Lo spread al tempo della crisi

Tra terremoti finanziari e emergenze sanitarie, vediamo come si è comportato lo spread al tempo della crisi.

Lo spread al tempo della crisi

Durante il tradizionale messaggio di fine anno, lo scorso 31 dicembre il Presidente Sergio Mattarella, nel sottolineare l’importante ruolo dell’Unione Europea nell’ambito della crisi sanitaria e economica in corso, ha ricordato la pesante crisi finanziaria che investì l’Italia nel 2011, quando lo spread toccò quota 575.

All’indomani della crisi del 2008, che era partita dagli Stati Uniti con lo scandalo dei mutui subprime, i paesi dell’eurozona presentavano differenze significative nelle condizioni di finanza pubblica e nel tasso di crescita.

I Paesi come la Germania avevano livelli di debito pubblico contenuti e pertanto un’economia più solida, mentre Paesi PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) erano più vulnerabili, a causa di un pesante debito pubblico, accumulatosi negli anni.

Sulla crisi del debito sovrano, pesavano inoltre l’incremento incontrollato del deficit, i bassi tassi di crescita del PIL e le operazioni di salvataggio degli istituti bancari in crisi.

Epicentro di questo vero e proprio terremoto furono inizialmente Grecia, Portogallo, e Irlanda, per poi propagarsi fino alla Spagna e all’Italia.

“Fate presto!”

Il 9 novembre 2011 lo spread toccò quota 575.

Il Sole 24 Ore prese in prestito il titolo con cui il quotidiano Il Mattino di Napoli aveva lanciato un disperato appello allo Stato il giorno dopo il terremoto che aveva devastato l’Irpinia, in Campania, nel novembre del 1980.

Le macerie di oggi sono il risparmio e il lavoro degli italiani, il titolo Italia che molti, troppi si ostinano a considerare carta straccia (…) la credibilità perduta ci fa sprofondare in un abisso dove il differenziale dello spread BTp-Bund supera i 550 punti e i titoli pubblici biennali hanno un tasso del 7,25%“.

Così il direttore del quotidiano finanziario nazionale, Roberto Napoletano, scriveva sul suo editoriale del 10 novembre 2011, invocando una soluzione politica immediata, che riportasse lo spread a livelli ragionevoli.

Per controllare l’andamento storico e il dato odierno dello spread, si può andare sul sito di Borsa Italiana.

I titoli del debito sovrano italiano

I titoli di Stato emessi dal governo italiano sono:

Essendo a tasso fisso, i prezzi dei Btp sono molto più volatili per loro natura.

Se un Btp che rende il 4% annuo (su un capitale nominale di 100) lo pago 80, il rendimento effettivo per me sarà del 5%. Se il valore di mercato scende ancora, io avrò un rendimento effettivo più alto.

Quando l’Italia perde credibilità e i suoi titoli sul mercato si deprezzano, il rendimento effettivo aumenta.

Il differenziale Btp-Bund

Lo spread Btp-Bund indica la differenza tra i rendimenti effettivi dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi.

Se cresce, è perché crescono i rendimenti dei Btp italiani (e quindi è basso il loro prezzo, e di conseguenza la loro solidità).

Significa che siccome prestare soldi all’Italia è ritenuto più rischioso che prestarli alla Germania, all’Italia si chiedono 575 basic point (5,75%) in più di quanto non si chieda alla Germania per la stessa somma di denaro. 

Dopo la crisi del 2011, il dato sullo spread è diventato molto seguito, anche dai non addetti ai lavori. Pur non conoscendone i meccanismi, gli italiani sanno benissimo che da quel numero dipende la stabilità del Paese e dell’Unione Europea.

Non siamo qui per chiudere gli spread

Se Mario Draghi aveva salvato l’Eurozona, durante la crisi del 2011, a Christine Lagarde, che lo ha succeduto nel ruolo di Presidente della BCE qualche mese prima dello scoppio della pandemia, è bastata una conferenza stampa per mandare nel panico i mercati e affossare lo spread.

Quella di giovedì 12 marzo 2020 è stata una giornata che ha trascinato Piazza Affari nel suo minimo storico di sempre, -16.92%, facendo schizzare lo spread verso massimi dell’anno, (quota 275 del 17 marzo).

A scatenare le preoccupazioni è stato anche il discorso di Lagarde, che sebbene volesse rassicurare l’Eurozona, ha gettato nello sconforto l’Italia, che stava vivendo, da sola, l’emergenza del Covid19.

Non siamo qui per “chiudere gli spread. Ci sono altri strumenti e altri attori per gestire queste questioni“.

La nota di Mattarella

In serata una nota del Presidente Mattarella rimetteva l’Italia al centro dell’Europa, sia in quanto impegnata, prima degli altri, nel contrasto al Coronavirus, sia in quanto Paese membro dell’Eurozona.

L’Italia sta attraversando una condizione difficile e la sua esperienza di contrasto alla diffusione del coronavirus sarà probabilmente utile per tutti i Paesi dell’Unione Europea. Si attende quindi,  a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione.

Anna Quaranta

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