello internazionale.

L’impiegato

Maurizio Sarri, napoletano classe 1959, ha coltivato sin da giovanissimo la sua grande passione per il calcio, lavorando contemporaneamente in Banca Toscana, per poi rassegnare le dimissioni e passare solo e soltanto al calcio una volta per tutte.

Da sempre allenatore nei campionati dilettanti, nell’Eccellenza, e poi nella serie D, Maurizio Sarri entra tardi nel calcio della massima serie, ma non ci mette molto a far parlare di sé.

Nel campionato di Serie B 2013-2014 Maurizio Sarri porta l’Empoli in Serie A e resta sulla panchina della squadra toscana fino al 2015, quando va ad allenare il Napoli dove resta per tre stagioni.

La squadra arriverà due volte al secondo posto e una al terzo, qualificandosi sempre per la Champions League.

I capisaldi del suo gioco, fondato su velocità e offensiva, si riassumono nel sarrismo, un neologismo entrato nella lingua italiana nel 2018.

Dopo il Napoli, Maurizio Sarri è sulla panchina del Chelsea, dove si aggiudica la UEFA Europa League, per poi tornare in Italia a guidare la Juventus nella stagione 2019-2020.

Il vice-direttore

Gli ex bancari che si dedicano finalmente al mestiere dei propri sogni si portano dentro una foga tutta speciale. Siamo mediani, più che fantasisti.

La metafora è calcistica ma la citazione è di un altro ex bancario eccellente, ora scrittore affermato.

Si tratta di Maurizio De Giovanni, lo scrittore, padre del Commissario Ricciardi e anche autore, tra gli altri, del poliziesco I bastardi di Pizzofalcone.

Prima di diventare scrittore a tempo pieno aveva portato avanti la sua passione mentre lavorava al Banco di Napoli, con il ruolo di vice-direttore di filiale.

Sempre nell’articolo del 24 Ore, Maurizio De Giovanni conclude che in banca non ci sono più le garanzie di una volta, “quel mondo lì è finito per sempre“, esortando chi ha una passione artistica a provare a seguire un percorso di studi affinché questa diventi una professione.

Perché se uno sa quello che vuole, non è mai troppo tardi (parola di ex bancaria).

Anna Quaranta

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