Il borsellino elettronico

Già da anni in alcuni paesi il l’uso del borsellino elettronico è una pratica quotidiana. E l’Italia è pronta a diventare una cashless society?

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Il borsellino elettronico (speaker Marco Chiappini)

Sette anni fa ero in Kenya per un progetto di cooperazione con una ONG locale. Vivevo a Kikuyu, una cittadina a mezz’ora da Nairobi.

Un sabato decisi di andare a Mombasa e qualche giorno prima di partire prenotai un posto sull’autobus notturno che da Nairobi raggiungeva la costa.

La prenotazione era valida per poche ore e avrei potuto effettuare il pagamento in contanti presso l’ufficio, oppure a distanza con M-PESA.

M-PESA è un borsellino elettronico facilmente accessibile anche dai vecchi modelli Nokia e attraverso la tecnologia SMS.

Offerto dalla compagnia telefonica Safaricom, il nome del servizio deriva dalla lettera M di Mobile, e Pesa, che in lingua swahili vuol dire denaro.

Non c’è bisogno di avere un conto corrente bancario: per attivare il servizio basta un telefono cellulare e versare i soldi nel borsellino tramite uno dei tantissimi punti Safaricom disseminati in tutto il paese.

Se ci siete stati, avrete notato quei chioschi verdi in lamiera o legno che sbucano su strade disabitate e polverose.

All’epoca i paesi di economie emergenti stavano già avanti sui pagamenti tramite dispositivi portatili.

Per pagare un caffè o il quotidiano, comprati in un chioschetto sulla strada, bastava digitare un messaggio di testo molto semplice che comprendeva il codice del venditore a cui si inviavano i soldi.

Avete mai provato a pagare un caffè o un quotidiano allo stesso modo, in Italia?

In certi paesi ATM e banche sono difficilmente raggiungibili per chi abita in zone lontane dalle città. Inoltre il trasporto è reso difficile oltre che dai costi, anche dalla condizione delle strade. Per questo la velocità di diffusione dei pagamenti elettronici è davvero impressionante.

In Italia, nonostante una rapida diffusione degli ultimi anni, le persone sembrano ancora molto legate al contante.

Se vivete in Italia fateci caso: scoppia una bufera ogni volta che il Governo abbassa il limite di importo per i pagamenti in contanti.

I detrattori dei pagamenti elettronici sostengono che questi siano un mezzo con cui controllare i cittadini, poiché le operazioni sono ovviamente tracciate.

Lo scopo del Governo è quello di combattere l’evasione fiscale, il male più grande del nostro paese.

E per fare questo, all’abbassamento del limite di importo a duemila euro, introdotto lo scorso luglio, ne seguirà un altro il primo gennaio del 2022, che lo porterà a mille euro.

Con buona pace dei sostenitori del contante.

Anna Quaranta

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